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venerdì 19 febbraio 2016

The Dutch Wave





Tutto cominciò dalle idee innovative di giardinaggio praticate dal coltivatore e paesaggista tedesco Karl Foester  nella prima parte del XX secolo.




Sembrava che tali teorie non fossero destinate a sopravvivergli,ma contro ogni previsione negli anni '60 e '70 furono riprese dagli architetti paesaggisti tedeschi che incominciarono a sperimentare l'uso di erbacee perenni e graminacee ben strutturate per coprire vaste zone nei parchi, allo scopo di ridurre i tempi richiesti per la falciatura dei prati e i costi di manutenzione in genere.

Piano piano questa nuova impostazione di fare giardino, che potremmo definire naturalistica, prese piede negli Stati Uniti e nei paesi della zona centro settentrionale d'Europa,in particolare in Olanda, dal momento che  richiamava alla mente la vegetazione spontanea delle vaste praterie americane e delle pianure del Nord, entrando spesso a far parte anche dell'arredamento urbano con proposte indubbiamente di grande effetto.




L'olandese Piet Oudolf è stato il leader del movimento chiamato The Dutch Wave e della concezione di progettare giardini su base ecologica, cercando di ricreare le spontaneità della natura e , come egli stesso sosteva, suscitarne l'emozione.

Piet Oudolf, che oggi gode di fama mondiale per aver allestito parchi nelle metropoli americane,vive e lavora ad Hummelo, in Olanda e ogno anno il suo giardino è visitato da migliaia di persone, non solo semplici amanti del verde, ma anche da professionisti provenienti da ogni parte del mondo in cerca di ispirazione.























Hummelo racconta la storia di come il giardino si è evoluto nelle ultime tre decadi, da quando Oudolf si trasferì con la moglie Anja e i due figli in questo angolo sperduto del mondo nel 1982.


























Oudolf ha progettato molti giardini aperti al pubblico ed ha ispirato il lavoro di numerosi architetti paesaggisti contemporanei. Oltre ai parchi delle grandi città, la creatività di questa tendenza si è estesa alla riqualificazione di aree urbane abbandonate, come ad esempio, ai tracciati di linee ferroviarie in disuso da tempo, come la High Line a New York.









 

















Oltre all'evidente effetto cromatico nel periodo di maggior fioritura, l'attenzione per il tipo di struttura , la quantita e l'accostamento dei diversi esemplari, fa si che il giardino sia gradevole anche durante le stagioni in cui le tradizionali erbacee perenni scompaiono.

domenica 29 marzo 2015

Ai limiti della fantasia: Little Sparta

Se il Garden of Cosmic Speculation  rappresenta la celebrazione della matematica e della scienza attraverso la natura, Little Sparta rappresenta la celebrazione della poesia, della letteratura e della storia con un linguaggio altrettanto originale.
Anche questo giardino si trova in Scozia, non lontano da Edimburgo, ed è stato creato dall'artista e poeta Ian Hamilton Finlay e da sua moglie Sue.





Nato originariamente nel 1966 con il nome di Stonypath, questo giardino arcadico fu ribattezzato nel 1983 dal suo ideatore con il nome di Little Sparta, in contrapposizione all'appellativo di Atene del Nord attribuito alla città di Edimburgo, giocando sull'antica rivalità tra le città greche di Atene e Sparta. Finley vi abitò fino a poco prima della sua morte nel 2006.







Negli oltre 23 anni di collaborazione Ian e Sue hanno fatto di Little Sparta una "composizione" conosciuta e apprezzata a livello internazionale, combinando esperimenti d'avanguardia con la genialità e l'inventiva scozzese e con la tradizione classica del giardino all'inglese. 

















Il concetto chiave di Ian su cui si fonda Little Sparta era quello di creare un poema-giardino in cui la scultura, il fiore, l'albero non sono oggetti distinti all'interno di un contesto ma si fondono in un tutt'uno con lo stesso.




















































Oggi il giardino appartiene al Little Sparta Trust che auspica di poter disporre di fondi sufficienti per provvedere alla sua conservazione.

Purtroppo non sono in grado di comprendere forme d'arte così estreme, perciò trovo questo giardino un po' inquietante; meglio per me frequentare i cari vecchi cespugli di rose, le violette, le margherite, le aiuole ordinatamente fiorite,i bossi sapientemente potati, banali forse ma molto più rassicuranti.