venerdì 14 febbraio 2014

Romanticismo relativo: la leggenda del nodo d'amore

D'accordo...è la festa di San Valentino ed è d'obbligo evocare romantiche storie d'amore; ma non è detto che tutte, nel bene o nel male, debbano finire al settimo cielo, luogo etereo e rarefatto riservato a pochi eletti. Se qualcuna di queste storie porta beneficio anche ai comuni mortali, che male c'è ? Prendiamo ad esempio le leggenda del nodo d'amore.
 
 
 
 
 

Si racconta  che, verso la fine del Trecento, il signore di Milano Giangaleazzo Visconti si era accampato con le sue truppe sulle rive del Mincio, per studiare la strategia più idonea a sconfiggere i nemici. Sul far della notte, intorno ai falò dove bivaccavano i soldati, il buffone Gonnella raccontava di come il fiume fosse popolato di splendide ninfe che durante la notte lasciavano furtivamente la loro dimora per venire a danzare sulla terra.
Purtroppo, a causa di un'antica maledizione, una volta uscite dal fiume le ninfe assumevano l'aspetto di orride streghe.

Quella stessa notte, mentre tutto l'accampamento era sprofondato nel sonno, ecco arrivare dal Mincio le streghe che incominciano a ballare in mezzo ai soldati addormentati.
Nessuno si accorge della loro presenza, ad eccezione del valoroso capitano Malco che, destatosi di soprassalto, affronta le misteriose creature. Vedendosi scoperte fuggono precipitosamente verso il Mincio ma una di loro viene raggiunta da Malco e nel disperato tentativo di scappare perde il mantello che l'avvolge, rivelandosi inaspettatamente una splendida ninfa.
Nel corso della notte tra i due nasce l'amore e l'alba li sorprende a promettersi eterna fedeltà.
Prima del sorgere del sole la bella ninfa di nome Silvia deve ritornare nelle profondità del fiume e lascia a Malco un fazzoletto teneramente annodato come pegno del suo amore.






Il giorno seguente tre ambasciatori giungono alla presenza del Duca Galeazzo e durante il ricevimento che segue, alcune belle fanciulle ballano in onore degli ospiti. Malco riconosce in una di queste fanciulle la bella Silvia che non ha saputo resistere al desiderio di tornare da lui sulla terra.
Gli sguardi innamorati che i due giovani si scambiano destano però la gelosia di Isabella che da tempo ha messo gli occhi su Malco e conta di sposarlo. Ecco allora che la donna denuncia al conte come strega la bella ninfa che viene subito arrestata. Per consentire alla fanciulla di fuggire verso il fiume, Malco si frappone fra lei e le guardie, poi si arrende e si fa imprigionare.
Sul far della sera, mentre langue nella sua cella, ecco apparire di nuovo Silvia, venuta a liberarlo. I due innamorati comprendono però che per loro non può esserci felicità su questa terra, ma solo nelle acque profonde del fiume dove vivono le ninfe.




Quando i soldati del Conte si accorgono della fuga dei due innamorati, li inseguono fino al Mincio, ma ormai è troppo tardi: sulla riva del fiume trovano solo un fazzoletto di seta dorata, simbolicamente annodato dai due amanti per ricordare il loro eterno amore.

Ancora oggi si racconta come le ragazze e le donne di quel tempo nei giorni di festa avessero voluto ricordare la storia dei due innamorati tirando una pasta sottile come la seta, tagliata e annodata come il fazzoletto e arricchita di un delicato ripieno.
Era nata la leggenda del tortellino di Valeggio!











 














2 commenti:

  1. Guarda un pò, una storia così tragica e romantica che finisce coi tortellini.
    Mia mamma diceva: "Tutti i salmi finiscono in gloria".

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  2. questa non la conoscevo !!!!
    ciao
    Patty

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