lunedì 20 maggio 2019

Una casa nella foresta

A stretto contatto con la natura, lontani dalla frenesia della città, autosufficienti(?), tranquilli....è il sogno che tutti, ogni tanto facciamo, specialmente in momenti di superlavoro e stress.
Ma la realtà è che pochissimi di noi sarebbero davvero in grado di sostenere quello stile di vita; siamo troppo abituati ai lati positivi del nostro, di stile e difficilmente potremmo rinunciare a tante comodità.
Comunque il sogno si affaccia ugualmente alla nostra mente e io ne parlo solo come scusa per postare una serie di fotografie molto evocative che ho rubato su fb, non ricordo nemmeno su quale pagina, e altrove, nel web, e che ho trovato decisamente belle.
Guardarle e apprezzarle non implica che vorrei andare a vivere lì....











































sabato 18 maggio 2019

Haiku


Un haiku –
poche pennellate
con il quadro dentro


Toni Piccini





Che cosa è un Haiku? Volgarmente si potrebbe dire: una poesia brevissima che dice molto. Ma la cosa è molto più complessa e qui:https://it.wikipedia.org/wiki/Haiku si può andare a leggere tutto quello che comporta la nascita di una tale opera d'arte.
 Brevemente riporto la definizione di haiku, ma leggere tutta la pagina di wikipedia è molto interessante.

Lo haiku ha origini molto incerte: sembra derivare dal genere di poesia classica giapponese chiamato waka 和歌 (letteralmente, "poesia giapponese"), poi ribattezzata tanka 短歌 ("poesia breve") da Masaoka Shiki, ma molto probabilmente trae origine dalla prima strofa (lo hokku) di un renga, il componimento poetico a più mani. 

 Per la sua immediatezza e apparente semplicità, lo haiku fu per secoli una forma di poesia "popolare" trasversalmente diffusa tra tutte le classi sociali in contrasto alle costruzioni retoriche dei waka e solamente nel XVII secolo venne riconosciuto come una vera e propria forma d'arte grazie ad alcune opere di famosi scrittori.

 Lo haiku è una poesia dai toni semplici, senza alcun titolo, che elimina fronzoli lessicali e retorici, traendo la sua forza dalle suggestioni della natura nelle diverse stagioni. 
La composizione richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine in quanto il soggetto dell'haiku è spesso una scena rapida ed intensa che descrive la natura e ne cristallizza i particolari nell'attimo presente. L'estrema concisione dei versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, come una traccia che sta al lettore completare. 




Non possiede parole l'albero
ma se sente parole d'amore
porge più foglie al soffio di vento.

Ko Un


Il tetto s'è bruciato –
ora
posso vedere la luna.

Masahide


Le nubi di tanto in tanto
ci danno riposo
mentre guardiamo la luna.

Matsuo Basho


Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.

Kobayashi Issa


Ciliegi in fiore sul far della sera
anche quest’oggi
è diventato ieri.

Kobayashi Issa




Verrà quest’anno la neve
che insieme a te
contemplai?

Matsuo Basho


Non scordare:
noi camminiamo sopra l’inferno,
guardando i fiori.

Kobayashi Issa


Vieni, andiamo,
guardiamo la neve
fino a restarne sepolti.

Matsuo Basho


Erba d’estate
ciò che resta dei sogni
di tanti guerrieri

Matsuo Basho


Io parto
tu resti –
due autunni

Masaoka Shiki, 







Fredda più della neve
è sui capelli bianchi
in inverno la luna

Naito Joso




Ad ogni cancello
la primavera comincia
dal fango sui sandali


Kobayashi Issa



Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle,
al chiarore di una notte senza luna


Yosa Buson




Nella mia stanza pesto
il pettine che fu di mia moglie –
nella mia carne, un morso

Yosa Buson






L’apparizione di questi volti nella folla;
Petali su un umido, nero ramo.

Ezra Pound,


Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia

Giuseppe Ungaretti




Avrei pensato che anche questa poesia di Ungaretti potesse essere considerata un haiku:

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Invece no. Per esserlo avrebbe dovuto essere espressa così:

Soldati –
foglie sugli alberi
in autunno



E anche questa poesia di Quasimodo, che personalmente avrei considerata haiku:

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di Sole:
ed è subito sera.


Per esserlo a tutti gli effetti dovrebbe essere  così:

Solo
trafitto da un raggio di sole
e subito sera




giovedì 16 maggio 2019

Amore e arte

Quella che vi voglio raccontare oggi è una vecchia storia, scovata tra le pagine di una rivista di quasi cinquant'anni fa, ma del resto amore e arte non hanno età e possono permettersi il lusso di durare in eterno...







 
"  Maria Pilar Teresa Cayetana de Silva Alvarez de Toledo nacque a Madrid nel 1762, ultima discendente della più prestigiosa e antica famiglia di Spagna, quella dei Duchi d'Alba, ed erede di una immensa fortuna. Morto il padre - consumato da una vita sregolata - la fanciulla crebbe allevata dal nonno, l'anziano duca d'Alba, e dalla madre , Marianna duchessa di Huescar.
Quando Maria ebbe raggiunto l'età di tredici anni, il vecchio duca la maritò a un giovane di antica nobiltà spagnola, il diciannovenne José Alvarez de Toledo Osonio, undicesimo duca di Villafranca.




Si stabilì che, alla morte del vecchio, il marito di Maria avrebbe assunto il titolo di Duca d'Alba, in modo da assicurare la discendenza alla casata. Con questa speranza , il vecchio duca chiuse gli occhi un anno dopo il matrimonio della nipote. Maria, invece, non ebbe figli.
 
In quel tempo, mentre la Francia era investita dalla Rivoluzione, la nobiltà spagnola viveva tra caccie, balli e ricevimenti a Corte, in un'atmosfera gaudente e corrotta. Bellissima, piena di vita, generosa verso i poveri e i minorati (adottò infatti una negretta deforme che chiamò Maria Luz) la duchessa divenne ben presto il fulcro dell'intensa vita mondana di Madrid, dove viveva nella sua sontuosa dimora circondata da un esercito di servitori e attorniata da cani, gatti e uccelli esotici.
Il marito, malaticcio, andava sempre più dedicandosi  alla sua unica passione, la musica; Maria invece frequentava l'ambiente dei toreri e dei "majos"( i gigolò del Settecento madrileno) e seguendo i propri istinti e i propri capricci compiva in incognito visite notturne nei quartieri malfamati di Madrid e di Siviglia.





Il 1795 è l'anno dell'incontro con Francisco Goya, il pittore prediletto di Carlo IV, che la ritrae vestita di bianco, l'alta cintura rosa, gli occhi neri e la lussureggiante massa di capelli scuri.
Maria ha 33 anni ed è una delle donne più desiderate di Spagna; il pittore ne ha 49, è malato di lue e, conseguenza di questo morbo, è completamente sordo. Il loro è tuttavia una amore profondo.





 
Dall'ottobre del 1796, quando la duchessa rimane vedova, i due vivono insieme per sette mesi in una tenuta che Maria possiede a Sanlucar, presso Siviglia. Appartengono a questo periodo l'album degli schizzi in cui Goya coglie la bella donna in un'infinità di atteggiamenti e il famoso dipinto in cui Maria, in mantiglia nera, indica la firma di Goya ai suoi piedi. I due celebri quadri, la "Maja desnuda" e la "Maja vestida" sono forse del 1800, due anni prima della morte di Maria.





Il 23 luglio 1802 la duchessa infatti si ammalò ed entrò subito in coma, per spegnersi dopo una lunga agonia, senza aver ripreso conoscenza. Aveva 40 anni. Si parlò di veleno, ma la vera causa della sua morte rimase ignota. Goya doveva sopravviverle ventisei anni."