venerdì 17 agosto 2018

Palloncini

Basta poco a creare un'aria festosa: qualche festone, un po' di palloncini colorati e il gioco è fatto. Si potrebbe quasi dire che palloncini e festeggiamenti siano sinonimi perchè ovunque si festeggi qualche ricorrenza, sia per bambini che per adulti, una nuvola di palloncini colorati non può mancare. 






Nella mia infanzia il palloncino venduto per strada era piuttosto raro ed era motivo non solo di gioia ed eccitazione, ma anche di lacrime e disperazione in quanto bastava pochissimo perchè se ne volasse via....ricordate la poetica canzone di Renato Rascel? Dove vanno a finire i palloncini, quando sfuggono di mano ai bambini?




Oggi i palloncini sono meno poetici e molto, molto più allegri: ce n'è un'infinità di tipi e la maggior parte non sono gonfiati con elio, di modo che sia più difficile vederli scappare.




Prima dell' invenzione del palloncino, per ottenere lo mstesso effetto si usavano la vescica, lo stomaco o l'intestino degli animali. Questi venivano fatti seccare e poi gonfiati ad aria ottenendo così un palloncino. Nel 1824, Michael Faraday, che stava usando il lattice nei suoi esperimenti con vari gas, tra i quali l'idrogeno, creò i primissimi palloncini tagliando due strati di lattice a forma rotonda, sovrapponendoli ed unendoli assieme.
 I palloncini in lattice moderni furono inventati nel 1930 da Neil Tillotson, che immerse del cartone tagliato a forma di testa di gatto nel lattice liquido, creando così i primi palloncini fatti con il lattice degli alberi da gomma. 





L'ultima generazione di palloncini è quella dei biodegradabili:
questi palloncini sono naturali, biodegradano più o meno alla stessa velocità di una foglia di quercia e scoraggiano la deforestazione perché gli alberi che producono il lattice non vengono abbattuti. Inoltre quando vengono lasciati volare via senza nastro od oggetti di plastica attaccati, non sono dannosi perché riescono a raggiungere alte quote, dove, a causa del freddo e della pressione bassa, si fratturano in tanti piccoli frammenti che cadono a terra e si decompongono.







































































mercoledì 15 agosto 2018

I charms

E' già da un po' che sono tornati, ma probabilmente non se ne sono mai più andati, da quando sono comparsi nel lontano....non so quando. Probabilmente inventati da Coco Chanel, quel genio di donna...
 Io me ne sono fatta uno tra gli anni 80 e 90, quando non era ancora scoppiata la mania. Forse un ricordo di quando ero bambina, che le ragazze grandi avevano dei cerchietti pieni di ciondoli. Ogni ciondolo un ricordo, una data, un significato. Il bracciale si costruiva a poco a poco, nel tempo. Il mio, invece, nato dal ricordo, è monotematico: ciondoli a cuore, la mia mania del momento. Nessuna data da ricordare, ma una caccia divertente sui mercatini dell'antiquariato, insieme a mio marito, che mi asseconda sempre in questo genere di passatempi. E niente cerchietto, ma catena, che li collega tutti. Niente oro, nè argento, ma pinchbeck, come mi piaceva in quel periodo della mia vita.
(Christopher Pinchbeck 1670-1732,  di professione orologiaio, inventò la lega chiamata, in Italia, princisbecco, termine derivante, appunto, dal nome del suo inventore: usata in bigiotteria per pezzi non particolarmente pregiati, ma appariscenti, perché simile all'oro.) 




La parola charm significa incantesimo, scongiuro, ma anche amuleto magico, talismano, ed è passata ad indicare il ciondolo porte-bonheur.
Dalla stessa origine il termine “charmant”, che indica il fascino esercitato da una persona per le sue qualità fisiche e intellettuali.
Indossati dalle donne più glamourous degli anni Cinquanta, vero must per Madame Coco, questi simpatici bracciali con ciondoli tintinnanti tornano oggi di gran moda, sfruttando un’allure che profuma di passato e un nuovo brio condito d’ironia e di autocitazioni.









I charms sono ornamenti unici: ogni singolo ciondolo, infatti, ricorda un preciso avvenimento, un viaggio, un regalo, o magari simboleggia il proprio amuleto fortunato.






















Negli ultimi anni a reinterpretare questa divertente e scaramantica moda è stato un fashion designer newyorkese, Marc Jacobs.
Approdato alla Louis Vuitton, Jacobs ha disegnato un charms bracelet in oro, diamanti onice e corallo che racchiude tutti i simboli della casa e della Francia: dalla torre Eiffel alla borsetta in pelle, fino ad una bizzarra bottiglia di champagne, rigorosamente griffata LV.
E così è scoppiata la charms-mania e sono esplosi i gioielli in fieri, che crescono e cambiano con il passare degli anni, fedeli compagni di viaggio, spiritosi testimoni di nuovi e vecchi amori.
Perfetti come regali di compleanno, possono essere arricchiti ogni anno con nuovi ciondoli, per sdrammatizzare e festeggiare il passare del tempo.
Sono diverse le case che propongono questo genere di bracciali, in forma moderna. Alcuni molto carini, altri decisamente no. Il mio gusto, personale, certo, è sempre orientato a quelli vecchio stile.

















Con questi bracciali è facile sentirsi protette dal festoso tintinnio dei porte-bonheur: ma attenzione, gli esperti raccomandano di non separarsi mai dal proprio charm.
Se proprio non lo si può indossare (non è infatti indicatissimo per le serate di gala e non si sposa bene con altri monili), si suggerisce di portarlo con sé in borsa: il suo fluido magico agisce anche di nascosto.

http://www.charms.it/content/1-La-storia-dei-charms

E questo è il mio portafortuna: