sabato 22 agosto 2020

Filosofia, profumi e massoneria

Si potrebbe pensare che queste tre parole non abbiano nulla in comune, invece...ho scoperto una storia interessante qui:      https://www.lesparfumsdelite.it/linea-zibermann                            e la voglio condividere.

Il marchio Zibermann è celebre per le eleganti penne stilografiche, i bijoux in cristalli Swarovski e le Eau de Parfum di nicchia.
Erich Zibermann, appassionato di filosofia medievale ,profumi ed essenze, ha dato vita a tutto questo.
Talmente appassionato ai profumi che, quando l'amore della sua vita scomparve, creò un profumo che gli ricordasse la magica essenza della donna alla quale non era mai riuscito a confessare il proprio amore.




Non ho mai odorato uno di questi profumi, nè ho mai visto penne stilografiche o gioielli di questo marchio, ma la curiosità è tanta, per cui, appena mi sarà possibile, cercherò di conoscerli.



I profumi della Linea Zibermann sono ispirati alla figura di Erich Zibermann, entusiasta e appassionato studente di filosofia medievale alla prestigiosa Università di Heidelberg. Zibermann passava gran parte del suo tempo immerso nelle ricerche nelle antiche sale della biblioteca che avevano visto passare centinaia di studenti, generazioni gloriose come quella romantica, precedente alla sua, che si era impegnata insieme ai rivoluzionari nel 1848.

La figura di Erich Zibermann è quella di un rivoluzionario colto e sensibile. I suoi studi di filosofia medievale lo portarono all'incontro con lo studioso rivoluzionario Wolfgang Kantus, impegnato a ordire trame contro il cancelliere Bismark. Erich sottrasse dalla biblioteca di Heidelberg un manoscritto medievale per consentire a Kantus di approfondire le sue ricerche e i suoi studi notturni ma, dopo l'arresto dell'amico per sommossa, si ritrovò a dover restaurare il testo con l'ausilio di una penna stilografica sapientemente modificata e il supporto sempre presente di Jasmine, affascinante fanciulla conosciuta tramite il suo amico. Il lavoro notturno al fianco di Jasmine nella certosina opera di 

restauro diede origine a un amore mai dichiarato per la donna, il cui profumo intenso evocava mondi misteriosi e seducenti.



L'idillio si concluse improvvisamente con la scomparsa di Jasmine, ma Erich proseguì la sua opera fino alla ricostruzione del manoscritto e alla furtiva restituzione alla biblioteca. Tuttavia, il profumo di Jasmine aveva destato sospetti nel vice direttore della facoltà di filosofia che, attratto dall'odore aveva seguito la vicenda di nascosto, riferendo tutto ai suoi superiori. Durante la festa della goliardia la trama di Zibermann fu svelata dal rettore e dal direttore della biblioteca, che dapprima denunciarono il trafugatore e, subito dopo, lo elogiarono per la sua opera e per l'invenzione di quella innovativa stilografica. Terminata l'università, Zibermann trovò il successo brevettando la sua penna stilografica, ma le sue ricerche non trovavano pace. Il profumo di Jasmine era una dolce ossessione che condusse il filosofo in Oriente, alla ricerca di quella fragranza. Durante il suo viaggio Erich sviluppò un'innata conoscenza per le essenze, che lo condusse alla creazione di un profumo intenso e magico, come l'amore per quella donna misteriosa. Da questa storia nascono i profumi della linea Zibermann.






I profumi Zibermann vengono prodotti, se non capisco male, da una nota casa napoletana, Les parfums d'elite.. Alcuni di questi profumi di nicchia vengono abbinati all'idea della massoneria:

Il titolare dell'azienda e maestro profumiere Antonio Attaniese è da sempre attratto dagli ideali di amore fraterno, di soccorso e di verità sui quali si basa la massoneria. È questa religione umana che regola i rapporti dell'uomo con l'uomo, volta a elevare l'animo e la certezza di far parte di una famiglia con la quale condividere un linguaggio di segni noti solo ai suoi membri, a ispirare la creazione dei suoi profumi della linea massonica, dedicati alla massoneria.

Primo tra i profumi della Linea Massonica, Il Grande sigillo - The Great Seal - si ispira all''immagine della piramide, che compare in molti sigilli massonici e che esprime l'idea di un percorso ascendente, gerarchico e graduale, proprio delle scuole iniziatiche. Alla sommità della piramide si trova il Pyramidion che, nella tradizione egizia, rappresentava la pietra Benben, l'altura primordiale emersa dal caos dell'oceano Nun e sulla quale il dio Atum diede il via al processo cosmogonico. L'occhio che si vede nella faccia triangolare del Pyramidion rappresenta l'occhio di Ra, legato alla religione egizia.




In origine nella massoneria operativa, il titolo di maestro non era riferito a un terzo grado iniziatico ma era attribuito solo a chi fosse in grado di dirigere il lavoro degli operai o di gestire un'officina o un cantiere e in ogni caso solo un numero esiguo di compagni riusciva ad acquisire la maestranza dopo aver dato prova delle sue capacità. Dalle Costituzioni della Libera Muratoria redatte nel 1721 appare evidente che la massoneria ha ormai abbandonato il suo legame con il mestiere che si è trasformato in un rapporto di fratellanza fra "persone oneste e sincere". Il titolo diGran Maestro era comunemente attribuito al maestro che dirigeva i lavori di una loggia, mentre ora spetta al capo di un'obbedienza massonica, e chi dirige una loggia viene invece chiamato Maestro Venerabile.




Il 24 giugno 1717, nel giorno in cui si celebra la festività di San Giovanni Battista, quattro logge di Londra dai nomi pittoreschi L'Oca e la Graticola, La Corona, Il Melo e Il Boccale e gli Acini, che traevano il loro nome dalle locande in cui i Fratelli si incontravano, si riunirono sotto la presidenza di Christopher Wren e costituirono la grande loggia di Londra. L'Oca Nera non è il nome di una delle locande in cui si riunivano i liberi muratori prima di dare vita alla moderna massoneria, ma evoca il ricordo di queste riunioni che consentivano l'incontro fra i liberi muratori "operativi" e gli "speculativi", intellettuali, pensatori e persone non del mestiere, che tuttavia erano state "accettate nelle confraternite muratorie". Da queste riunioni è nata la massoneria come la conosciamo oggi.






A completare l'assortimento di profumi della Linea Massonica, ecco Luna d'Argento: dopo essere stato iniziato, un Libero Muratore riceve in dono due paia di guanti: il primo è destinato a lui, il secondo è destinato alla donna che per lui rappresenta la perfetta polarità contraria del neofita, la sua controparte "lunare". Viene in tal modo accennato a un antico concetto, secondo il quale ogni uomo deve essere completato dalla sua controparte femminile, la sua luna, appunto, che rappresenti la sua polarità opposta.

martedì 18 agosto 2020

Varietà di basilico

 Quando ho scritto il post che trovate qui: http://ilclandimariapia.blogspot.com/search?q=basilico, dove parlo del basilico e delle leggende che lo riguardano, non sapevo ancora che ne esistono alcune varietà diverse da quello comune.

Una di queste varietà  si chiama basilico di montagna. L'ho scoperto ieri, perchè qualcuno ne ha pubblicato una fotografia su facebook.




Mi sono documentata qui https://www.giardinaggio.it/orto/singoleorticole/basilico/basilico.asp

Il basilico è una delle piante aromatiche più coltivate in Italia; in effetti si tratta di una piccola pianta erbacea, originaria dell’Asia, che giunse in Europa secoli or sono, e viene coltivata sia in Europa, sia in Asia, da moltissimo tempo. In effetti il basilico che siamo abituati a mangiare e vedere nell’orto è una pianta ibrida, il cui nome botanico è Ocymum basilicum “genovese”, a testimonianza della città in cui l’utilizzo del basilico è più diffuso. Si tratta di una pianta perenne, coltivata in genere come annuale, in quanto teme il freddo, e temperature al d sotto dei 10°C ne causano il rapido deperimento. Il basilico, così come noi lo conosciamo, è solo una delle diverse varietà diffuse in coltivazione; infatti, nella cucina italiana si apprezza in modo particolare il basilico cosiddetto dolce, a foglia larga e dall’aroma delicato; ma non è così ovunque, in Asia ad) esempio, dove il basilico è ingrediente fondamentale di molte cucine regionali, si apprezzano di più varietà con aroma di liquirizia, di limone o maggiormente speziato; in Francia e in Grecia si preferisce il basilico cosiddetto a palla: una varietà di basilico a foglia minuta, Ocimum basilicum, var. minimum. Ma molte sono le varietà di basilico, e anche le specie diffuse in tutto il globo; esiste basilico a foglia porpora o viola, con aroma pungente, e anche basilico con alto contenuto di limonene nelle foglie, che dona loro un intenso profumo di limone.

Tutte le piante sono comunque simili, con foglie lanceolate, lisce, con venature ben visibili, di un bel colore verde intenso; i fusti sottili, sono eretti e non ramificati, e all’apice, verso la fine dell’estate, si produce una piccola spiga di fiori viola, a cui seguono i frutti legnosi, capsule contenenti i piccoli semi neri.




Per quanto riguarda il basilico di montagna, o artico, leggo qui:

 http://fioriefoglie.tgcom24.it/2019/11/ortomania-pasta-al-pesto-anche-dautunno-con-il-basilico-di-montagna/

Lo chiamano basilico di montagna, perché le sue foglioline fortemente aromatiche sono ancora perfettamente verdi anche quando arriva il fresco dell’autunno. Pur non resistendo al gelo intenso, il basilico di montagna è comunque interessante per la sua capacità di prolungare la stagione fornendo foglioline fresche che, si dice, hanno un sapore speziato a metà tra il basilico e il timo.
Mentre dunque il nostro amato basilico genovese si è ingiallito senza rimedio non appena la bella stagione si è conclusa, il basilico di montagna può ancora offrire per tutto l’autunno il piacere di portare in tavola piatti conditi con erbe fresche.





Chiamato anche “basilico perenne” (o artico, o alpino) a causa della sua capacità, in climi miti o ambienti protetti, di superare l’inverno, il basilico di montagna si presta bene anche per la produzione di pesto: il sapore sarà sicuramente diverso ma molto gradevole al palato per profumo e consistenza.

Questa è una cosa ottima, spero, per quelli come me che amano il pesto, ma non riescono a digerirlo. Lo voglio proprio provare!


Il basilico cannella è una particolare varietà di basilico che si riconosce dall’intenso e inconfondibile profumo di cannella. Ha origini messicane.

E’ come tutti i basilici una pianta annuale con foglie di color verde scuro mentre i fiori sono grandi e di un bellissimo color viola, simili a quelli del basilico liquirizia.

In cucina può essere utilizzato in ogni ricetta che preveda la presenza di cannella, quindi per piatti prevalentemente orientali o arabi. Ma anche nella nostra cucina può essere utilizzato con sughi leggeri per esaltarne il gusto.





Il basilico greco è una particolare cultivar di basilico che si caratterizza per un aspetto davvero particolare che a colpo d'occhio difficilmente lo caratterizza come basilico. Le foglie sono di un colore verde chiaro, piccolissime e appuntite ed emanano un profumo particolarmente intenso; un'altra particolarità di questa varietà di basilico è proprio il modo in cui la pianta si sviluppa poiché, crescendo, presenta l'aspetto di un cespuglio che ricorda la forma di un palloncino.

Il basilico greco viene utilizzato come piantina ornamentale proprio per il suo aspetto particolare ma anche per creare delle bellissime bordure in giardino lungo vialetti e aiuole anche quando non è ancora fiorito. Il suo aroma molto intenso lo rende inoltre molto versatile in cucina per guarnire numerosi piatti con un tocco di colore e per conferire loro una nota aromatica davvero unica e particolare.



Questa particolare varietà di basilico, oltre ad avere le caratteristiche e tutte le proprietà organolettiche del basilico classico, ha foglie molto profumate e dall'aroma che ricorda la fragranza del limone.




Varietà di basilico dalle foglie molto profumate, alla fragranza di liquirizia. Le foglie sono molto sottili e verdi scure mentre i fiori che la pianta produce in autunno sono di un bellissimo viola intenso. Se posizionate a mezz'ombra, le foglie acquisicono un aroma ancora più forte.
E' una tipologia di basilico, come come quello cannella, può essere utilizzato in cucina per arricchire piatti della cucina asiatica ed orientale.



Questa varietà di basilico, oltre ad avere tutte le caratteristiche e proprietà organolettiche del basilico classico, ha le foglie molto profumate con fragranza di menta.



Il basilico rosso è una particolare cultivar di basilico che si caratterizza per un colore davvero particolare. Le foglie sono seghettate e presentano la classica forma del comune basilico che noi tutti conosciamo ma la particolarità sta proprio nel loro colore, un rosso scuro tendente quasi al viola. Il profumo che emanano è particolarmente intenso ed è proprio questa caratteristica che rende il basilico rosso un ingrediente davvero immancabile in cucina.

Il basilico rosso, grazie al suo colore particolare, viene utilizzato come piantina ornamentale, soprattutto per creare delle bellissime bordure lungo i vialetti o le aiuole. Il suo aroma molto intenso e particolare lo rende inoltre un ingrediente molto versatile in cucina per guarnire numerosi piatti con un tocco di colore e per conferire loro una nota aromatica davvero unica e particolare ed è inoltre particolarmente utilizzato nelle cucine asiatiche.

domenica 16 agosto 2020

Olive Kitteridge di Elizabeth Strout

E' da molto tempo che non parlo delle mie letture, da quando mi sono resa conto di quanto fosse inutile spiegare ad altri se e perchè un libro mi fosse piaciuto, data la delusione personalmente provata molte volte nella lettura di romanzi caldamente consigliati. I gusti sono decisamente personali ed è meglio che ognuno scopra da sè quello che gli piace.

Voglio invece condividere la scoperta di questo libro, che mi ha passato mia sorella, che ho preso malvolentieri e che non avrei mai comperato per conto mio: copertina per nulla accattivante, scrittrice a me del tutto sconosciuta, premio Pulitzer vinto e, ultimo, ma non meno importante, non romanzo, ma raccolta di racconti. Tutti motivi che mi hanno fatto trascurare questo libro, uscito addirittura nel 2008 in America e l'anno dopo in Italia.







Da Amazon:

In un angolo del continente nordamericano c’è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull’Oceano Atlantico c’è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un’insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltiplicarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell’animo di chi le sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito, Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima, abbandonata sull’altare ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex insegnante: «Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi». E poi molti altri personaggi, tutti davvero interessanti.

Con dolore, e con disarmante onestà, in Olive Kitteridge si accampano i vari accenti e declinazioni della condizione umana – e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. E il fragile, sottile miracolo di un’altissima pagina di storia della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo “romanzo in racconti”, del Premio Pulitzer 2009.


Cosa posso dire? Io che amo i volumi grossi, dove il racconto presenta un personaggio principale, a cui accadono avvenimenti molto coinvolgenti e dove i comprimari fanno solo da corollario, ho apprezzato per la prima volta una serie di racconti che sono legati tra loro solo da un filo sottilissimo, quasi inesistente. Forse ha avuto la sua parte il sollievo di non dover ricordare sempre chi è chi e che cosa ha fatto ( un handicap dell'età!!), ma non è solo quello. Questo libro, leggero, ma profondo,  è scritto benissimo e se avessi il tempo di rileggere,  lo farei con una matita in mano, per sottolineare frasi e pensieri che ad una lettura superficiale possono sembrare banali, ma che invece sono molto significativi e toccano corde nascoste nell'anima.
Probabilmente lo rileggerò e lo farò, nonostante l'ansia di avere poco tempo, ormai, davanti ad una pletora infinita di libri da scoprire ancora...


Al momento sto leggendo il seguito:




Eccone la sinossi:

Che ne è stato di Olive Kitteridge? Da quando l’abbiamo persa di vista, l’irresistibile eroina di Crosby nel Maine non si è mai mossa dalla sua asfittica cittadina costiera, e da lí ha continuato a guardare il mondo con la stessa burbera empatia. Sono passati gli anni, ma la vita non ha ancora finito con lei, né lei con la vita. C’è posto per un nuovo amore, nella sua vecchiaia, e amicizie profonde, e implacabili verità. Perché in un mondo dove tutto cambia, Olive è ancora lei.

Olive Kitteridge. Insegnante di matematica in pensione, vedova di Henry, il buon farmacista della cittadina fittizia di Crosby nel Maine, madre di Christopher, podologo a New York, figlio lontano in ogni senso; solo una «vecchia ciabatta» scorbutica per molti in paese; una donna scontrosa, irascibile, sconveniente, fin troppo franca, eppure infallibilmente sintonizzata sui movimenti dell’animo umano e intensamente sensibile alle sorti dei suoi consimili: è questa la creatura straordinaria che abbiamo conosciuto un decennio fa, quando la pubblicazione del volume di storie collegate che porta il suo nome l’ha consacrata a eroina letteraria fra le piú amate di ogni tempo ed è valsa alla sua artefice il Premio Pulitzer per la narrativa. In Olive, ancora lei, Elizabeth Strout riprende il filo da dove l’aveva lasciato e in questo nuovo «romanzo in racconti» ci narra il successivo decennio, l’estrema maturità di Olive, dunque. Ma in questa sua vecchiaia c’è una vita intera. Un nuovo amore, innanzitutto. Jack Kennison è un docente di Harvard ora in pensione, vedovo come Olive. A parte questo i due non hanno granché in comune, eppure la loro relazione ha la forza di chi si aggrappa alla vita, e le passioni che muovono i due amanti – la complicità e il desiderio raccontati in Travaglio, la rivalsa e la gelosia di Pedicure – ne trascendono i molti anni. Trascendere il tempo è però una battaglia che non si può vincere e racconto dopo racconto, anno dopo anno, Olive si trova ad affrontare nuove forme di perdita. Deve fare i conti con la propria maternità fallace in Bambini senza madre, con la decadenza fisica in Cuore, con la solitudine in Poeta. Ma contemporaneamente, e senza rinunciare al suo piglio irridente, leva, quasi a ogni racconto, una specie di quieta, tutta terrena speranza. La vita riserva qui piccoli momenti di rivelazione, istanti di comunione, brevi felicità. Succede, magicamente, in Luce, succede in Amica, dove l’incontro insperato con l’ultima compagna di strada è insieme un’appagante occasione di rincontro per i lettori di Elizabeth Strout.


E che conclusioni traggo da questo romanzo? Olive sono io! Non prendetemi per immodesta, ma mi ci ritrovo proprio in questa donna scostante, pettegola, decisamente antipatica, ma molto realistica e certamente più intelligente e profonda di me.Per lo meno, mi ci ritrovo nella sua parte negativa. Ecco vorrei conquistare le sue qualità, dato che il libro mi ha insegnato ad accettare semplicemente tutto il peggio che c'è in Olive e che ritrovo in me stessa.
Sì, questi due libri li comprerò, perchè non vanno letti su un kindle e li rileggerò con la matita in mano! E, naturalmente, mi informerò sugli altri lavoro della Strout, perchè scrive in un modo decisamente da non perdere.

P.S. In America è stata fatta una serie TV in quattro puntate ( solo???). Chissà se la trasmetteranno anche da noi? magari l'hanno già fatto e io non lo so....

mercoledì 12 agosto 2020

Lo smalto per le unghie



Personalmente lo uso solo d'estate, solo sulle unghie dei piedi e solo rosso. Lo smalto, però è un cosmetico di grande attualità, di grande fascino e di molteplici risultati. La moda, oggi, lo vuole semipermamente o addirittura permanente e consente di sbizzarrirsi tra mille forme e colori.  Scegliere il proprio look può essere divertente e può servire anche ad esprimere la propria creatività.
Vediamo qui   https://www.amichedismalto.it/storia-dello-smalto-per-unghie-tra-fascino-e-seduzione/     un po' di storia di questo cosmetico:

lo smalto per unghie è un cosmetico utilizzato fin dai tempi antichi e che veniva utilizzato per identificare lo status sociale.
In India il concetto di manicure iniziò oltre 5000 anni fa, con l’uso di henné come una vernice per unghie.





I cinesi nel 300 a.c. usarono lo smalto per unghie (una miscela a base di albume d’uovo, gelatina, cera d’api e gomma arabica) come un modo per indicare ricchezza e status sociale.
Durante la dinastia Zhou (circa 600 a.C.), veniva utilizzata la polvere d’oro e d’argento per creare i colori indossati dai nobili e in base al colore utilizzato, veniva identificato lo status sociale di una donna.
Una donna di classe media ad esempio, portava lo smalto rosa mentre oro e argento ovviamente per i nobili.




Anche in Egitto si usava smaltare le unghie. I metodi degli egiziani erano diversi da quelli dei cinesi ma il colore indicava comunque lo stato sociale, con tonalità di rosso profondo riservati per quelli di alto rango.
Cleopatra e Nefertiti, grandi regine anche di seduzione, furono grandi fan di hennè per la colorazione delle unghie. La prima utilizzava toni tendenti al cremisi, mentre la seconda prediligeva il rosso rubino.




Gli inca infine, furono i padri della nail art dipingendo immagini di aquile sulla punta delle dita.




Un salto nella storia dello smalto fino al Medioevo quando questa pratica venne abbandonata e riapparve solo durante il Rinascimento per impreziosire le mani delle nobildonne del tempo.



Arriviamo all’epoca Vittoriana, quando divenne popolare lo smalto con olio e un pezzo di camoscio, almeno secondo si racconta in Madame Bovary di Gustave Flaubert.





e poi nel 900...

-1911: creazione del marchio Cutex fondato da Northam Warren e che racchiudeva una serie di prodotti per le unghie. Il primo prodotto Cutex fu un dispositivo liquido di rimozione della cuticole. Subito dopo aver riscosso successo tra le donne, Warren estese la linea di prodotti. Egli creò un nuovo modo di fare la manicure e mise in commercio una formula di smalto liquido. ll prodotto, venduto nei primi anni ’20, consisteva in una bottiglia tappata sigillata, con un pennello separato.




–1920: decollo dello smalto per unghie nel momento in cui la make up artist francese Michelle Ménard collaborò con la società di Charles Revson, o Revlon, così come la conosciamo oggi. Ispirata dagli smalti utilizzati per dipingere le automobili, Ménard si chiese se qualcosa di simile poteva essere applicata alle unghie. Questa sua richiesta fornì la base per gli smalti colorati.




-1930: la forma di manicure prediletta fu quella a mezza luna. Si trattava di lasciare bianca o non smaltata la lunula e la punta dell’ unghia.. La regola principale di Revlon era coordinare il colore del rossetto con quello delle unghie. Nacque così nel 1939 il concetto di “labbra e unghie coordinate” e fu uno strepitoso successo. Revlon, inoltre, raccomandava di applicarlo sull’intera lamina ungueale dalla base dell’unghia al bordo libero. Ciò consentiva la copertura dei difetti delle unghie. Inoltre gli smalti dovevano essere diversi per ogni stagione.



Nel 1934 Maxwell Lappe (dentista) creò le unghie finte per le persone che avevano unghie corte e poco curate, e nel 1937 fu depositato il primo brevetto per la tecnica di estensione delle unghie.


Negli anni ’40, con la nascita del Technicolor, le aziende cosmetiche iniziarono a puntare molto sul marketing di massa. L’incredibile aumento delle vendite, dello smalto per unghie in particolare, in tempi così difficili, stimolò la creatività delle case produttrici che perfezionarono le formule e ampliarono le gamme dei colori.



–1950: furono di gran moda gli smalti Scarlet con rossetti corrispondenti. Veniva preso spunto dalle star della cinematografia che utilizzavano colori accesi (ad esempio le mani di Rita Hayworth nel film Blood and Sand del 1941).







-1960: presero piede le tonalità pallide e pastello rispetto ai rossi degli anni precedenti.



-1970: fu la volta delle unghie finte inserite sotto le cuticole per farle sembrare il più naturale possibile. La colla utilizzata non era resistente all’acqua e infatti, queste non permanevano a lungo. Nel 1978 furono introdotte le unghie acriliche e l’inventore fu un dentista (Fred Slack e l’invenzione risale al 1954).


-1980: emersero colori audaci come rossi brillanti e fucsia. Venne introdotto il primo sistema in gel UV associato alla relativa lampada.



-1990: la tonalità del rosso scuro e nero era diventata un classico, ancora molto ricercato oggi. Inoltre, ebbero successo, unghie acriliche, nail art e sono stati proposti numerosi colori.



-2000 -2010: i prodotti per l’ estensione delle unghie hanno subito miglioramenti in sicurezza e facilità d’uso. E’ cresciuto l’interesse per il settore delle unghie tale da riscuotete tuttora un clamoroso successo. Diverse forme, colori e fantasie caratterizzano tutt’oggi questo settore tale da creare un grande business tra i marchi più famosi e non solo.



E oggi, 2020, via libera a qualsiasi colore e forma! tutto è permesso, a seconda dei gusti...la chiamano nail art!









































Le mie preferite, però, rimangono queste: