giovedì 23 gennaio 2020

Ellen Willmott, la signora delle rose.


 
 
 
 
 
 
  
 
Chi mi conosce sa quanto mi piacciono le rose; pur essendo una profana in materia - non ho alcuna competenza botanica - mi piace osservarle, fotografarle, coltivarle e prendermene cura in giardino durante la bella stagione, oppure far progetti  sfogliando i bellissimi cataloghi che ricevo ogni anno  dal vivaio del mago delle rose , David Austin, o i libri sull'argomento, che spesso  mi vengano regalati  dai miei figli.
 
 
In proposito ecco l'ultimo arrivato, proprio pochi giorni fa ; non poteva che intitolarsi "Rose", pubblicato per la prima volta tra il 1910 e il 1914  in Inghilterra, ma tradotto solo recentemente per la prima volta in Italia.
 
 
 
 

 
 
Le date della pubblicazione originale fanno subito intuire che il libro non può essere solo una semplice successione di immagini fotografiche, come accade in molti libri moderni, bensì è il risultato di decenni di studio che l'autrice, una ricca ed eccentrica signora inglese, dedicò alla famiglia delle rosacee.
 
 
 
 
 

Questa bella ed elegante signora , Ellen Willmott, era nata nel 1858 in una ricca famiglia inglese, in un'epoca in cui il mondo dei giardini era  completamente in mani maschili . Nel 1876 i Willmott si trasferirono nell'Essex, non lontano da Londra , in una grande tenuta, una sorta di luogo incantato, Warley Place, dove Ellen incominciò ad interessarsi al giardino, con una tenacia e una dedizione incomparabile e infinita. Ellen era ricca, colta, suonava il piano ed il violino ma , a differenza della maggior parte delle sue coetanee, non nutriva particolare interesse per gli uomini, per i balli o  per la vita mondana, ma di ciò che poteva crescere in un giardino voleva sapere tutto, la provenienza, la struttura di un albero o di un fiore, il colore, il profumo e in questo libro dedicato alle rose, di ciascuna specie indica le caratteristiche, le origini e il sistema di coltivazione. Grazie a Ellen, Warley Place Garden divenne uno dei più ricchi giardini d'Inghilterra, frequentato dalla regina e dall'alta nobiltà.
 
 
 

 
Membro influente della Royal Horticultural Society , nel 1897 la Willmott ricevette la Victoria Medal of Honour , riconosciuta nello stesso anno anche a  un'altra famosa protagonista della storia del giardinaggio in Inghilterra, Gertrude Jekyll, che definì  Ellen la più grande giardiniera vivente.
 
Coltivò più di 100.000 specie di piante e finanziò costose spedizioni nel mondo, volte alla scoperte di nuove specie. Finì col dilapidare tutto il suo ingente patrimonio e ritrovarsi senza un soldo. Morì in condizioni di estremo disagio economico nel 1934 .
 
 
 
 
 
 
La tenuta di Warley Place fu  venduta , la casa demolita nel 1939 e quello che un tempo era stato uno dei più ricchi giardini del Regno è ora una riserva naturale, che un gruppo di volontari cerca di far rivivere. Soprattutto in primavera , i bulbi piantati da Ellen tornano a colorare i prati e lasciano sperare in una futura rinascita.

 
 
 
 
 

 
 
La misera conclusione della vicenda umana di questa donna mi ha molto rattristato, soprattutto dopo averne rilevato la profonda sensibilità nella dedica che Ellen rivolge alla regina Alexandra nel donarle questo libro , quando scrive:
 
"Graziosissima signora,
con la presente porgo ai piedi di Vostra Maestà un libro sulle rose, in cui ho cercato di annotare, con scarsa abilità e la diligenza che mi è stata concessa,  tutto ciò che ho imparato sulla maggior parte della Famiglia Reale del Regno dei Fiori. Come ci sono molti colori e razze umane, così ci sono molte tinte e varietà di rose; ma laddove, nell'imperfezione della nostra natura, la bellezza degli uomini fallisce per raggiungere l'Immagine Divina, essendo infatti troppo spesso deviata verso ciò che è vile, Voi non troverete mai una rosa che non sia  fra le più graziose, dolci e perfette, piena di quella grazia che deriva solo dalla purezza e ricca  di quella bellezza che dimora soltanto nell'opera stessa di Dio. "
 
 
 
 
Oltre alle minuziose descrizioni delle diverse specie annotate dall'autrice, il libro contiene un centinaio di tavole a colori del pittore naturalista Alfred Parson , vissuto dal 1847 al 1920, che dimostra nei suoi dipinti un'incredibile sensibilità nei confronti del variegato universo delle rose.
 
Eccone alcune
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martedì 21 gennaio 2020

Donne e aeroplani








Le donne pilota di aerei di linea sono statisticamente molte meno degli uomini, anche se la tendenza  ad assumere  "pilotesse" è in forte aumento, ma l'amore del genere femminile per i volivoli non è storia recente.

 DA:https://blog.vueling.com/it/aviazione/donne-pilota-oltre-i-soffitti-di-cristallo/

Thérèse Peltier, la prima donna a pilotare un aereo.

A lei dobbiamo il termine di "aviatrice", perché è stata la prima donna a far volare un manufatto più pesante dell'aria (senza considerare le mongolfiere, nel qual caso è Jeanne Geneviève Labrosse a vantare il primato femminile di averne "pilotato" uno nel 1799). Il primo volo di Thérèse Peltier atterrò a Torino nel 1908 e sebbene percorse appena 200 metri a un'altezza di 2,5 metri, fu considerato un autentico successo per questa parigina, nota anche per le sue notevoli sculture.







Raymonde de Laroche, la prima donna a ottenere la licenza di pilota.




(Ebbene sì, Thérèse Peltier aveva volato senza licenza, ma questo segreto resterà tra di noi). Fu precisamente un 8 marzo a Mourmelon (Francia) che Raymonde de Laroche ottenne la licenza di pilota dell'Aero-Club de France. Sarebbe stato un bel modo per commemorare la Giornata Internazionale della Donna, se non fosse che raggiunse questo traguardo nel 1910, mentre fu solo nel 1911 che questa data divenne un momento di riferimento per la lotta dei diritti delle donne.

Ruth Law, la donna che si batté perché ci fossero più donne pilota.



Innamorata dell'aviazione sin da giovanissima, a soli 21 anni Ruth Law acquistò il suo primo aereo. Si dice che durante la prima Guerra Mondiale, indossata un'uniforme militare maschile, si presentò davanti al Presidente Wilson per chiedere l'autorizzazione a unirsi alle truppe aeree. L'autorizzazione non le fu concessa, ma lei continuò a lottare perché le donne potessero pilotare gli aerei dell'esercito, arrivando anche a scrivere un articolo per la Air Travel Magazine dal titolo “Let Women Fly!”.

Amelia Earhart, l'aviatrice più mediatica.



Forse il suo nome è quello più noto grazie anche al film "Amelia earhart:L'ultimo viaggio" del 2009, che narra del suo incredibile giro del mondo in aereo, conclusosi purtroppo con la sua scomparsa nell'Oceano Pacifico nel 1937. La Earhart fu la prima donna ad attraversare l'Atlantico nel 1928 (altre 3 donne prima di lei avevano perso la vita nel tentativo di compiere questa impresa) e la prima persona a volare da sola da Honolulu (Hawaii) a Oakland (California, EE.UU.) nel 1935, senza dimenticare le tante altreavventure a testimoniaza della passioneche la indusse a sfidare limiti e pericoli. 

Geraldine "Jerrie", la prima aviatrice a fare il giro del mondo.



Portò a termine l'impresa che non era riuscita ad Amélia Earhart: nel 1964 completò il giro del mondo in solitaria a bordo del velivolo The Spirit of Columbus. Le ci vollero 29 giorni e 21 tappe per percorrere 36.800 chilometri. La cosa più curiosa è che la ragione che spinse Jerrie Mock a lanciarsi all'avventura fu soprattutto la noia! Dopo aver messo da parte la laurea in ingegneria aeronautica conseguita presso l'Università Statale dell'Ohio e aver trascorso 20 anni a fare la casalinga, decise di fuggire da convenzioni che non facevano per lei. E lo fece senza mezzi termini!

Hélène Dutrieu, l'aviatrice più polivalente.



Forse la conoscete come la Freccia Umana, un soprannome che la pilota belga si guadagnò grazie alle tante passioni legate alla guida: non si dedicò solo al volo, ma anche al ciclismo acrobatico, al motociclismo, alle corse automobilistiche e, durante la Prima Guerra Mondiale, a guidare le ambulanze. Fu anche la prima donna a decollare con un idrovolante e la prima a pilotare un aereo con un passeggero. E dato che voleva che tante altre donne seguissero il suo esempio, istituì la coppa Hélène Dutrieu-Mortier per aviatrici francesi e belghe dotandola di un premio di 200.000 franchi.

E ricordiamo le WASP. Da Wikipedia:

La Women Airforce Service Pilots (WASP, vespa in inglese) fu un'organizzazione pionieristica formata da donne pilota che, seppur civili, nel corso della seconda guerrra mondiale pilotavano serei militari sotto la direzione dell' United States Army Air Forces. Nacque il 5 agosto 1943 dall'unione della The Women's Flying Training Detachment (WFTD) e della Women's Auxiliary Ferrying Squadron (WAFS) organizzate separatamente nel settembre 1942. Le WASP volarono per oltre 60 milioni di miglia su ogni tipo di aerei militari ed arrivarono a contare 1.074 membri, lasciando altrettanti piloti uomini liberi per i ruoli di combattimento. 
Elizabeth L. Gardner

E anche la Russia si avvalse dell'aiuto delle donne pilota per fermare le armate naziste quando nel 1941 si  ritrovò schiacciata dall’avanzata tedesca, con l’Armata Rossa costretta a cedere terreno lasciando tanti, troppi villaggi in mano al nemico. Stalin fu costretto a dire sì a quella donna, Marina Raskova, che davanti alle sue obiezioni  sulle capacità delle donne di guidare aerei e bombardare il nemico  battè il pugno fiera e disse: «Ženščina možet vsë!», Una donna può tutto.




La prima donna italiana a guidare un aereo di linea è stata Fiorenza De Bernardi
che oggi ha 91 anni. Fiorentina, figlia dell’aviatore e colonnello dell’Aeronautica Mario, ottenne il primo dei tre brevetti di volo allora previsti nel 1951, volando per sport spesso in compagnia di Graziella Sartori. Iniziò a lavorare nella Aeralpi nel 1967. Fu la quarta o quinta pilota di linea nel mondo, non è mai stato chiarito. La prima fu, nel 1934, Helen Richey per la Central Airlines della Pennsylvania, negli Stati Uniti. Poi De Bernardi passò ad Aertirrena, dove divenne la prima comandante donna italiana. La pensione dovette anticiparla anni più tardi, dopo un giro del mondo e oltre 6.500 ore di volo, per un brutto incidente d’auto.



domenica 19 gennaio 2020

Le mele

Povera di calorie e ricca di proprietà, la mela è il frutto del melo (Malus domestica), originario dell’Asia centrale. Ad oggi è tra i frutti più diffusi e coltivati al mondo, tanto che risulta il più consumato nel nostro Paese dove è presente con circa 2000 varietà.

Ricca di nutrienti come le fibre, la vitamina C, molecole antiossidanti, a basso indice glicemico e povera di calorie (circa 52 Kcal/100gr), il consumo di mele conferma il detto che “una mela al giorno toglie il medico di torno”. 






Aiutano a prevenire i tumori: grazie alle proprietà antiossidanti e al butirrato di metile che dona alle mele il loro sapore caratteristico, aiutano a contrastare l'insorgenza dei tumori, anche grazie alla procianidina che rallenta l'invecchiamento cellulare e impedisce lo sviluppo dei tumori. Mangiare due mele al giorno riduce il rischio di ammalarsi di cancro soprattutto alla bocca, all'esofago, al colon, al seno, alle ovaie, alla prostata, al fegato e ai polmoni. Inoltre evitano la comparsa di alcune patologie intestinali come la diverticolosi del colon, oltre a problemi a vene e varici.



Benefiche per l'intestino: le mele crude, anche grattugiate, hanno proprietà astringenti utili in caso di diarrea, la pectina poi agisce sulle pareti irritate dell'intestino mentre, le mele cotte sono un ottimo rimedio in caso di stitichezza. Le mele svolgono un effetto prebiotico regolando la flora batterica dell'intestino. La maggior parte delle fibre della mela sono però contenute nella sua buccia. Il consiglio è quello di acquistare mele biologiche, non trattate con pesticidi, per sfruttare al massimo i suoi benefici.

Aiutano la digestione e depurano l'organismo: le fibre contenute nelle mele facilitano il processo digestivo perché stimolano la produzione dei succhi gastrici. Inoltre la pectina aiuta a prevenire l'acidità di stomaco e conferisce alle mele proprietà depurative utili a liberare l'organismo da sostanza dannose, oltre a svolgere un'azione antiemorragica.






Riducono il colesterolo e fanno bene al cuore: a ridurre il colesterolo cattivo (LDL) sono le fibre ma anche le vitamine e i flavonoidi potenti antiossidanti contenuti nelle mele, che proteggono anche il cuore e prevengono infarti e ictus.




Prevengono l'anemia: le mele contengono ferro che aiuta ad aumentare i livelli di emoglobina nel sangue, aumentando così anche il numero dei globuli rossi a beneficio di chi soffre di anemia.


Agiscono sul sistema nervoso: grazie al contenuto di vitamina B1 le mele riescono a combattere l'inappetenza ma anche stress e nervosismo, oltre a ridurre stanchezza e spossatezza agendo positivamente sul sistema nervoso. Inoltre i fitonutrienti contenuti nelle mele aiutano a prevenire malattie degenerative come Alzheimer e morbo di Parkinson.




Ottime per perdere peso: le mele contengono poche calorie, sono quindi un frutto che può essere inserito in un regime dietetico inoltre, le fibre aumentano il senso di sazietà. La mela rossa contiene piruvato una sostanza che aiuta a limitare la formazione di accumuli di grasso aiutando a dimagrire, esiste infatti la dieta della mela rossa che aiuta a perdere peso in pochi giorni.




Aiutano in caso di diabete: le mele contengono pochi zuccheri e ciò le rende adatte anche a chi soffre di diabete. Inoltre la pectina aiuta a tenere sotto controllo la glicemia.




Benefiche per i reni aiutano chi soffre di gotta: le mele stimolano le funzionalità renali rivelandosi utili in caso di calcoli ai reni ma riescono anche ad aiutare in caso di gotta soprattutto per limitare i dolori reumatici.



Utili contro l'asma e per combattere i reumatismi: oltre a proteggere i polmoni, grazie alla quercitina, le mele sono un ottimo rimedio per combattere l'asma e i suoi sintomi. Inoltre il potassio e i tannini aiutano ad alleviare i dolori in caso di reumatismi.




Ottime per anziani e bambini: la mela grattugiata è uno dei primi frutti che viene dato ai bambini durante lo svezzamento ed è consigliata anche agli anziani, perché aiuta a mantenere i tessuti più tonici e stimola il ringiovanimento fisico.



Mantengono i denti più puliti: mangiare una mela dopo i pasti aiuta anche a pulire i denti grazie anche all'acido ossalico che li mantiene più bianchi e puliti oltre a mantenere un alito più fresco. Inoltre le proprietà antibatteriche della mela tengono lontana la carie.



Toccasana per la pelle: le mele aiutano a rassodare la pelle e a prevenire le rughe e le macchie della pelle grazie alla loro azione antiossidante che contrasta i radicali liberi e l'invecchiamento precoce. Preparare una maschera a base di mela grattugiata e yogurt renderà la pelle più morbida e luminosa.










letto su: https://donna.fanpage.it/mele-proprieta-benefici/
http://donna.fanpage.it/

venerdì 17 gennaio 2020

La musica degli angeli


La musica : se non ci fosse, bisognerebbe inventarla..., una manciata di note declinate all'infinito, non solo dall'uomo, ma dalla natura stessa, dal vento, dal fiume, dagli alberi...ma è proprio così?
 
A pensarci bene la musica è una di quelle arti che non esistono in natura e non è da non confondere con i semplici suoni . Eppure la filosofia medievale la colloca tra le arti naturali e non tra quelle umanistiche.
Ho cercato di saperne di più e ho finito col perdermi nella musica delle sfere celesti...






Bisogna sapere che l'astronomia del mondo greco-romano e medioevale pensava che la terra fosse al centro di nove sfere concentriche e all'esterno di queste ci fosse Dio. Queste sfere avevano un movimento di rotazione che produceva suoni, la musica delle sfere, che era però inudibile dall'uomo, ad eccezione di alcuni saggi come ad esempio Pitagora.
 

Questa teoria continuò ad essere seguita fino al XVII secolo, infatti la visione di un universo strutturato in cerchi concentrici, con al centro la terra, suscitava l'interesse di filosofi, musicologi e musicisti, poiché già dall'antichità la musica non era considerata l'arte dei suoni, ma la scienza delle proporzioni.
 
La tradizione cristiana tuttavia non fu concorde con la teoria della musica delle sfere, attribuendo alle gerarchie angeliche il moto dei cieli  e la conseguente armonia delle sfere celesti.



Sant'Ambrogio affida alla musica cristiana il compito di rappresentare l'armonia universale del mondo e del suo Creatore.

Lo stesso messaggio si diffuse attraverso le arti figurative per mezzo degli Angeli musicanti, presenti numerosi nei dipinti medievali e in epoca successiva.