martedì 18 settembre 2018

Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

"Due piccioni con una fava" come dice il proverbio...


A volte capita di leggere un buon libro e ritrovarlo, dopo qualche tempo, nella versione cinematografica, così diverso da quanto elaborato dalla nostra immaginazione, al punto da restarne quasi delusi.



Nel caso di Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsay  le cose sono andate diversamente, forse perché prima ho visto il film e mi è talmente piaciuto da mettermi subito in cerca del libro (scritto da Mary Ann Shaffer e Annie Barrows), che non mi ha affatto deluso.



In realtà una differenza tra film e libro c'è : mentre il primo segue una narrazione temporale lineare, nel secondo la storia prende forma attraverso lo scambio di lettere tra  vari personaggi, come in una sorta di puzzle che si va via via componendo tra presente e passato.

Prima di raccontarvi della storia e dei personaggi però, vorrei soffermarmi sul luogo in cui si svolgono principalmente gli eventi narrati  : l'isola di Guernsey.





Non ricordo di averne mai sentito parlare -  ancora adesso fatico a pronunciarne il nome correttamente - perciò sono andata a curiosare un po' in rete.

E' la più a ovest delle isole del Canale della Manica e il suo nome deriva dall'antico norreno. Di origine antichissima, le isole nel 933 furono annesse al Ducato di Normandia da Guglielmo I, il cui pronipote , Guglielmo il Conquistatore, divenne re d'Inghilterra nel 1066.Le isole del Canale rappresentano l' ultima rimanenza del Ducato di Normandia sotto la Corona inglese. Tuttora il titolo formale di Elisabetta II d'Inghilterra, come capo di stato delle isole, è Duca di Normandia. (Wikipedia)

Più che la storia dell'isola, ciò che mi preme sottolineare è il suo aspetto, che nel film viene raccontato attraverso bellissime immagini.






















Nel libro le parole sono ancor più efficaci delle immagini, ma questo lo potrete capire solo leggendolo...

La scelta di Guernsey come location del libro fu dovuta al caso : rientrando da un viaggio di lavoro che l'aveva in qualche modo delusa, la scrittrice americana, Mary Ann Shaffer, decise di visitare l'isola, ma mentre l'aereo stava atterrando, salì dal mare una nebbia fittissima per cui sia i traghetti che i voli rimasero bloccati. Durante questa sosta forzata e noiosa, Mary Ann trovò conforto nelle lettura dei libri trovati nella libreria dell'aeroporto, che raccontavano dell'occupazione dell'isola da parte dei tedeschi nel corso della Seconda Guerra mondiale. Ne fu talmente colpita che, quando si alzò la nebbia, lasciò Guernsey senza nemmeno visitarla , ma con il proposito di scrivere assolutamente un libro sull'argomento.

Lo fece con tale entusiasmo da suscitare presto l'interesse di molti editors. Purtroppo però la salute di Mary Ann improvvisamente venne a mancare e per concludere il lavoro fu necessario chiedere l'aiuto della nipote Annie Barrows, a sua volta autrice di libri per l'infanzia , molto legata alla zia.




Il libro uscì  negli Stati Uniti nel 2008 ed ebbe un grandissimo successo. Il film invece è recentissimo :  uscito nel 2018, è diretto da Mike Newell e interpretato, nei ruoli principali da Lily James (Juliet Ashton) e da  Michiel Huismam (Dawsey Adams).




Lei, una giovane scrittrice affermata, lui un semplice allevatore di maiali : una storia d'amore molto improbabile, ma tutto è possibile sull'isola di Guernsey, e la passione condivisa per i libri fa miracoli....

Siamo nel 1946 : la guerra è da poco terminata e ha lasciato profonde cicatrici non solo tra le rovine di Londra, ma soprattutto  nell'animo di tutti coloro che l'hanno vissuta, con tutti gli orrori, le privazioni, il dolore che ha portato con sè.

Considerata dall'esercito nazista un importante trampolino per l'auspicata invasione dell'Inghilterra, la popolazione dell'isola di Guernsey fu tenuta a lungo in ostaggio dal nemico, privata dei propri beni e delle proprie risorse e ancor più, costretta cautelativamente ad allontanare i propri bambini per destinazioni più sicure , ma al tempo stesso sconosciute.





Nonostante la fame, la paura, la sofferenza, prevale tra gli abitanti di Guernsey  la volontà di stare uniti nelle avversità : da qui la fondazione del club del libro e della torta di bucce di patata, un luogo dove incontrarsi e condividere il piacere della lettura, concedere alla propria mente il diritto di sognare, di pensare, di credere che possa esserci un mondo migliore. La torta di bucce di patata è il simbolo di come anche la povertà della materia possa diventare un piccolo piacere da condividere.






 Mi fermo qui per non togliervi il piacere della lettura del libro e/o della visione del film, nella speranza di aver stimolato la vostra curiosità, soprattutto tra coloro che considerano la lettura un piacere irrinunciabile.



domenica 16 settembre 2018

Simboli



Un articolo, di Diana Cavalcoli letto qui:
ci racconta il significato di alcuni dei simboli che utilizziamo quasi quotidianamente, magari senza mai esserci domandati da dove derivi il loro significato. E' interessante, leggiamolo!



Lo smile

Stiamo parlando di uno dei simboli più diffusi a livello mondiale. Introdotto negli anni Settanta in ambito elettronico, lo Smile è un’immagine stilizzata di un volto sorridente. È composto da un cerchio giallo con due puntini che rappresentano gli occhi mentre un semicerchio indica la bocca. Il simbolo è attribuito all’artista americano Harvey Ball, che inventò la faccina sorridente nel 1963 per una compagnia di assicurazioni di Worcester. Si dice che in circa dieci minuti Harvey Bell abbia abbozzato il volto sorridente che doveva poi essere stampato su alcuni poster da appendere negli uffici. L’idea era sollevare il morale dei dipendenti dell'azienda durante gli appuntamenti con i clienti. Negli anni a seguire Ball non ha mai registrato il marchio e anche per questo lo smile si è diffuse negli Stati Uniti in maniera capillare. Il disegnatore non ha quindi tratto alcun profitto per l'immagine iconica, creata per un prezzo iniziale di 45 dollari.



La chiocciola @

Oggi è comunemente usata negli indirizzi email di miliardi di persone. Nell’antica Grecia, la @ però indicava la parola «anfora» nel suo valore specifico di unità di misura, di capacità e di peso. Si diffuse poi con lo stesso significato nel VI secolo dopo Cristo tra i mercanti veneziani e cominciò a essere usata nella contabilità per indicare «al tasso di». Venne così inserita nella tastiera di una delle prime macchine da scrivere nel 1884. La consacrazione si ebbe però cent'anni dopo nel 1972 quando l’ingegnere e programmatore americano Ray Tomlinson la scelse per il significato di «presso», in inglese at, per indicare gli indirizzi di posta elettronica di Arpanet, la rete da cui è nata Internet. È quindi conosciuta in inglese col nome at, mentre in francese come «arobase» e in spagnolo come «arroba».






Il simbolo maschile


Noto anche come il simbolo astronomico che indica il pianeta Marte, l’emblema è composto da un cerchio e da una freccia obliqua che punta verso Nord Est. L’immagine richiama le divinità dell’antica religione greca (Ares) e romana (Marte) a cui i pianeti vennero associati prima della nascita di Cristo. Secondo il sito della NASA infatti il simbolo è costituito da due elementi: il cerchio rappresenterebbe lo scudo mentre la freccia la lancia del dio. Gli astronomi della Mesopotamia in particolare furono i primi ad associare il pianeta Marte al dio del fuoco e della guerra, probabilmente per via della colorazione rossa del pianeta. In seguito l’accostamento è stato tramandato nei secoli fino all’epoca rinascimentale, periodo in cui il simbolo è stato usato per evidenziare il genere. In chimica l'immagine è invece usata per indicare il ferro.





Il simbolo femminile

Utilizzato fin dall’antichità dagli astronomi per indicare il pianeta Venere è oggi usato per rappresentare la femminilità in senso lato. Il simbolo è una rappresentazione dello specchio della divinità greca dell’amore, della bellezza e della fecondità. L’immagine deriverebbe dalla stilizzazione dello specchio della dea (il cerchio) e del manico (la croce ribaltata). Il cerchio richiama inoltre al ciclo infinito del giorno. Venere veniva vista dai Sumeri come la stella del mattino e della sera: era il primo astro che compariva al sorgere del sole e l'ultimo a restar visibile al tramonto. È interessante notare che il simbolo di Venere è anche un simbolo alchemico che rappresenta il rame, materiale con cui venivano forgiati gli specchi nell’antica greca. Inoltre Cipro, isola da cui secondo la leggenda sarebbe nata Venere, era in passato un grande esportatore di rame.





L'infinito

ll simbolo a otto «sdraiato» è utilizzato oggi per indicare l’infinito in ambito matematico. La figura appare per la prima volta sulla croce di San Bonifacio, avvolta attorno alle braccia di una croce latina. La paternità scientifica è però attribuita al matematico inglese John Wallis che introdusse il simbolo dell’infinito nel 1655, nel suo «De sectionibus conicis». Lo studioso non motivò la scelta ma è stato ipotizzato che derivasse dalla consuetudine romana nello scrivere mille in questo modo: CIƆ o anche CƆ. Il simbolo veniva spesso utilizzato per indicare enormi quantità. Nel misticismo moderno l'immagine è stata utilizzata come variante dell’Uroboro ovvero il serpente che si mangia la coda, emblema della ciclicità della vita. In geometria esiste anche un termine per definire il simbolo: la parola «lemniscàta» si riferisce a ogni curva a forma di otto rovesciato.



L'Ok (a gesti)

I gesti delle mani hanno significati diversi in base alle differenti culture. Negli Stati Uniti e in gran parte d'Europa il gesto dell'Ok è usato per indicare approvazione. In altre culture è invece visto come osceno. In Brasile e Russia ad esempio è giudicato un insulto mentre in Francia indica qualcuno che vale «zero». Il termine «Ok» invece si è diffuso in Italia a partire dal 1943, anno in cui le truppe statunitensi sbarcarono in Sicilia e iniziarono a risalire verso il Nord Italia. La popolarità del termine crebbe poi negli anni Settanta con il diffondersi delle radio private e a opera di alcuni Dj che abituati ad ascoltare canzoni inglesi adottarono questa locuzione. Una curiosità: nel satanismo le tre dita erette a ventaglio simboleggiano la trinità profana dio, dea e l'anticristo. Alcuni studiosi sostengono che le dita collegate al cerchio composto da indice e pollice raffigurerebbero per tre volte il numero del diavolo, il sei.



Le dita a VIn inglese «V-Sign», è un gesto in cui si alzano l'indice e il medio in modo da formare l'omonima lettera con le dita. Alcuni storici ritengono che il gesto derivi dal fatto che i francesi avessero l'abitudine di tagliare ai prigionieri inglesi le dita usate per tirare con l’arco. In epoca contemporanea il gesto è stato reso celebre dal tennista e ministro belga Victor de Laveleye. Venne utilizzato in segno di vittoria dopo la campagna politica della seconda guerra mondiale. In seguito è stato usato da altri politici, come Winston Churchill o Richard Nixon. Il simbolo in genere indica la vittoria ma se si rivolge il dorso della mano verso una persona simboleggia un insulto. Una volgarità in Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Irlanda e Regno Unito. Il suo significato letterale è «vai al diavolo». Il V-Sign può anche significare pace e amore. Era usato ad esempio nelle manifestazioni dei movimenti pacifisti degli anni Sessanta per celebrare la non violenza. Nel saluto scout dei Lupetti invece le due dita tese simboleggiano gli impegni presi e le orecchie del lupetto.


Il simbolo della pace

Il simbolo della pace fu creato dal disegnatore e pacifista Gerald Holtom nel 1958 e raggiunse la massima diffusione tra gli anni Sessanta e Settanta durante la campagna per il disarmo nucleare e le manifestazioni contro la guerra del Vietnam. Il simbolo all'epoca fu interpretato erroneamente come stilizzazione di un amplesso. Una versione iconica dello slogan sessantottino: «Fate l'amore, non fate la guerra». Holtom spiegò poi di essersi ispirato all'alfabeto semaforico utilizzato nelle segnalazioni nautiche: il simbolo rappresenterebbe le lettere N e D, appunto Nuclear Disarmament. Nella codifica Unicode il simbolo della pace è U+262E, e può quindi essere inserito in un testo HTML come entity ☮ o &#9774.


Riciclaggio

Il simbolo di riciclaggio indica che il produttore o l'azienda che lo esibisce aderisce ai consorzi, previsti dalla legge, per organizzare il recupero e il riciclaggio degli imballaggi. È composto da tre frecce che formano un nastro di Möbius. Disegnato nel 1971 da Gary Anderson, il logo venne inviato ad un concorso indetto dalla Container Corporation of America. Una variante del logo è il triangolo composto da tre frecce simbolo del materiale riciclabile. «Mi ci vollero un giorno o due per farlo, odio persino ammetterlo ora» ha commentato Anderson che per la sua idea vinse il concorso e guadagnò 2000 dollari cedendo i diritti sul logo oggi di pubblico dominio.






Il caduceo delle farmacie

Il caduceo è un simbolo di pace e prosperità, associato al dio greco Hermes (Mercurio per i Romani) e usato oggi sulle insegne di tutte le farmacie italiane. Il simbolo, composto da due serpenti avvolti a spirale, è la rappresentazione fisica del bene e del male, forze tenute in equilibrio dalla bacchetta del dio Ermes. Mercurio era noto anche come dio del commercio e intelligentissimo contrattatore. Il caduceo in Italia è il simbolo del farmacista e può essere interpretato in questo modo: i due serpenti rappresentano uno la dose terapeutica e l'altro la dose tossica, il veleno. Il farmacista è così rappresentato con il bastone alato perché si eleva sopra le parti in quanto conoscitore dell'una e dell'altra. In breve è l'unico in grado di frapporsi tra il farmaco e il veleno dato che conosce il giusto dosaggio.





Il cuore con le mani

Si tratta di un simbolo utilizzato a livello internazionale per rappresentare l’emotività dell'essere umano. Ma qual è l’origine del cuore di oggi? Per scoprirlo bisogna risalire all’epoca romana. Tra le testimonianze che possono aver influenzato la stilizzazione si segnala quella del medico Galeno che parla del cuore «come di una sorta di foglia d'edera capovolta». Il simbolo del cuore come lo conosciamo compare poi nel 1200, in un manoscritto «Il romanzo della Pera», in cui due amanti sbucciano insieme una pera con i denti. La consacrazione arriva però nel 1500 con la diffusione delle carte da gioco francesi e i vari semi.






Il teschio dei pirati

Il teschio che sovrasta due ossa incrociate o due spade è un simbolo piratesco e massonico che simboleggia la vittoria dello spirito sul corpo. Il teschio rappresenta infatti la saggezza e lo spirito dell'uomo. Si tratta di un simbolo diffuso in diversi contesti ma sempre in collegamento con il concetto di morte. È ad esempio usato nei simboli di rischio chimico e nei cartelli per il trasporto di merci pericolose o per indicare la presenza di sostanze tossiche. Storicamente il teschio con le tibie incrociate disegnato in bianco su fondo nero era usato dai pirati sulle proprie bandiere e in questo contesto era chiamato «Jolly Roger». Lo scopo di questa immagine era terrorizzare le vittime e indurle alla resa senza nemmeno combattere. Il simbolo è stato utilizzato anche dai sommergibilisti, dalla marina inglese e dall'aviazione statunitense.





Pericolo radiazioni

Il simbolo «pericolo di radiazioni» o «Trefoil» è costituito da tre lame d'elica che si irradiano da un punto centrale. Fu ideato a Berkeley presso il Radiation Laboratory della University of California nel 1946. L'immagine descrive la radiazione che si estende partendo da un atomo e il suo ideatore è lo studioso Nels Garden, allora responsabile del reparto di Chimica del laboratorio. All’inizio il Trefoil, «trifoglio», viene realizzato in rosso magenta su fondo blu. Ma nel 1948, il simbolo è adottato da un gruppo di scienziati dell’Oak Ridge Lab che non è convinto dei colori. Il team decide così che la combinazione giallo/magenta è la migliore in termini di visibilità. Questo schema di colori è ancora oggi lo standard negli Stati Uniti mentre nel resto del mondo il Trefoil si è diffuso nella variante nero su sfondo giallo.



Play (a triangolo)

Cliccato da milioni di persone in tutto il mondo è utilizzato per avviare video o apparecchi elettronici. Il triangolo «che punta a destra» è tanto famoso da essere diventato addirittura il logo di una piattaforma da miliardi di visualizzazioni come Youtube. Secondo il sito Gizmodo il pulsante risalirebbe agli anni Sessanta, quando l'audiovisivo era ancora in nastro: allora si pensò che una freccia (ovvero il triangolo) fosse il simbolo più adatto indicare il verso di andamento della bobina ovvero verso destra. Questo spiegherebbe anche il verso delle frecce per riavvolgere i nastri o per mandare avanti la registrazione presenti sulle tastiere dei vecchi stereo.





Accensione

Il simbolo di accensione, in inglese «power» è ormai conosciuto da chiunque abbia un elettrodomestico in casa. Se in passato si è sempre optato per l'utilizzo delle parole «On» e «Off» in corrispondenza della relativa funzione oggi esiste solo un pulsante. Ma che significato ha questo simbolo? Le origini risalirebbero alla Seconda Guerra mondiale quando gli ingegneri militari cominciarono a usare, 0 e 1, cifre del sistema binario per indicare l'accensione e lo spegnimento di un determinato apparecchio. Nel 1973, la Commissione Elettrotecnica Internazionale ha poi scelto il simbolo dato dall'unione dei due numeri come standard. Ecco quindi spiegato il cerchio aperto con una linea al suo interno. Un'icona che indica «power» appunto «accensione».




Bluetooth


Il secondo re di Danimarca Harald Bluetooth è passato alla storia per aver tentato di unire la Scandinavia sotto un'unica bandiera nel decimo secolo. Dal monarca danese prende il nome il Bluetooth, una tecnologia che consente di unire il telefono al pc e all’auricolare. Inventata da Ericsson nel 1994 la nuova soluzione mette in contatto due dispositivi vicini senza dover per forza allineare due porte ottiche. In linea con la scelta del nome anche il simbolo è ispirato alla corona di Danimarca: è una fusione grafica delle iniziali del re, H e B, in caratteri runici.



Uscita d'emergenza

Il simbolo «uscita di emergenza» è un segnale che indica la presenza di un'uscita di sicurezza. Il simbolo, adottato internazionalmente nel 1985, è stato creato dal designer giapponese Yukio Ota negli anni Settanta. Secondo la normativa europea il simbolo può essere rivolto a destra o a sinistra ed essere accompagnato da frecce addizionali che indicano la direzione. Il simbolo può presentare la dicitura supplementare «USCITA DI EMERGENZA». Negli Stati Uniti d'America e in Canada l'uscita di emergenza è indicata con una scritta di colore rosso «EXIT». La dicitura può essere occasionalmente di colore verde o, nel caso del Canada, recare il testo «SORTIE».




Usb

È uno dei simboli che maggiormente fa discutere la comunità web. Perché? In pochi ne conoscono l'origine e la sua storia rimane tutt'ora avvolta nel mistero. Secondo la maggior parte degli esperti di tecnologia si tratta di una rappresentazione stilizzata del tridente del dio greco del mare Nettuno. Il fatto che su ogni punta ci sia una diversa figura geometrica (un cerchio, un triangolo e un quadrato) vuole indicare che attraverso il collegamento Usb si possono connettere tra loro dispositivi di natura diversa.


Dito medio


Nell'antica Roma il gesto del dito medio alzato era accompagnato dalle parole «digitus impudicus», traducibile come «dito impudente». Il rimando è infatti ai genitali maschili. Il gesto, considerato volgare tanto in Occidente quanto in Oriente, sottintende la sottomissione dell’interlocutore nei confronti di chi insulta. Secondo gli storici la pratica nasce nell’area del Mediterraneo, forse in Grecia, per poi diventare popolare nelle città stato prima e nelle province romane poi. In particolare diversi documenti testimoniano l'uso del gesto tra le popolazioni germaniche. Solo in epoca moderna il simbolo si è diffuso in America: secondo diverse ricostruzioni «per merito» degli immigrati italiani negli Usa. Il 24 settembre 2010 a Milano il celebre artista Maurizio Cattelan del dito medio ne ha fatto un'opera. Una gigantesca statua che svetta di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa.






L'Euro

Ideato da Arthur Eisenmenger, un designer tedesco nato nel 1914 e morto nel 2002, il simbolo è oggi usato per indicare la moneta dell'Unione europea. Nel 1975 il famoso designer era a capo del reparto grafico della Comunità Europea e ricevette il compito di disegnare un simbolo che rappresentasse l'Europa stessa. Eisenmenger spedì una proposta alla Commissione europea di Bruxelles che era chiamata a scegliere tra oltre dieci progetti e aspettò per vent'anni il verdetto. Nel 1997 la Commissione presentò il simbolo alla stampa di tutto il mondo per la prima volta ma Arthur Eisenmenger non ricevette alcun riconoscimento ufficiale per la creazione del simbolo dell'euro.




E dopo quest'ultima spiegazione mi è venuta la curiosità di conoscere anche il significato del simbolo del dollaro. L'ho trovata su Wikipedia.




Il simbolo è documentato nelle corrispondenze di affari tra le colonie britanniche nordamericane e il Messico negli anni 1770, per indicare il peso Ispano-messicano.
Il peso (o piastra) era chiamato "spanish dollar" nell'America settentrionale britannica, e nel 1785 fu scelto come valuta degli Stati Uniti, assieme al termine "dollar" e il simbolo $. In realtà la prima volta che il simbolo è apparso su una moneta statunitense è stata sul rovescio di una moneta da $1 emessa nel febbraio del 2007, in base al Presidential $1 Coin Act of 2005.
Le prime origini del simbolo non sono certe, ma in genere è ampiamente accettato che derivi dallo stemmadella Spagna che mostra le due colonne d'Ercole e il motto Plus Ultra in forma di "S". 



Oltre a questa spiegazione ce ne sono parecchie alternative, per cui vi rimando a Wikipedia. Di certo non c'è nulla.

venerdì 14 settembre 2018

La vendemmia e la pigiatura

I colori del cielo e della natura stanno cambiando: si passa a quelli più morbidi e caldi dell'autunno: settembre, mese di trasformazione e mese di vendemmia.





 La vendemmia è il momento in cui l’uva, coltivata durante tutto l’anno, viene raccolta dalla vigna e portata in cantina per iniziare il processo di vinificazione, che trasformerà il mosto in vino. Il rituale della vendemmia da sempre porta con sé un grande fascino, oltre che un valore storico e antropologico. Si tratta di un vero e proprio “evento” annuale di lavoro e condivisione sociale nel territorio. Il processo si divide in varie fasi, ma tutto comincia con la raccolta delle uve.




Da sempre, durante la fase della raccolta si rispettano alcune regole di base. Prima di tutto si evita di raccogliere uva bagnata, perché l’acqua potrebbe influire sulla qualità del mosto. Inoltre è buona norma non raccogliere durante le ore più calde della giornata per impedire fermentazioni indesiderate. I grappoli vengono riposti in contenitori non troppo capienti per evitare schiacciamenti e portati velocemente nei locali in cui verrà effettuata la vinificazione, per evitare macerazioni o fermentazioni indesiderate. Questa è una fase delicata perché è fondamentale far trascorrere meno tempo possibile tra la raccolta e la pigiatura per evitare il deterioramento degli acini: i grappoli sodi con la buccia integra sono la premessa per avere un buon vino.






In passato la vendemmia era un rito che coinvolgeva tutta la famiglia, occupata nel lavoro dei campi per tutto il mese di settembre. Oggi il processo è molto cambiato, ma lo spirito è 

 rimasto sempre lo stesso: una festa che conclude le faticose settimane di lavoro, fatta di racconti e di brindisi al vino che verrà.





Il periodo di vendemmia varia tra luglio e ottobre (nell'emisfero boreale) e tra febbraio e aprile (nell'emisfero australe), e dipende da molti fattori, anche se in maniera generica si identifica con il periodo in cui le uve hanno raggiunto il grado di maturazione desiderato, cioè quando nell'acino il rapporto tra la percentuale di zuccheri e quella di acidi ha raggiunto il valore ottimale per il tipo di vino che si vuole produrre.

Il momento della vendemmia può dipendere da:
-condizioni climatiche: all'aumentare della latitudine le uve maturano più tardi;
-zona di produzione: nell'emisfero boreale le uve delle vigne esposte a sud maturano prima di quelle esposte a nord; inversamente nell'emisfero australe le uve delle vigne esposte a nord maturano prima di quelle esposte a sud; in entrambi casi all'aumentare dell'altitudine le uve maturano prima;
-tipo di uva: i vitigni a bacca bianca maturano in genere prima dei vitigni a bacca rossa;
-tipo di vino che si vuole ottenere, determinato dalla maggiore o minore presenza di alcuni componenti, quali:
 *zuccheri, un maggior tenore di zucchero aumenterà il grado alcolico del vino prodotto; inoltre un giusto tenore zuccherino è indispensabile per avviare la fermentazione alcolica;
*acidi, le sostanze acide sono necessarie sia per evitare la proliferazione di batteri (e quindi di malattie), sia per la successiva conservazione del vino;
*componenti aromatici, variano durante la maturazione dell'uva, e contribuiscono a determinare le caratteristiche organolettiche del vino.



















Dopo essere stata vendemmiata l’uva è sottoposta a pigiatura. Questa operazione serve a rompere con delicatezza la buccia degli acini e permette una prima fuoriuscita del succo e della polpa in modo che i lieviti entrino in contatto con il liquido che dovrà essere poi trasformato in vino.




Anticamente la pigiatura dell’uva veniva fatta con i piedi in tini di legno. Ciò che si otteneva era ottimo perché così facendo si effettuava una pigiatura delicata senza stressare le uve. Oggi però questa pratica non è più considerata accettabile dal punto di vista igienico-sanitario, vengono così utilizzate alcune macchine enologiche, le pigiatrici o pigiadiraspatrici.


Per i bambini, comunque, la fase della pigiatura rimane la migliore ed è bello che in molti agriturismi in questo periodo si tengano delle dimostrazioni pratiche dove i piccoli possono pigiare a volontà divertendosi moltissimo ed imparando qualcosa sulla nascita del vino.