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martedì 9 luglio 2019

Il monastero di Santa Ottilia

Da bambina , quando arrivava l'estate , le giornate si "allungavano" e si stava volentieri all'aperto , capitava spesso di uscire dopo cena nella strada dietro casa a giocare con le amiche. Una di loro si chiamava Odilia e molto spesso mi ritrovavo a pensare dove mai i suoi genitori avessero scovato questo nome così strano : non avevo mai conosciuto nessuno, né adulto né bambino, che lo portasse, e la stessa cosa mi dicevano quelli a cui ne accennavo. Non che la questione fosse importante... nella vita ho incontrato mille altre domande senza risposta e sono sopravvissuta fino ad oggi cercando di farmene una ragione.
Ieri sera però, mentre guardavo in tv un film poliziesco, molto ingarbugliato e poco avvincente, è arrivata a sorpresa la risposta , proprio  dall'Alsazia, una regione incantevole che ho visitato più volte.



Odilia, od Ottilia (660-720),come la chiamano da quelle parti, è venerata come santa dalla Chiesa cattolica. Fu la fondatrice e la prima badessa dell'Abbazia di Hohenbourg.

Figlia del duca di Alsazia  Adalrico, sarebbe nata cieca secondo la tradizione e per questo rinnegata dal padre, che avrebbe disposto la sua uccisione.


I genitori di Ottilia

Nascosta però dalla nutrice nel monastero di Balma, la bimba riacquistò miracolosamente la vista durante il battesimo per opera dei santi Erardo e Idulfo ( nomi che fortunatamente non sono stati tramandati ai posteri...spero).

Riaccolta in famiglia, la povera Ottilia si rese presto conto che, crescendo,  i suoi guai non erano finiti: il padre infatti voleva a tutti i costi darla in sposa a qualche suo rozzo "collega". La ragazza rifiutò categoricamente la proposta, costretta così a fuggire per monti e per valli, inseguita dal padre tiranno.

A questo punto della storia, ecco un sensazionale coup de theatre : mentre Adalrico stava per raggiungere la figlia, la roccia su cui Ottilia si era inginocchiata per recitare la sua ultima preghiera si spezzò all'improvviso, salvandola dall'inseguitore.

Finalmente il padre capì quanto in alto e potenti fossero le conoscenze della figlia, al punto che non solo le fece dono del castello di Hohenbourg, residenza della famiglia, ma si accollò tutti gli oneri finanziari per la sua trasformazione in un convento benedettino di cui Ottilia fu la prima badessa.








Nel 1807 papa Pio VII la proclamò patrona dell'Alsazia e da lei prende il nome la congregazione missionaria benedettina  Sant'Ottilia fondata nel 1884 in Baviera, il cui motto è lumen caecis.

Sant'Ottilia viene ricordata il 13 dicembre, proprio come Santa Lucia, anch'essa invocata per la guarigione delle malattie che colpiscono gli occhi.





Il monastero di Hohensburg sorge  sulla cime del Mont Sainte Odile a un'altezza di 763 metri sul livello del mare nel Comune di Ottrott in Alsazia.















Nel corso della sua lunga storia  il monastero attraversò periodi di serenità e raccoglimento , alternati ad altri, al centro di guerre e contese. Qui vennero personaggi come Federico Barbarossa e Riccardo Cuor di Leone, solo per citarne alcuni.
Fu soprattutto vittima sistematica di incendi che in alcuni casi lo distrussero completamente. Ogni volta però fu puntualmente ricostruito.





















Odile , od Ottilia se preferite, alla sua morte fu seppellita in questa chiesa, ma secondo un'usanza che a me pare decisamente barbara, il suo corpo fu smembrato e distribuito in diverse chiese d' Europa , così che potesse essere venerata da molti.

lunedì 4 dicembre 2017

Santa Barbara

incisione di Jan van Eyck


Il 4 dicembre si festeggia Santa Barbara, perché si racconta che proprio in questo giorno, nel 306, la fanciulla morì martire, torturata con il fuoco dal suo stesso padre. 
 
 
Esistono diverse agiografie della santa, a volte discordi fra loro, ma tutte confermano che fu la fede in Dio a portarla al martirio.
 
Originaria dell'Anatolia, Barbara era figlia di Dioscoro, un uomo di religione pagana, che intendeva chiuderla in una torre per difenderla, a causa della sua grande bellezza, dal mondo esterno e dai pretendenti. Durante i lavori di costruzione della torre, Barbara nota che sono state previste solo due finestre, così ordina agli operai di costruirne una terza, per simboleggiare la Trinità divina, e prima di esservi rinchiusa, si battezza da sola in una piscina adiacente.
 
Quando il padre scopre la nuova fede della figlia, tenta di ucciderla. In un primo tempo Barbara riesce miracolosamente a sfuggirgli, ma viene subito ripresa e trascinata davanti a un magistrato e poiché si rifiuta di abiurare, viene sottoposta a terribili torture. I suoi carnefici cercano di ustionarla, ma le fiamme su di lei si spengono, così infieriscono sul suo corpo tagliandole i seni , colpendola al capo  e costringendola a sfilare nuda per le strade.
 
Infine il padre la trascina in cima a una montagna e la decapita con la sua stessa spada. Mentre scende a valle però, Dioscoro viene colpito e ucciso da un fulmine o da un fuoco mandato dal cielo per punirlo.
 
Per questo Santa Barbara è la protettrice degli artificieri, dei Vigili del Fuoco, dei minatori, dei marinai, degli artiglieri, degli architetti, degli ingegneri ambientali, dei muratori, dei campanari e degli ombrellai.
 
 
 

 
Nonostante le scarse notizie biografiche, il culto di Santa Barbara si diffuse rapidamente sia in Oriente che in Occidente, sulla spinta anche delle numerose leggende, ricche di dettagli tanto fantasiosi quanto irreali, costruite sulla sua vita e sulla sua tragica morte.
Anche i racconti dei numerosi miracoli avvenuti per sua intercessione, contribuirono ad aumentarne la popolarità.

L'imperatore Giustino nel VI secolo avrebbe trasferito le reliquie della martire dall'Egitto a Costantinopoli; qualche secolo più tardi i veneziani le trasferirono nella loro città, collocandole, dopo qualche sistemazione temporanea , nella chiesa di S.Giovanni Evangelista a Torcello e successivamente nella chiesa di San Martino di Burano.


Santa Barbara viene invocata per scongiurare i pericoli del fulmine e della morte improvvisa, il che l'ha fatta entrare nel numero dei santi ausiliatori, un gruppo di quattordici santi alla cui intercessione la tradizione popolare attribuisce particolare efficacia. 
 
 

 
Santa Barbara, a destra della Madonna Sistina, di Raffaello Sanzio
 
 
 
 Nel XV e XVI secolo si assiste ad una grande fioritura di rappresentazioni di Santa Barbara in opere artistiche di autori italiani, fiamminghi e tedeschi.
Spesso viene rappresentata con oggetti che accompagnano la sua leggenda, come la torre con tre finestre, o, in quanto martire, viene associata alla palma, alla corona o al diadema, o alla spada con cui fu uccisa.





Altri oggetti a lei associati, specialmente dopo il XV secolo, sono il calice e l'ostia, a rappresentare l'accompagnamento cristiano alla morte.




Santa Barbara in un'icona russa del XVIII secolo

Santa Barbara viene generalmente rappresentata riccamente vestita, come in questo dipinto di Francisco Goya, ma fino a prima del Concilio di Trento, esistevano opere in cui appariva seminuda.








Il grano di Santa Barbara è una delle tradizioni natalizie più popolari del sud della Francia, in particolare in Provenza, e si svolge ogni anno il 4 dicembre, nel giorno a lei dedicato.







La tradizione è quella di seminare semi di grano che vengono disposti in tre piattini, detti seitoun, coperti di cotone umido e lasciati germogliare. Il grano di Santa Barbara ben germogliato è simbolo di prosperità per l'anno che segue: la credenza popolare dice , in lingua provenzale, " Quand lou blad vèn bèn, tout vèn bèn. !"  - Quando il grano cresce bene, tutto va bene.





I piattini , che simboleggiano la Santissima Trinità, fanno parte della decorazione della tavola della Vigilia di Natale. Il 25 dicembre, la padrona di casa  adorna i grani con nastri gialli e rossi e a partire dal 26 dicembre vengono posti vicino al presepe fino all'Epifania.





 

venerdì 29 settembre 2017

San Michele

Quella poesia mi piaceva moltissimo. Era lunga e anche un po' triste per la verità. Non ce l'avevano fatta studiare a scuola, l'avevo trovata da sola nell'Enciclopedia dei Ragazzi e a furia di leggerla e rileggerla avevo imparato a memoria le prime strofe :

Viveva con sua madre in Cornovaglia:
un dì trasecolò nella boscaglia,
nella boscaglia un dì tra cerro e cerro
vide passare un uomo tutto ferro.
Morvàn pensò che fosse San Michele:
s'ingocchiò : Signore San Michele
non mi far male, per l'amor di Dio!
Né mal fò io, né San Michel son io.
No: San Michele non poss'io chiamarmi:
cavalier, sì: son cavaliere d'armi.

Allora non avevo idea di dove fosse la Cornovaglia e non ero nemmeno sicura se i cerri fossero alberi o animale, ma forse per quei versi rimasti impressi  così a lungo nella mia mente, forse per le fantasie che aveva suscitato il testo completo della poesia, o forse per qualche lontana pagina di catechismo, S.Michele è da sempre associato nella mia mente all'immagine di un fiero cavaliere errante.





 
 
Oggi 29 settembre la Chiesa ricorda l' Arcangelo Michele, con Gabriele e Raffaele, e quale occasione migliore per saperne di più di questa figura così importante non solo per la Chiesa ma anche per la tradizione popolare in genere e per i suoi fedeli in particolare ?
 
 



 

 
 
 
San Michele ha una posizione di assoluto rilievo nelle gerarchie celesti, infatti è uno degli unici tre Arcangeli, (con Gabriele e Raffaele) di cui si conosce il nome, che in aramaico significa "Chi è come Dio?". Il suo compito è quello di distruggere Satana e i suoi seguaci. E' dunque un combattente, un guerriero e nell'iconografia viene rappresentato con una spada o una lancia, mentre trafigge il nemico.
 




 

Un altro suo compito è quello di pesare le azioni buone e quelle malvagie dei defunti. Per questo motivo viene rappresentato mentre regge, oltre alla spada,una bilancia. 

 
 
 
 
 
 

Il culto di S. Michele è antichissimo, diffuso in particolare in Oriente, dove gli si attribuisce il titolo di "archistratega". L'imperatore Costantino volle che nella città che portava il suo nome fosse costruito un tempio dedicato al culto di Michele, il Michaelion.

 


 
 
 

In breve tempo il culto di Michele si diffuse e se nel VI secolo le chiese a lui dedicate a Costantinopoli erano una decina, nel IX secolo erano ormai trenta.





 
 

 
Durante tutto il corso dell'alto Medio Evo, il culto dell'Arcangelo si diffuse rapidamente anche nel mondo di cultura romana e oltre.
A Roma la prima chiesa a lui dedicata fu eretta nel 494; altre ne sorsero a Milano, Piacenza, Genova, Ravenna, Venezia, ecc.




 
 
 In tre luoghi in particolare il culto di S.Michele  appare particolarmente radicato: un santuario posto in una grotta sul monte Gargano, testimone di tre leggendarie apparizioni, una grotta sul Monte Tancia  dedicatagli dai Longobardi nel VII secolo, e il meraviglioso Mont- Saint- Michel in Normandia, dove secondo  la leggenda , sarebbe apparso per la prima volta il 16 ottobre 708.





Dall'Italia meridionale la devozione all'arcangelo si diffuse verso Est in epoca carolingia lungo l'itinerario dei monaci celti fino alle Alpi bavaresi.




S.Michele è il santo protettore della Germania e patrono delle città di Bruxelles, Jena, Andernach, Colmar, Saragozza. In Italia oltre 60 località lo riconoscono come patrono; tra esse Caserta, Cuneo, Albenga, Alghero e Vasto.











 
 
 
 
 
 
 

domenica 17 aprile 2016

Lea e Alma

Due nomi ormai fuori moda, ma sempre molto belli e significativi:






Lea era mia suocera, la mamma di Giorgio.


In italiano, è la forma femminile del nome Leo, dai termini latini leo e lea, "leone" e "leonessa".
Il nome conta però una buona dose di origine alternative: in svariate altre lingue, fra le quali croato, sloveno, danese, norvegese, olandese, svedese, finlandese e tedesco, Lea è una variante del nome di ebraico (לֵאָה) Leah ( significato: stanca, laboriosa). In inglese può costituire una variante del nome Lee, e infine Lea è anche il nome della divinità hawaiiana dei costruttori di canoe, il cui nome deriva forse dall'hawaiiano le'a, "gioia", "piacere", "piacere fisico" (termine che indica anche la stella Arturo).

Lea potrebbe essere una variante del nome Lia. Altre varianti: Leona, Leonia, Leonella, Leonilla, Leonetta, Lois, Leonzia, Leontina, Leonida, Leandra; in rari casi, infine, può essere un ipocoristico di altri nomi che iniziano o cominciano per lea, come Leanne,  Learca, Galilea, Pantalea e via dicendo.



L'onomastico si festeggia il 22 marzo in memoria di santa Lea di Roma, vedova.
Lea apparteneva ad una famiglia nobile, divenuta vedova molto giovane era promessa a Vezzio Agorio Pretestato, personaggio molto noto che sarebbe divenuto console. Ma Lea scelse di entrare nella comunità di Marcella, al matrimonio illustre preferì la preghiera, la povertà e la castità.


Alma era mia mamma.

Deriva dall'aggettivo latino almus, "nutriente"; il significato potrebbe quindi essere interpretato con "che fa crescere", "che nutre", "nutrice".
In italiano aulico il termine alma indica l'anima, tanto che troviamo citato in molti poemi famosi, tra cui quelli di Torquato Tasso.
Il nome coincide comunque con diversi termini di altre lingue; in spagnolo e portoghese alma indica l'anima (nel qual caso ha lo stesso significato dei nomi Dusan e Enid), così come in italiano nel registro aulico, mentre in ungherese significa "mela".
Il termine alma mater "madre nutrice", usato nell'antichità per una dea della fecondità e in seguito come epiteto della Madonna, è diventato poi parte del motto dell'Università di Bologna nella dicitura alma mater studiorum, con allusione al nutrimento "spirituale" degli studi universitari. Da lì è poi passata ad indicare, soprattutto in ambito anglofono, l'università in generale. Il nome era raro in inglese prima della battaglia di Alma, avvenuta nel 1854 (la prima battaglia terrestre della guerra di Crimea, ebbe luogo nelle vicinanze del fiume Alma in Crimea. Un esercito anglo-francese ottenne una grande vittoria contro l'armata russa).

Il nome è adespota, cioè non è portato da alcuna santa cristiana e l'onomastico può essere festeggiato il 1° novembre per la festa di Ognissanti.
 Si può trovare un onomastico pagano, perché il nome deriva dall'aggettivo latino almus, che significava benefico, che dà vita, dà nutrimento ed era un epiteto di molte divinità antiche. Il femminile alma fu usato soprattutto per Cerere, detta anche l'alma parens, ovvero la madre nutrice, perché era la dea che favoriva la prolificità di donne e animali e aveva la funzione di proteggere i raccolti

mercoledì 27 agosto 2014

Tra i cori angelici

Non vorrei apparire irrispettosa né tirare in ballo la tavola smeraldina; mi limiterò a citare un detto molto comune : Tutto il  mondo è paese,nel senso che le gerarchie che caratterizzano più o meno palesemente il mondo dei comuni mortali, esistono anche in alto, molto in alto, lassù tra i cori angelici.




Sono tre le gerarchie e prendono il nome anche di sfere o triadi di angeli :

Prima gerarchia: serafini,cherubini e troni
Seconda gerarchia: dominazioni, virtù e potestà
Terza gerarchia: principati, arcangeli e angeli

A quanto pare però lassù, a differenza di quanto succede quaggiù, le gerarchie fanno molto sul serio e ciascuno ha un incarico specifico da svolgere, a volte anche più d'uno. Prendiamo ad esempio l'arcangelo Michele :



 E' principe degli angeli e combatte contro le forze del Male, è angelo taumaturgo che guarisce da ogni malattia ma anche angelo misericordioso che accoglie le anime dopo il trapasso, patrono delle acque, abitatore dei luoghi alti e delle caverne.






Il nome Michele deriva dall'espressione "Mi-ka-El" che significa "chi è come Dio". L'arcangelo è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana.
Michele è citato nella Bibbia ebraica come primo dei principi e custode del popolo d'Israele.
Secondo la liturgia cristiana, Michele è l'angelo che rivelò l'Apocalisse a San Giovanni e in numerosi testi apocrifi è scritto che detiene le chiavi del Paradiso, che insegnò ad Adamo a coltivare la terra, che dettò ai figli di Adamo ed Eva i doveri rituali verso i defunti e che portò a Dio la terra e l'acqua necessarie a creare Adamo. In altri ancora si narra che fu lui a rimuovere la pietra del sepolcro di Gesù e che accompagnò la Vergine in un viaggio infernale per mostrarle le pene a cui sono sottoposti i dannati.

 




L'immagine di Michele Arcangelo sia per il culto che per l'iconografia dipende dai passi dell'Apocalisse ed è comunemente rappresentato alato in armatura con la spada o la lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. 

A volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime, particolare che deriva dalla tradizione islamica, derivante a sua volta dalla mitologia egizia e persiana.







L'iconografia bizantina predilige l'immagine dell'arcangelo in abiti di dignitario di corte rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o pesa le anime, più adottata invece in Occidente.








Secondo vari studiosi, San Michele e San Giorgio sono eredi dell'immagine dell'eroe radioso che uccide un drago, parte della fase solare del mito della creazione il cui prototipo fu il dio babilonese Marduk.


L'origine del culto cristiano degli angeli è da ricercarsi in Frigia, l'odierna Turchia, nella città di Chonae dove vivevano molti cristiani ed ebrei-cristiani. Da lì la venerazione per l'arcangelo Michele si diffuse in tutta l'Asia Minore, poi da Bisanzio all'Italia e successivamente al nord Europa.

L'imperatore Costantino I a partire dal 313 gli tributò una particolare devozione fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli.
 La prima basilica dedicata all'arcangelo in Occidente è quella che sorgeva su un'altura al VII miglio della via Salaria. Il giorno della sua dedica, il 29 settembre, è rimasto fino ad oggi quello in cui il mondo cattolico festeggia "San Michele".


Alla fine del V secolo il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa anche in seguito all'apparizione dell'arcangelo al vescovo san Lorenzo Maiorano sul Gargano in Puglia nel 490. Secondo la tradizione Michele indicò a Maiorano una grotta, invitandolo a dedicarla al culto cristiano. In quel luogo fu eretto il Santuario di san Michele Arcangelo che nel Medioevo fu meta di ininterrotti flussi di pellegrini che transitavano per un percorso di purificazione lungo la Via Francigena.




Nella vita di Papa Gregorio I riportata dalla Leggenda aurea , si narra che durante una tremenda pestilenza, al termine di una processione intorno alla città di Roma, Gregorio vide apparire su Castel Sant'Angelo San Michele che deponeva la spada nel fodero, segno che le preghiere erano state accolte e che la terribile epidemia sarebbe cessata.





Altro luogo di venerazione dell'arcangelo Michele è l'isolotto francese di Mont Saint-Michel. Qui, secondo la leggenda, l'arcangelo Michele apparve nel 709 a sant'Uberto, vescovo di Avranches, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Il vescovo ignorò tuttavia per due volte la richiesta, finchè san Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco  del suo dito (che caratterino!!!), lasciandolo tuttavia in vita.
 




Molto caro ai Russi, san Michele è oggetto di molte icone. Un monastero del XII secolo a lui dedicato, costruito sulla foce della Dvina, ha dato il nome alla città di Arcangelo, nel nord della Russia.





Giovanna d'Arco identificò nell'Arcangelo Michele una delle Voci che la ispirarono e la prima che le si presentò.







  
San Michele viene invocato per la buona morte perchè faccia entrare le anime in Paradiso ed è il protettore della Sinagoga e della Chiesa cristiana, dei paracadutisti, commercianti, maestri d'arme, poliziotti, merciai, speziali, fabbricanti di bilance e schermitori.

E' curiosa la storia di Cerveteri. Si racconta che l'8 maggio dell'842 i Saraceni, attratti da Cerveteri, tentarono un'incursione, ma dopo aver fatto pochi metri furono gradualmente avvolti da una fittissima nebbia. I Saraceni comunque non si arrestavano, poichè erano guidati dal suono della campana che avvisava i cittadini del pericolo. Ad un certo punto però le campane si fermarono improvvisamente, lasciando sbigottito lo stesso campanaro, e così i Saraceni furono costretti a tornare alle loro navi, avendo perso l'ultima speranza di orientamento. Non vi furono dubbi sulla causa: il massimo difensore della fede non aveva permesso che venisse profanato un luogo a lui caro, dato che lasciò anche le sue impronte sulla campana.
























sabato 26 luglio 2014

Sant'Anna

Oggi la Chiesa festeggia S.Anna e, siccome la mia mamma portava il suo nome, che in ebraico significa grazia, vorrei dedicarle questo post.

Anna e Gioacchino, i genitori della Vergine Maria, non sono mai nominati nei testi biblici canonici; la loro storia fu narrata per la prima volta negli apocrifi Protovangelo di Giacomo e Vangelo dello pseudo-Matteo, per poi arricchirsi di dettagli agiografici nel corso dei secoli, fino alla Legenda Aurea di Jacopone da Varagine.

Secondo i Vangeli apocrifi Anna era figlia di Achar, della tribù di Levi e sorella di Esmeria, madre di Santa Elisabetta.

Il suo matrimonio con Giacchino, uomo virtuoso e molto ricco della tribù del Regno di Giuda e della stirpe di Davide, non produsse prole, anche dopo venti anni, a causa della sterilità del marito : umiliato pubblicamente, Giacchino si ritirò nel deserto, tra i pastori.
Mentre erano separati, un angelo sarebbe apparso ad Anna e le avrebbe annunciato l'imminente concepimento di un figlio.





 Lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno anche a Giacchino. 

I due si incontrarono alla porta Aurea di Gerusalemme: gli autori vedono nel loro casto bacio il momento dell'immacolato concepimento di Maria.





 Secondo la tradizione Anna e Giacchino, con Maria bambina, abitavano a Gerusalemme nei pressi dell'attuale Porta dei Leoni.
Alla sua morte le reliquie della santa furono salvate dall'essere distrutte dallo stesso centurione Longino. I resti furono poi custoditi in Terra Santa, finchè ad opera di alcuni monaci non arrivarono in Francia dove rimasero per molti anni.





Il culto di S.Anna è molto diffuso sia in Occidente che in Oriente.
Invocata contro la sterilità e nei parti difficili, è protettrice delle nonne, delle madri e delle partorienti. In Italia sono molte le città ad averle dedicato una Chiesa.
In Bretagna viene invocata per la raccolta del fieno, inoltre è considerata patrona dei tornitori, carpentieri, falegnami, ebanisti, minatori, bottai e orefici, perchè custodì Maria come fosse un gioiello in uno scrigno. Sant'Anna è considerata anche patrona dei tessitori, dei fabbricanti di scope, dei commercianti di biancheria e dei sarti, poichè insegnò alla Vergine a tessere, cucire e pulire la casa.
 


E se ha saputo essere una mamma eccezionale, certamente sarà stata anche una magnifica nonna !
 

sabato 19 ottobre 2013

Aurora

Verso la fine di novembre nascerà la mia seconda nipotina e Beatrice ha scelto per lei il nome di Aurora.
Ecco perchè: fino a poco tempo fa Beatrice diceva di essere Aurora, la bella addormentata nel bosco, in quanto a carnevale, aveva indossato il vestito rosa di quella principessa. Dopo essere stata ad Eurodisney, però, Beatrice è diventata Rapunzel perchè là ha comprato il vestito viola di quest'altra principessa. Come fare, allora per risolvere questo sdoppiamento di personalità? Semplice! Lei resterà Rapunzel e la sorellina sarà Aurora. La sua scelta è stata accettata dai genitori e così sarà.






Aurora è quel momento prima dell'alba in cui il sole non è ancora sorto, ma già incomincia ad illuminare il cielo con una bella luce rosata.





Nella mitologia romana, Aurora è la dea dell'aurora. Il suo mito è parallelo a quello della dea greca Eos e della divinità vedica Uṣas.



Aurora Trionfante in una tela di Evelyn De Morgan

La dea Aurora si rinnova ogni mattina all'alba e vola attraverso il cielo, annunciando l'arrivo della mattina. È figlia del Titano Iperione e i suoi fratelli sono il sole e la luna. Inoltre ha molti mariti e quattro figli, i venti: del nord (Borea), dell'est (Euro), dell'ovest(Zefiro) e del sud (Noto). Uno dei mariti è il vecchio Titone, uomo per il quale la dea aveva ottenuto da Giove l'immortalità, ma, per un errore nella richiesta, non la perenne giovinezza. Più tardi, a Roma, il suo culto viene associato a Matuta nella divinità di Mater Matuta.



Mater Matuta, nella mitologia romana era la dea del Mattino o dell'Aurora e quindi protettrice della nascita degli uomini e delle cose. Più tardi associata alla dea greca Ino o, appunto, Aurora.
Aveva un tempio nel Foro Boario, accanto al Porto fluviale di Roma, consacrato secondo la leggenda da Romolo, distrutto nel 506 A.C. e ricostruito nel 396 A.C. da Marco Furio Camillo, nell'odierna area di Sant'Omobono, realizzato, forse, all'epoca di Servio Tullio (secondo quarto del VI secolo a.C.). Un altro tempio dedicato alla dea era nella città di Satricum.




La sua festa (Matrialia) veniva celebrata l'11 giugno, a questo culto erano ammesse solo le donne vergini o sposate una sola volta, il cui marito era ancora vivo, mentre le donne schiave ne erano severamente escluse.



Dante Alighieri la nomina nel Purgatorio nel canto II, 9 e nel canto IX, 1 dove è citata come "la concubina di Titone antico".