sabato 28 novembre 2015

Ada Leonora e Sopphia May Bowley

Il  blog http://alenquerensis.blogspot.it/ propone oggi una serie di illustrazioni di Ada Leonora Bowley, di cui io avevo postato diverse caroline e immagini qui:  http://ilclandimariapia.blogspot.it/2013/12/buon-natale-con-al-bowley.html
Le immagini di Alenquerensis sono diverse da quelle che avevo proposto io, quindi, dato che Alexandra mi consente di farlo, le copio e ve le propongo.
Nel frattempo ho trovato qualche notizia su Ada e la sorella Sophia:
Ada 1866-1943 e Sophia 1864-1960, erano due sorelle ricche di talento. Inseparabili, vissero insieme e  lavorarono  per tutta la vita illustrando libri e cartoline per Raphael Tuck & Sons.
Il padre, Edwin, era segretario alla British Empire Insurance Co e incoraggiò la vena artistica delle figlie. Fin dal 1877 Sophia aveva scritto ed illustrato favole di sua creazione e le aveva pubblicate privatamente. La ragazze frequentarono la Blackheath School of Art, Sophia proseguì i corsi alla Herkopner Art School e presentò i suoi quadri alla mostra della Royal Academy Summer Exibition.
Quando il padre perse il suo lavoro, le due giovani donne dovettero pensare al mantenimento della famiglia. Sophia era già abbastanza famosa  e scrisse e illustrò per diverse riviste vittoriane e creò valentine e cartoline fino ad arrivare alla Tucker & Sons per cui illustrò e scrisse parecchi libri.
Ada Leonora, come per tutto il resto della sua vita, seguì la sorella e anche lei fu impiegata dalla stessa editrice. Raphael Tuck era loro amico e le favorì in campo professionale, contribuendo alla loro popolarità. Le due sorelle, sebbene non si fossero mai sposate, conducevano una vita sociale molto attiva e fra i loro amici c'era la scrittrice per bambini Edith Nesbit.
Dopo la prima guerra mondiale il loro lavoro non fu più un'esclusiva della Tucker & Sons e i loro guadagni offrirono la sicurezza economica a tutta la famiglia.




Disegni di Ada Leonora:


























































Di Sophia May ho trovato pochissimi lavori, per lo più in bianco e nero, relativi alla fiaba dell Bella e la Bestia:
















venerdì 27 novembre 2015

Lo chignon

Non so se esiste una parola italiana per definire questa pettinatura. La mia nipotina la chiama cucù. Può essere, comunque,  una delle acconciature più delicatamente femminili che esistono perchè può dare morbidezza ai lineamenti e illuminare il volto. Per contro può anche essere la pettinatura di vecchie megere, che tirano i capelli in una crocchia stretta, che "tira" perfino la pelle del viso accentuando i difetti della struttura ossea. Come ogni cosa relativa alla moda, tutto dipende da chi la indossa!!


La parola chignon proviene dalla frase francese chignon du cou, con la quale si indica la nuca. Lo chignon viene realizzato raccogliendo i capelli in un nodo sulla nuca, ma esistono molte varianti di stile. È un tipo di acconciatura indossata per occasioni speciali, come matrimoni o balletti, ma la base dello chignon viene usata anche per l'abbigliamento sportivo quotidiano.

I primi chignon risalgono all'epoca della Grecia antica, dove le donne ateniesi lo utilizzavano comunemente, fermandolo con fermagli di avorio o d'oro. Anche nella civiltà cinese lo chignon era molto diffuso. In tempi più recenti, lo chignon ha acquisito nuova popolarità durante l'era vittoriana, e di nuovo negli anni quaranta, durante la seconda guerra mondiale. È famosa l'acconciatura che Oscar Wilde sfoggiò nel 1884 alla fondazione della Fabian Society. Pare che tale acconciatura contribuì alla condanna per omosessualità che lo scrittore subì.


Lo chignon è l'acconciatura tipica delle ballerine di danza classica, delle ginnaste ritmiche e delle pattinatrici su ghiaccio ed è una pettinatura che non passa mai di moda.

Esistono diversi modi di fare lo chignon, alcuni molto complicati e, magari, creati anche con l'aiuto di toupet. Il mio preferito è quello più semplice: quel modo di raccogliere i capelli con un solo movimento della mano: un gesto che trovo di femminilità estrema, soprattutto quando è fatto da una bambina inconsapevole.