venerdì 28 aprile 2017

L'aloe vera


L' aloe vera è nota da millenni per le sue proprietà  medicinali ed è notevole il fatto che gli usi antichi di questa pianta siano gli stessi di oggi, in Occidente come in Oriente. Il nome dell'aloe potrebbe derivare dall'arabo alua, vale a dire amaro, oppure dall'ebraico halat, con lo stesso significato, chiara allusione al suo sapore amaro.






 Gli antichi egizi, secondo una tradizione che si è tramandata fino a oggi, erano soliti piantare dell'aloe all'ingresso di una nuova casa, così da potersi assicurare lunga vita e felicità. Citazioni circa le virtù terapeutiche dell'aloe vera si ritrovano nei manuali medici della dinastia  Sung, datati intorno al 1276 a.C., e pare che anche Nefertiti e Cleopatra usassero la sua polpa sul viso come crema idratante per mantenere la pelle giovane. In Grecia il suo succo si mescolava alla mirra per disinfettare il cavo orale, e Cristoforo Colombo annotava nei suoi diari come l'estratto di aloe vera fosse una specie di medicina tuttofare per curare i naviganti durante le lunghe traversate oceaniche.

Cristoforo ColomboCristoforo Colombo, 1451-1506:“Quattro vegetali sono indispensabili per la salute dell’uomo: il frumento, la vite, l’ulivo e l’aloe. Il primo lo nutre, il secondo ne rinfresca lo spirito, il terzo gli reca l’armonia, il quarto lo guarisce”.



Da:https://aloegelly.wordpress.com/2009/06/19/aloe-vera-storie-e-leggende-nel-corso-dei-secoli/ e altri articoli del web un po' di storia:



Uno dei primi usi terapeutici documentati dell’Aloe è riportato su una tavoletta d’argilla sumerica risalente al 2100 a.C., ma esistono informazioni sull’esistenza di disegni di questa pianta sulle mura di un antico tempio Egizio già nel 4000 a.C..








L’Aloe è stata a lungo circondata da un alone di mito e di leggenda, tanto che in alcune culture antiche ha conquistato una veste quasi divina, essendo venerata per le sue proprietà guaritrici.
Qualunque sia la verità sul primo uso documentato, è storicamente attestato che l’Aloe Vera ha svolto un ruolo rilevante e importante nella farmacologia di molte civiltà antiche.
Uno dei resoconti inconfutabili dell’uso di questa pianta si trova nel Papiro Erbes egiziano, scritto intorno al 1550 a.C., il quale documentava una serie di formule per l’uso dell’Aloe, miscelata con altri prodotti naturali.






Gli Egiziani venerarono l’Aloe e la definirono "Pianta dell'immortalità" , questo spiegherebbe il suo utilizzo nei processi di imbalsamazione e la sua importanza nei riti di sepoltura dei Faraoni, oltre all’uso che ne facevano le regine egizie Nefertiti e Cleopatra.
Entrambe bellissime, pare dovessero il loro fascino ai quotidiani bagni fatti nel gel dell’Aloe.

Re Salomone coltivava personalmente la pianta dell’Aloe, fermamente convinto delle sue proprietà aromatiche e curative.

Dell’Aloe ne parla anche Ippocrate (460-337 a.C.), padre dell’odierna Medicina. Nei suoi numerosi libri di medicina ne elogia le sue proprietà antinfiammatorie, rigeneranti ed antisettiche.

Ne parla Discoride (20-70 d.C.) nel “De materia medica”, elencando le proprietà dell’Aloe come cicatrizzanti, antinfiammatorie e utile nelle infezioni cutanee.
Egli spiega inoltre gli effetti terapeutici dell’Aloe in caso di colpi di sole ed ustioni. Raccomanda l’uso dell’Aloe per la cura della pelle e dei capelli. Inoltre la consiglia per normalizzare il sonno, come espettorante, per l’ alopecia, disordini intestinali, costipazioni, emorroidi, problemi gengivali e dentari, vescicazioni e bruciature.


Plinio il Vecchio, nel trattato “Historia Naturalis”, descrive le proprietà terapeutiche dell’Aloe per i disturbi di stomaco, per accelerare la guarigione delle ferite, per il mal di testa, per i problemi di stipsi, per le irritazioni cutanee e addirittura per la calvizie.





Nel 600 a.C. mercanti arabi la introdussero e la fecero conoscere in Persia e India. Gli arabi avevano scoperto come trattare questa pianta a fini curativi e la utilizzavano sia per uso esterno che interno. La chiamavano “Il Giglio del Deserto”.

Dopo il 500 a.C. circa, l’isola di Socotra o Socrotina, situata nell’Oceano Indiano, divenne famosa come zona di coltivazione dell’Aloe Vera.
Una leggenda narra che Alessandro Magno conquistò questa isola al solo scopo di assicurarsi la fornitura continua di questa pianta, con la quale curava i suoi soldati feriti e in cattivo stato di salute dopo le battaglie.

L’Aloe viene menzionata in numerosi passi della Bibbia, (Numeri, Cantico dei Cantici) e nel vangelo di San Giovanni (19.3) come componente della mistura usata per ungere il corpo di Gesù dopo la discesa dalla croce.

Gli Indù credevano che l’Aloe Vera, per le sue proprietà benefiche, crescesse nel Giardino dell’Eden, e la chiamavano “LaGuaritrice Silenziosa”.






Nella cultura orientale l’uso medico dell’Aloe risale a molti secoli fa. Sia la medicina Tibetana che quella Ayurvedica la usano ancora oggi per i loro preparati. L’Aloe viene utilizzata per ristabilire l’equilibrio tra i tre Doshas (Kafa, Vata e Pitta) ed è soprattutto grazie alla Medicina ayurvedica se oggi disponiamo di molte informazioni sugli effetti curativi di questa straordinaria pianta.

Gli antichi medici Cinesi la consideravano una delle piante più dotate di proprietà terapeutiche, e la indicavano come “Rimedio Armonioso”.

I cavalieri Templari chiamavano "L'elisir di Gerusalemme" un miscuglio ottenuto con vino di palma, polpa di aloe e canapa, perchè possedeva proprietà miracolose che garantivano salute e longevità.




Nelle Americhe la pianta fu usata per secoli dal popolo Maya, le donne la usavano per idratare la pelle e, per il suo gusto amaro, per svezzare i bambini.
In Florida gli indiani Seminole credevano nella capacità dell’Aloe Vera di Ringiovanire, la denominavano “Fonte della Giovinezza”,  da questo nacque la leggenda di una fonte di acqua che ringiovaniva, cercata invano da molti esploratori, ignari del fatto che la vera fonte era la Pianta dell’Aloe Vera.

Da numerosi popoli, l' ALOE VERA per le sue numerose proprietà, è stata definita come la "Guaritrice Naturale".

Un altra testimonianza illustre e abbastanza recente è quella di Mohandas “mahatma” Gandhi (1869-1948). Queste sono le sue parole in un intervista: “Mi chiedi quali forze segrete mi sostenessero durante i miei lunghi digiuni? Ebbene, furono la mia incrollabile fede in Dio, il mio stile di vita semplice e frugale e l’aloe di cui scoprii i benefici alla fine del XIX secolo, al mio arrivo in Sud Africa”.



giovedì 27 aprile 2017

Borsettine

Che ne dite di una borsettina ricamata, magari con le perline? Non ci sta certo dentro tutto quello che serve, quanto a praticità, decisamente, non ci siamo, ma quanto a bellezza siamo a posto!








































mercoledì 26 aprile 2017

Les boules à neige

Chi non ne ha mai avuta una?



La boule à neige, o boule de neige, è un oggetto sferico, di vetro o di plastica trasparente,che contiene un elemento decorativo, dell'acqua e dei corpuscoli di plastica che rappresentano la neve. Quando la si ribalta, dentro la boule scende la neve.

La sua origine risale, almeno così sembra, all'Esposizione Universale del 1878 a Parigi. I maestri vetrai erano molto apprezzati all'epoca  e si racconta  che un commissario americano presente alla mostra , ritornando nel suo paese, riferì di aver visto "alcuni meravigliosi fermacarte di vetro soffiato, con all'interno dell'acqua e la sagoma di un uomo che si riparava sotto un ombrello. Queste palle di vetro contenevano anche una polverina bianca che , girando il fermacarte, creava una tempesta di neve". Purtroppo nessuno dei nomi dei sette maestri vetrai che avevano creato ed esposto quelle palle di vetro all'Esposizione fu mai citato all'epoca e così rimasero nell'oblio.
 
Altre fonti, successivamente smentite, raccontano invece la romantica storia di un vetraio francese che, intorno al 1850,avrebbe inventato la boule à neige, per conquistare una giovane donna lituana, nostalgica delle nevi del suo paese.
Nel 2013, in seguito a ricerche approfondite, si ipotizzò che il vero inventore della boule à neige potesse essere un certo Pierre Boirre, direttore della vetreria e cristalleria di Lilas che mise a punto dei "globes panoramiques" di cui però non sono rimaste immagini o esemplari.





La nascita ufficiale della boule à neige avvenne in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi del 1889 con l'inaugurazione della Tour Eiffel, per la quale fu creata una boule souvenir indimenticabile, con all'interno una riproduzione in miniatura della grande torre di ferro.


Lanciata l'idea, ne nacque una moda: la produzione di boules à neige aumentò enormemente, in particolare di quelle a carattere religioso.
Negli anni trenta poi, con l'introduzione delle "ferie" nei contratti di lavoro, iniziò a verificarsi un crescente turismo di massa, soprattutto verso le località balneari: le boules à neige divennero così il più diffuso souvenir dei luoghi di villeggiatura alla moda e dei santuari. Continuavano ad essere di vetro, ma gradualmente la pesante base in ceramica, marmo o pasta di vetro venne sostituita dalla bakelite, materiale più facile da trasportare e da lavorare.
















Dopo aver toccato il vertice della popolarità negli anni cinquanta, la boule à neige incominciò ad essere considerata un oggetto kitch, forse perché prodotta con materiali scadenti .


Ma come per molti altri oggetti, la sua storia  non poteva dirsi conclusa.

Già dagli anni '50 accanto  agli esemplari di boules  à neige  a basso costo prodotti a Hong Kong in grande quantità si aggiunsero quelli raffinati prodotti in Austria.









Di seguito i soggetti racchiusi nelle magiche palle di vetro si sono largamente diversificati, dai souvenir di vacanze esotiche alle infinite rappresentazioni di scene natalizie, dai personaggi di Disney alle icone popolari, dagli animali all'ambiente militare, ecc.
Le boules à neige sono state impiegate addirittura per campagne elettorali.















































Dal 2000 grandi marchi della moda e del lusso come Louis Vuitton, Chanel, Sonia Rykiel, solo per citarne alcuni, hanno scelto le boules à neige come emblemi del loro successo, così come alcuni artisti contemporanei ( ad es.Martin & Munoz) ne hanno fatto dei veri e propri oggetti d'arte da esporre nelle mostre e nei musei.