mercoledì 16 agosto 2017

La quinta porta


probabilmente interesserà solo gli amici di Bergamo, o quelli che amano la mia città in modo particolare, ma lo voglio pubblicare ugualmente anche io, perchè voglio poi approfondirlo andando a vedere di persona...credo ne valga la pena!

La quinta porta (segreta) delle Mura


Foto in copertina di Maria Zanchi.

Quante porte ha la nostra città? E dove sono dislocate o nascoste? È facile chiamare o cercare S. Agostino, S. Giacomo, S. Lorenzo o S. Alessandro (spesso senza neanche indicare il termine Porta). Ma, se dovessimo dirvi: «Ci troviamo alla Porta del Mattume o alla Porta della Colombina o a quella Penta», di certo sarebbe un po’ più difficile. E se invece vi citassimo la Porta del Soccorso, la quinta delle Porte di Bergamo realizzate con la cinta bastionata veneziana (1561-1695)? Nulla? Allora vi aiutiamo a scovarla. E a scoprirne l’affascinante storia.






Innanzitutto, si trova nel Forte di San Marco, proprio a metà tra il Forte Superiore e Inferiore. Si tratta di due Forti composti tuttora da baluardi e il nostro accesso misterioso è ubicato tra quello Pallavicino e quello di Castagneta. Se ancora non si capisse di cosa stiamo parlando, basti sapere che nel Baluardo di Castagneta è inserito l’Orto Botanico, accessibile dalla scaletta posta a fianco di una delle due polveriere veneziane, affacciata su Via Beltrami; se si prosegue, proprio in prossimità del Roccolino, si trova la via Sotto le Mura di Sant’Alessandro, che è esclusivamente pedonale. Bisogna percorrerla e, prima di reimmettersi su strada (quella che porta a San Vigilio), si nota, a sinistra, una bella cancellata e, in lontananza, si profila un edificio con un grande portale ligneo che chiude un accesso.







Eccola, quella era l’antica Porta del Soccorso, la quinta del sistema fortificato della Serenissima, la propaggine estrema dei suoi possedimenti di terraferma, l’ultima possibilità di salvezza e riparo per la guarnigione militare del quartiere generale bergamasco (il Forte di San Marco, in cui stavano gli alloggiamenti dei soldati e i ricoveri per il materiale bellico), che tramite un passaggio coperto portava al riparo, sulla sommità del castello di San Vigilio, detto Capella. La porta consentiva, insomma, tramite un sotterraneo, di entrare nel cuore del Forte di San Marco, chiave di volta della difesa dell’intera fortezza. In situazioni normali, nessuno la attraversava. A quei tempi, la porta, proprio per la sua importanza strategica, era protetta, oltre che dalla sua posizione occultata nella radura dei colli e dalla fossa antistante (oggi coperta e superata nel dislivello dai curvoni che portano a San Vigilio), anche dai cannoni posti nei locali cannoniere, pronti a sparare dai fianchi dei due baluardi in cui era incassata.


porta San Giacomo


porta Sant'Agostino


porta San Lorenzo





porta Sant'Alessandro



Non è affatto monumentale come le altre quattro, a causa della sua funzione preponderante, ovvero quella difensivo-logistica: si notano, al di sopra della sua imposta, le fessure che ospitavano i bolzoni, cioè le travi del possente ponte levatoio alzate tramite carrucola interna, oppure la cura dedicata ai particolari strutturali, al solo fine di garantirne stabilità, sicurezza e allo stesso tempo permettere l’accesso a quella che era considerata l’ultima via di fuga in caso di assedio disperato.
La proprietà del sito oggi è privata, quindi non possiamo sapere come si articolino attualmente i locali all’interno e se siano ancora più o meno riconoscibili spazi di manovra, vie e accessi, ma ricordiamo che spesso per “via coperta” si fa riferimento anche a percorsi pedonali o carrai inseriti entro alte cortine murate e a cielo aperto, le cui murature sono talmente alte da non permettere di scorgere nulla all’interno.

martedì 15 agosto 2017

Fenicotteri rosa

Leggiadro come una ballerina che danza sulle punte, il fenicottero rosa è un grande uccello diffuso in Asia, Africa e in Europa meridionale. Gli habitat che preferisce sono gli estuari, le saline, le zone costiere, dove ci sono cioè le condizioni propizie  alla  sua  nidificazione e al nutrimento. 
Il colore rosa del suo piumaggio , che l'ha reso famoso, è dovuto ai pigmenti contenuti nel cibo di cui si nutre prevalentemente, il crostaceo Artemia salina. Nei piccoli il piumaggio è grigio e si colora di rosa gradualmente dopo i primi tre anni di vita.
E' davvero interessante osservare il comportamento di questi uccelli, che amano vivere in grossi stormi nelle zone acquatiche.
Per lo più sono monogami e, quando formano una coppia, vivono insieme per molti anni , aiutandosi a vicenda, specialmente durante il periodo riproduttivo, dalla costruzione del nido fino all'involo dei piccoli.
Il rituale di corteggiamento è svolto da un gruppo di maschi in acque basse; la femmina sceglie fra questi il suo compagno e glielo fa capire con particolari movenze. Dopodiché la coppia si sposta in acque più profonde per accoppiarsi.
Il nido è molto semplice ed è fatto di fango. Qui la femmina depone un solo uovo l'anno, grosso come un'arancia, che viene covato da entrambi i genitori per 28-32 giorni. Le cure di entrambi i genitori proseguono fino a quando il piccolo ha imparato a volare.
Poiché i fenicotteri vivono in comunità molto affollate, genitori e figli imparano a riconoscersi attraverso le vocalizzazioni.
Il fenicottero rosa non ha predatori ed è piuttosto longevo, tanto da arrivare mediamente a 25 anni d'età.
Una delle caratteristiche che lo contraddistingue è la sua propensione a stare in piedi su una sola zampa : forse lo fa per disperdere meno calore corporeo quando si trova con le zampe nell'acqua , o forse è per mantenere una posizione di equilibro quando con il lungo becco  cerca di separare il fango dal cibo pescato dal suolo.
In Kenia, poco più a nord dell'equatore, c'è un lago vulcanico di nome Bogoria. Lungo circa 34 Km, è poco profondo - 10 metri nel punto più alto -  ed è costellato di geyser e fumarole che rendono le sue acque particolarmente saline e alcaline.
La particolare composizione chimica dell'acqua favorisce la crescita di cianobatteri, detti alghe azzurre, di cui i volatili sono particolarmente ghiotti.
Ecco perché il lago Bogora , come  molti altri laghi salati della Rift Valley, ospita una delle più imponenti colonie di fenicotteri rosa ( si parta di oltre un milione di pennuti).
 tratto liberamente da Focus Junior




 
 








lunedì 14 agosto 2017

Alina Grinpauka



Lettone di Riga, Alina lavora nel mondo della moda dopo aver fatto un tuffo nella vita newyorkese. Il suo stile nasce dalla sua idea che la moda sia un mezzo di espressione umano. Trae ispirazione sia da quello che vede nelle strade, che da quello che appare sulle passerelle dell case di moda.
Rifugge dalle illustrazioni digitali per sposare l'illustrazione moderna con la pittura. lavora a mano con carboncino, acquarello e colori acrilici.