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giovedì 3 settembre 2020

Ortaggi

Parliamo spesso di fiori, a volte di frutti, ma non abbiamo mai accennato agli ortaggi e alle verdure, che pure rivestono una grandissima importanza nella nostra dieta e che, come i fiori, allietano la nostra vista con una gran varietà di forme e colori.




A seconda della parte della pianta usata nell'alimentazione, gli ortaggi si dividono in:
-ortaggi a frutto: cetriolo, carosello, pomodoro,zucchina, zucca, peperone,melanzana, okra o gombo ricchi di zuccheri e sali minerali, anguria, melone ( chi l'avrebbe detto? Io li avrei considerati fra i frutti!);
-ortaggi a fiore: carciofo (ortaggi ricchi di ferro e vitamina C), cavolfiore, broccolo;
-ortaggi da seme: legumi ( fava, pisello, fagiolo, lenticchia, cece, cicerchia, lupino, fagiolini) ricchi di amido e proteine;
-ortaggi a foglia: lattuga, radicchio, indivia, borragine, spinacio, rucola, catalogna, cavolo, bietola, poco calorici;
-ortaggi da fusto: sedano, finocchio, prezzemolo, cardo, asparago; l'asparago selvatico cresce spontaneamente in primavera;
-ortaggi da radice:ravanello, carota, pastinaca, barbabietola, rapa, navone;
-ortaggi da tubero: patata, topinambur, ossalide tuberosa;
-ortaggi da bulbo: cipolla, aglio, scalogno, porro, cipollotto.









Se i fiori ci allietano la vita con la loro bellezza, gli ortaggi ce la possono salvare con la loro ricchezza. Leggiamo qui:


http://www.flaneri.com/2017/10/12/favolosa-storia-verdure/






Nonostante oggi gli ortaggi siano un prodotto del mondo globalizzato, manipolato anche geneticamente dalla big-science corporativa, da millenni essi salvano gli indigenti dalla fame, aiutano a superare guerre e carestie e affollano i mercati di tutto il mondo. L’orto è terreno salvifico e produttivo, sia per il corpo che per la mente...






L’ortaggio è spesso l’unico testimone alimentare di momenti difficili. Verdure oggi passate in secondo piano o scomparse del tutto dai mercati nostrani – come il topinambur, un tubero, e la pastinaca, una radice carnosa cugina della carota – hanno riempito la pancia a molte popolazioni durante il secondo conflitto mondiale. Il topinambur, che meriterebbe un assaggio soltanto per l’appassionante storia che il suo nome bizzarro nasconde, sostituì del tutto la patata, divenuta pressoché introvabile a causa dei razionamenti e dell’inasprirsi della guerra nei paesi occupati. Ma anche il cavolo, fra i prodotti dell’orto che ci accompagnano da più tempo insieme a piselli e zucche, è una verdura povera: facilità di coltura e prolificità lo rendono il cibo dell’umile per antonomasia, al punto che la puzza sprigionata durante la cottura fu per diverse epoche il simbolo del mondo contadino, abitato da “teste di cavolo” rozze e grossolane.


In alcuni casi l’orto influenza nientemeno che la geopolitica, riuscendo persino laddove religione e lingua falliscono. È il caso dei crauti in Ungheria: nel XVII secolo sono eletti piatto nazionale perché hanno il potere di unire sotto una sola corona i sudditi che li consumano. Altrove, in Scozia e in Lorena, è il cardo – ortaggio spinoso derivato dal carciofo selvatico, simbolo di resistenza armata e sofferenza – a diventare emblema di popoli e bandiere.


I conquistadores, invece, cambiano per sempre la dislocazione delle colture, portando in Europa patate, peperoni, pomodori, fagioli e zucche. Ricostruire gli itinerari percorsi dalle verdure consente di visualizzare le migrazioni dei popoli, le rotte commerciali, i rapporti di potere. Talvolta può essere arduo, ma è l’arte che, ancora una volta, aiuta nell’impresa.


I pittori dei secoli passati, infatti, sono molto spesso testimoni della propria epoca, degli usi e delle abitudini alimentari. Basti pensare ai dipinti fiamminghi!


E comunque, è innegabile: anche gli ortaggi sono belli!























































































































































































































































mercoledì 29 luglio 2020

Bacche estive

Dopo aver parlato,
qui: https://ilclandimariapia.blogspot.com/2020/01/le-bacche.html, delle bacche da utilizzare come decorazione, voglio parlare, adesso, delle bacche, cosiddette, che si mangiano volentieri in questa stagione. 




Alcuni di questi frutti sono chiamati impropriamente bacche, ma fa caldo e non ho voglia di sottilizzare...
Parliamo di quei piccoli frutti colorati, che rinfrescano solo a guardarli: mirtilli, more, fragole, ribes...i frutti di bosco, che possiamo raccogliere nelle nostre escursioni estive.

Bisogna stare molto attenti, però, perchè qualcuna di queste bacche, invece di essere ricca di elementi buoni per il nostro corpo, è tossica e se si vuole avere la soddisfazione di raccoglierle da sè, invece che di comperarle, bisogna saperle riconoscere. Come per i funghi! Infatti per ogni tipo di bacca salutare, ce n'è un'altra, che le assomiglia moltissimo, ma è velenosa.




Personalmente, quindi, eviterei di raccogliere frutti che possono essere confusi fra loro e mi orienterei su un buon negozio di fruttivendolo sia per acquistare bacche nostrane, che per quelle esotiche. Se poi fossi curiosa di sapori nuovi, potrei andare in erboristeria, per essere sicura di acquistare delle piccole bombe di benessere da inserire nella mia dieta.










Vado sul sicuro e mangio fragole, mirtilli, ribes e more. Normalmente sono tutti buonissimi semplicemente spolverizzati di zucchero e bagnati con succo di limone, o con vino bianco o rosso, ma tutti loro si prestano per la preparazione di dolci estivi e gelati.


































Non vi viene l'acquolina in bocca solo a guardarle?

Ricettina facilissima e d'effetto, oltre che strabuona:

Comperate al supermercato dei dischi di pan di Spagna già pronti.
Spalmate ogni strato con abbondante gelato alla vaniglia, o al gusto che preferite. Ricoprite ogni strato di gelato con frutta. Lasciate in frigorifero, in modo che il gelato si sciolga e penetri nel pan di Spagna e poi...via, all'assalto!