mercoledì 18 luglio 2018

Jean Gabriel Domergue






Cercando notizie su questo pittore, in italiano ho trovato solo un post veramente MOLTO interessante su questo blog: 
Lo copio perchè sarebbe sciocco farne un riassunto e spacciarlo per mio. Con un grazie a Grazia, l'autrice del blog, eccolo qui:

Il caso entra da subito nella vita di Jean Gabriel Domergue (1889-1962).
E non si può dire che non gli sia benevolo. È arrivato da poco dalla provincia a Parigi con la voglia di dipingere e un’esperienza da pittore di fiori e di paesaggi. L'incontro con un suo lontano cugino, Henri-Tolouse Lautrec, gli fa scoprire l’ambiente dei caffè e le notti turbolente del Moulin Rouge, tra ballerine e can-can.
Affitta uno studio e si ritrova, come vicino di pianerottolo, niente di meno che Edgar Degas.
È vero che all’inizio l’accoglienza è glaciale, ma poi Degas lo prende in simpatia. Prima però gli fa dipingere lo stesso soggetto (una porta) almeno venti volte, tanto per assicurarsi che la tecnica la conosca davvero.
Ma l’incontro che gli cambia la vita (o almeno la carriera) è quello con Giovanni Boldini e i suoi ritratti di personaggi del bel mondo.
È seguendo Boldini che Domergue capisce che quella è la sua strada: altro che paesaggi, fiori o porte… sono i ritratti che faranno la sua fortuna.
Comincia subito a lavorare, senza risparmiarsi.
È capace di dipingere fino a cinque tele al giorno e di ritrarre, con la stessa disinvoltura e con lo stesso impegno, contegnosi personaggi della politica e della finanza, esponenti dell'alta società o raffinati cani da compagnia.
La sua passione vera, però, è quella di dipingere le donne.
E quelle che ritrae sono sempre aggraziate, magre, eleganti, col vitino di vespa, la bocca a cuore e il nasino all’insù e, in più, quel pizzico di civetteria che le rende spumeggianti come un bicchiere di champagne.
“Sono io che ho inventato la pin-up”: dirà di se stesso.
“È lui che ha inventato la donna -calendario”: diranno i suoi detrattori.
Ripeterà lo stesso modello migliaia di volte e questa immagine, sospesa tra garbo e vanità, diventerà il suo "marchio" di fabbrica.
I quadri di Domergue fanno furore.
Sarà perché anche lui è un personaggio.
Spiritoso, divertente, creatore di memorabili feste in costume.
E poi è sempre alla moda, si veste benissimo e disegna lui stesso abiti e accessori.
Un uomo di mondo, un “animatore nato”, lo definisce la moglie: sempre con la battuta pronta, spiritoso e con un tocco di frivolezza.
I quadri di Domergue fanno furore.
Sarà perché anche lui è un personaggio.
Spiritoso, divertente, creatore di memorabili feste in costume.
E poi è sempre alla moda, si veste benissimo e disegna lui stesso abiti e accessori.
Un uomo di mondo, un “animatore nato”, lo definisce la moglie: sempre con la battuta pronta, spiritoso e con un tocco di frivolezza.
Nel 1911 Domergue è pieno di impegni.
È giovane, ma lavora con frenesia, gli piace frequentare feste, teatri, caffè e ricevere nell’intimità del suo salotto.
Per fortuna per i lavori di casa ha trovato un domestico, un uomo di una quarantina d'anni con la fronte spaziosa e il pizzetto
È uno straniero, da poco in Francia, servizievole, educato e molto premuroso nei confronti del padrone.
“La mia governante”: lo definisce Domergue con un misto di affetto e di condiscendenza.
Ogni tanto il domestico frequenta anche lui il “Café de la Rotonde” e si siede, serissimo e silenzioso, al tavolo di Domergue e dei suoi amici.
La sua riservatezza incuriosisce: sono in molti a chiedersi chi sia quel servitore tanto impeccabile.
Quando qualcuno gli chiede a che cosa si dedichi nel suo tempo libero
”A rovesciare il governo russo”- risponde.
E’ più che un’ambizione.
Se qualcuno gli avesse chiesto il suo nome, avrebbe detto di chiamarsi Vladimir Ilic Uljanov, ma che, per motivi politici, aveva adottato lo pseudonimo di Lenin.
Di lì a poco avrebbe cambiato la storia del mondo.
Di certo la storia non si fa con i "se".
Però è legittimo cedere alla tentazione di immaginare. Specie quando il caso mescola le carte e si diverte a unire, anche per poco tempo, vite e caratteri così diversi.
Cosa sarebbe stato di Domergue, se avesse prestato più attenzione alle teorie del suo compassato domestico ?
E cosa sarebbe stato della Russia e dell'Europa, se il serio e severo Lenin si fosse lasciato contagiare dalla spumeggiante frivolezza del suo padrone?



































lunedì 16 luglio 2018

Akhal tekè, il cavallo celeste

Si svolge ogni anno in Turkmenistan la festa nazionale del cavallo Akhal Tekè, le ali e l'orgoglio del popolo turkmeno, quello che viene considerato il cavallo più bello del mondo.





Si dice che Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno, fosse un Akhal-Teke.
Gli Akhal-Teke venivano chiamati anche "Levrieri del Deserto" per la loro velocità ed eleganza.

 Questa razza purosangue è molto antica e probabilmente i famosi cavalli del Fergana, tanto cari agli imperatori cinesi, erano proprio gli Akhal Tekè dei turcomanni. Akhal-Teke è conosciuto appunto come “Cavallo Celeste” perché si ritiene che anche gli imperatori cinesi montassero questa antica razza equina, considerato il simbolo della nazione tanto da apparire al centro dello stemma della Repubblica.






A causa della sua zona di origine le possibilità di incrocio con altre razze è stata drasticamente ridotta. Tuttavia si registra un tentativo, peraltro fallimentare, di miglioramento attraverso l'utilizzo di Purosangue. L'utilizzo principale di questo cavallo era per le corse, tanto che l'Akhal-Tekè conserva un "fondo" notevole. Poiché il cavallo nelle tribù orientali veniva, e viene tenuto tutt'oggi in grande considerazione come simbolo di ricchezza e poiché esso ha rappresentato per secoli un fondamentale mezzo di fuga e di salvezza in caso di attacchi improvvisi ad esso era riservata un'attenzione particolare. Esso veniva protetto con coperte dal freddo e dal caldo e veniva alimentato con mangimi a base di grasso animale(lardo burro), uova, mais ed orzo. Nell'antichità il cavallo era secondo solo al padrone di casa.






Allevato in zone aride in condizioni di vita molto dure l'Akhal-Tekè risulta un cavallo molto agile e resistente, capace di resistere in zone assai calde o assai fredde, è quindi ottimo per vari tipi di discipline: endurance, trekking, salto ad ostacoli. In occidente questo cavallo è apprezzato anche per la tipicità del suo pelo il quale nei secoli ha assunto una particolare forma conica che gli permette di riflettere un numero molto alto di raggi solari. 





Lo splendido gioco di colori del pelo nasce  sia dalla pelle estremamente sottile che dai peli molto corti e morbidissimi. Infatti la struttura del pelo dell’Akhal-Teke è molto fine e piuttosto insolita, il suo “bagliore” è dovuto alle dimensioni ridotte, o addirittura all’assenza, del nucleo opaco che si trova al centro del fusto del pelo (detto anche asta). La parte trasparente del pelo, o midollo, occupa lo spazio extra e agisce come una fibra ottica, riflettendo la luce da una parte all’altra. Da qui l’aspetto dorato del pelo di questo splendido destriero.







sabato 14 luglio 2018

La pulzella d'Orléans

Nonostante siano trascorse ormai alcune settimane da quel breve viaggio in Normandia di cui abbiamo ampiamente raccontato in questo blog, nella mia mente continuano ad affacciarsi  nomi, luoghi, personaggi, eventi , che in qualche modo hanno a che fare con quel territorio, con la sua storia, le sue tradizioni e che sembrano reclamare un po' di attenzione.
Metterli a tacere sarebbe sgarbato...e allora, perché no?, in fondo non si finisce mai d'imparare, così oggi voglio dedicare qualche riga a Giovanna d'Arco, soprannominata la pulzella d'Orléans.










1412-1431: sono 19 gli anni che separano queste due date, i diciannove anni di vita concessi a questa ragazzina, dalla sua nascita, ultima di cinque figli, in un'umile famiglia di contadini, fino alla sua morte, tra le fiamme di un rogo, condannata per eresia, nel corso di una lunghissima guerra che per 100 anni e con esiti alterni  aveva opposto francesi e inglesi. 

La storia renderà omaggio, con imperdonabile ritardo, alla fanciulla guerriera : la chiesa la proclamerà santa e il suo popolo la sceglierà come patrona di Francia.







La frammentaria struttura sociale e politica del Medio Evo favoriva la ricerca del potere, e quindi della ricchezza, da parte delle famiglie nobili, attraverso alleanze  spesso basate su matrimoni di convenienza, ma la lealtà era una virtù poco conosciuta e gli alleati di turno potevano in breve tempo trasformarsi in acerrimi nemici e viceversa. In questo modo diventava sempre più difficile trovare il punto di incontro tra diritto e potere
La Francia stava attraversando in quegli anni un periodo di forti tensioni a causa del possesso, all'interno dei suoi confini, di vasti feudi da parte della corona britannica che indeboliva sempre più la monarchia.








Nonostante la giovanissima età , Giovanna percepì la fragilità del suo Paese ed iniziò ad avere visioni mistiche in cui voci celesti la esortavano ad attivarsi per liberarlo dagli inglesi, a cui si era alleata la Borgogna.

La città di Orléans, che per la sua posizione geografica e rilevanza economica era un'importante via d'accesso a tutte le regioni meridionali, era da tempo cinta d'assedio e stava per arrendersi al nemico. Giovanna  sentì che era arrivato il momento di agire e, lasciata la famiglia e con l'aiuto di uno zio, riuscì a farsi assegnare una piccola scorta armata per  presentarsi alla corte di Carlo, delfino di Francia e prossimo re. Dopo due giorni d'attesa nella grande sala del castello di Chinon, la fanciulla si inginocchiò dinanzi al futuro sovrano, dicendogli di essere stata inviata da Dio per portare soccorso al paese.
Così, ascoltato il parere di alcuni ecclesiastici, Carlo si convinse ad inviarla con un manipolo di soldati a Orléans.
Contagiati dal carisma della giovane e con il supporto della popolazione, soldati e capitani riuscirono a liberare la città dall'assedio e a infliggere un'amara sconfitta all'armata inglese, e il Delfino poté essere incoronato re di Francia.

Una volta ottenuta la corona però, il re preferì patteggiare con gli inglesi .  Giovanna con l'aiuto di pochi fedelissimi continuò invece a combattere nell'illusione di poter cacciare definitivamente il nemico.
Tuttavia senza il sostegno della corona, la sua missione era destinata a fallire. Nel 1430 , durante la battaglia di Compiègne, la giovane venne ferita e catturata dai Borgognoni, alleati degli inglesi e "venduta" per la somma di 10.000 ternesi.





Giovanna era sola, senza parenti, senza amici che potessero confortarla e sostenerla di fronte a un tribunale ecclesiastico , con giudici prezzolati dagli inglesi, sottoposta più volta all'umiliante esame per l'accertamento della sua verginità. Condannata per eresia per aver sostenuto di parlare direttamente con Dio senza la mediazione della chiesa, dopo quattordici mesi, il 30 maggio del 1431, fu arsa viva sul rogo allestito nella piazza del Mercato vecchio di Rouen.
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 12 luglio 2018

Per sorridere un po'

Un po' di tempo fa il mio amico Maxi mi ha mandato dall'America la seguente spiegazione dei vari regimi governativi. E' un po' cattivella, ma mi pare centri perfettamente le varie situazioni:







Un socialista, se ha due mucche, le condivide col vicino.

Sotto il sistema comunista, lo stato si prende le due mucche, e ogni tanto ti dà un bicchiere di latte.

Sotto il fascismo, lo stato si prende le mucche e ti vende un bicchiere di latte.







 Sotto il nazismo o lo stalinismo, lo stato si prende le mucche e ti fucila.

In una burocrazia, lo stato si prende le mucche come pagamento delle tasse, ne accoppa una per risparmiare spazio, munge l'altra, e butta via il latte.

Sotto il sistema capitalista di una volta,il proprietario vende una delle due mucche, compra un toro, finisce ad avere una mandria, la vende, e va a vivere al mare.








Sotto il sistema capitalista odierno, se hai due mucche ne vendi tre alla tua ditta, usando lettere di credito di tuo genero alla banca. Poi lui userà uno scambio di beni per restituirti quattro mucche, con un'esenzione dalle tasse per una quinta, e trasferirà i diritti sul latte di sei mucche in Svizzera. Il conto segreto in Svizzera, però, appartiene a tuo cugino, che rivenderà i diritti sul latte di 7 mucche alla tua ditta per un euro. La ditta ora si dichiarerà in possesso di otto mucche, e ne passerà una a un' onorevole, rimanendo quindi con 9 mucche, e un guadagno netto del 350%.

Una ditta americana con due mucche, ne vende subito una, esigendo poi che l'altra dia latte per quattro. Poi assumerà un carissimo consulente per scoprire come mai la mucca è morta.

Una ditta greca con due mucche si fa prestare un milione di euro dall' estero per costruire stalla, mungitoio, granaio, macello, caseificio e camion; poi non capirà come mai non riesce a ripagare il debito.





Una ditta francese con due mucche organizza uno sciopero generale, blocca le autostrade e provoca sommosse per esigerne una terza dallo stato.

Una ditta giapponese ridisegna le sue mucche perchè siano grosse la metà e diano due volte il latte, e poi lo esporta.

Una ditta italiana sa di avere due mucche, ma non sa dove siano, e quindi chiude e tutti vanno a pranzo.






  Una ditta svizzera ha 5000 mucche, nessuna sua, ma fa pagare profumatamente per nasconderle.

  Una ditta cinese con due mucche assume 300 individui per mungerle, e si vanta della sua produttività e di tutti i suoi felici impiegati. Se scopri la verità, scompari.

Una ditta indiana con due mucche chiede agl' impiegati di inginocchiarsi.






Una ditta inglese ha due mucche...ma sono pazze!

Una ditta australiana ha due mucche, cosa che sembra soddisfacente. Si chiude l'ufficio e si va a bere una birretta!

La tua ditta svedese ha due mucche; ora che ci pensi quella a sinistra è molto carina...







La tua ditta irakena non ha mucche, ma gli americani non le credono. La bombardano e invadono il paese.
Di mucche ancora non ne hai, ma ora vivi in una democrazia!

La tua ditta cubana riceve due mucche dal cugino in Florida. Questo è capitalismo, e lo stato le sequestra...una per Fidel e una per Raul. Tu vai in prigione.









Noi italiani siamo gente allegra e riusciamo sempre a ridere di noi stessi. Siamo davvero simpatici!!










e senza tutti gli altri, perché di perle del genere se ne possono trovare ovunque.