domenica 10 dicembre 2017

Canto di Natale a fumetti

All'inizio degli anni Cinquanta dalle mie parti c'erano ancora tracce della povertà che una guerra si lascia inevitabilmente alle spalle; si trattava però quasi sempre di una povertà vissuta con dignità, senza lagne o rancori, alla quale si poteva rispondere solo con gesti altrettanto discreti.
 Ricordo, ad esempio, che il venerdì, giorno di mercato nel paese in cui sono cresciuta,  dai paesi vicini  arrivavano uomini - a me sembravano vecchi - che anziché ostentare la loro povertà in piazza, dove tutti, anche se sconosciuti, avrebbero potuto notarla, preferivano suonare i campanelli delle case , mostrare il palmo della mano senza chiedere nulla ed accettare con un grazie qualunque cosa vi fosse posta, una moneta,del pane secco o un cartoccio con del cibo.
 Allora non c'era la possibilità di esprimere la solidarietà tramite un sms, sollecitato da maratone televisive o campagne pubblicitarie, né fare bonifici on line...

C'era poi una povertà che veniva da lontano ed erano i missionari a farcela conoscere, quando tornavano a casa per una breve vacanza da luoghi sperduti nel cuore dell'Africa.
Più che raccogliere pacchi di indumenti smessi, quasi sicuramente inadatti per climi così diversi dai nostri, i missionari promuovevano la raccolta di fondi attraverso l'abbonamento a riviste storiche come "Nigrizia" e "Il Piccolo Missionario".

Credo che mia madre sia stata tra i primi abbonati di entrambe le riviste, perché io le ricordo da sempre, ed ha continuato ad esserlo fino alla sua scomparsa nel 1988. Quando i miei figli, da bambini, andavano a trovare la nonna, si portavano a casa "Il Piccolo Missionario", così ricco di fumetti, immagini, storie, racconti  e curiosità davvero divertenti.
Ne conservo ancora qualche numero dei primi anni '80, e proprio da uno di questi ho tratto il fumetto che segue, una inedita interpretazione del famoso "Canto di Natale " scritto da Dickens.
















































































Il "Piccolo Missionario" era nato nel 1927, ispirandosi alla rivista inglese " My Little Missionary", pensato per bambini dagli 8 ai 15 anni, per avvicinarli ai problemi del Sud del Mondo, in particolare dell'Africa, ed è ancora vivo, nonostante i suoi novant'anni ,semplicemente con il nome PM.

Non è mai stato nelle edicole; si poteva avere solo per abbonamento ed oggi è anche su facebook.

Nelle pagine de " Il Piccolo Missionario" si trovavano nomi di illustratori famosi, a cominciare da Jacovitti, penne che avevano lavorato anche per altre pubblicazioni, come "Topolino" ed altri periodici a grande tiratura.

Quello che ha illustrato il fumetto che vi ho mostrato si firmava come TANER, pseudonimo di Renato Frascoli. Nato a Como nel 1927 e recentemente scomparso, è stato tra i più conosciuti illustratori della seconda metà del secolo scorso.












venerdì 8 dicembre 2017

Poesie sul silenzio

Alda Merini

Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina

disorientate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio.
Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.

Tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

Gli amici veri, pochi, uno ?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.

Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.





KAHLIL GIBRAN

Esiste qualcosa di più grande e più puro

rispetto a ciò che la bocca pronuncia.
Il silenzio illumina l'anima,
sussurra ai cuori e li unisce.
Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,
ci fa veleggiare
nel firmamento dello spirito,
ci avvicina al cielo;
ci fa sentire che il corpo
è nulla più che una prigione,
e questo mondo è un luogo d'esilio.






Pablo Neruda

Ora, lasciatemi tranquillo.
Ora, abituatevi senza di me.

Io chiuderò gli occhi
E voglio solo cinque cose,
cinque radici preferite.

Una è l'amore senza fine.
La seconda è vedere l'autunno.
Non posso vivere senza che le foglie
volino e tornino alla terra.

La terza è il grave inverno,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.

La quarta cosa è l'estate
rotonda come un'anguria.

La quinta cosa sono i tuoi occhi.
Matilde mia, beneamata,
non voglio dormire senza i tuoi occhi,
non voglio esistere senza che tu mi guardi:
io muto la primavera
perché tu continui a guardarmi.

Amici, questo è ciò che voglio.
E' quasi nulla e quasi tutto.

Ora se volete andatevene.
Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete per forza dimenticarmi,
cancellandomi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.

Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.

Accade che sono e che continuo.
.............................................. 





José Saramago

Si dice che ogni persona è un'isola,
e non è vero,
ogni persona è un silenzio,
questo sì,
un silenzio,
ciascuna con il proprio silenzio,
ciascuna con il silenzio che è.





Angelo De Pascalis

Quante cose da dirsi,
quanto cielo da darsi,
quanti sogni da mostrarsi.

Senza rumore....
Senza mondo.
Altrove …


(dalla pagina fb di Budicca)



mercoledì 6 dicembre 2017

Ssssht!

Sai tenere un segreto? Riesci a tacere quello che sai e non dirlo proprio a nessuno? E' un gioco, ai bambini piace moltissimo avere un segreto da non rivelare...anche se spesso, poi, se lo lasciano scappare...



Da: http://www.spaziopsi.it/html/i_segreti_nei_bambini_d_negli_

adulti del dott. Arturo Mona

La capacità di mentire o di mantenere un segreto nei bambini è collegata allo sviluppo delle capacità di metarappresentazione, ossia l'abilità di riconoscere ed attribuire a sé stessi ed agli altri degli stati mentali: pensieri, opinioni, desideri o intenzioni.
Intorno ai 3-4 anni, i bambini maturano la capacità di fingere, che ritroviamo nel gioco simbolico, nella finzione o nel mantenimento di un segreto. Anche in questa fase però i bambini rispetto agli adulti hanno un più basso livello di autocontrollo nella gestione ed espressione delle proprie emozioni e delle proprie intenzioni. Essi sono quindi, potenzialmente, meno efficienti nella "conservazione" di un segreto.
Nella psicologia dello sviluppo è ben noto lo sviluppo della 'teoria della mente' nei bambini.
















Le principali differenze tra uomini e donne:E' impossibile fare una netta distinzione, dato che le differenze tra uomini e donne sono profondamente determinate dall'influenza sociale. Si può quindi solo indicare delle tendenze generalistiche.
Nei discorsi di cui parlano le donne si riscontra una modalità narrativa più focalizzata sulle relazioni e sugli eventi sogggettivamente significativi; gli uomini si riuniscono di solito intorno al fare, ad un compito ed i loro discorsi tendono ad essere maggiormente ancorati alla concretezza, eventualmente a scapito della profondità.
Conseguentemente si può affermare che per una donna, mantenere un segreto può risultare più difficoltoso proprio perché i discorsi femminili tendono spontaneamente ad essere più ricchi di storie e racconti; per gli uomini, di solito meno attenti/interessati alle implicazioni soggettive, quando parlano tendono a raccontare/raccontarsi di meno e sono meno esposti al rischio/tentazione di svelare un segreto.















Differenze nella capacità di mantenere un segreto:Esistono persone capaci di mantenere un segreto perfettamente per anni e altre che proprio non ci riescono. Ci sono sicuramente diversi aspetti che possono influire in questo senso, tra cui per esempio: (a) introversione/estroversione - se sono propenso a raccontare e condividere con altri, piuttosto che ad avere un dialogo interiore privato, è probabile che io trovi più difficile mantenere per me un'informazione, un pensiero, una confidenza; (b) grado di autocontrollo vs. impulsività - una persona che tende irrefrenabilmente a dire quello che pensa e esprimere quello che sente sarà probabilmente meno in grado di mantenere un segreto rispetto ad una persona che tende a essere più 'studiata' e misurata; (c) dipendenza/indipendenza dal campo - una persona che tende ad essere dipendente dal campo, ossia condizionabile nelle opinioni, nei giudizi e nei comportamenti da quello che fanno gli altri potrà essere portata dalle condizioni a svelare, suo malgrado, un segreto magari a lungo protetto, mentre una persona indipendente dal campo non sarà influenzata così tanto dal contesto in cui si trova e, se è motivata, riuscirà a mantenere il segreto anche sotto pressione.




















lunedì 4 dicembre 2017

Santa Barbara

incisione di Jan van Eyck


Il 4 dicembre si festeggia Santa Barbara, perché si racconta che proprio in questo giorno, nel 306, la fanciulla morì martire, torturata con il fuoco dal suo stesso padre. 
 
 
Esistono diverse agiografie della santa, a volte discordi fra loro, ma tutte confermano che fu la fede in Dio a portarla al martirio.
 
Originaria dell'Anatolia, Barbara era figlia di Dioscoro, un uomo di religione pagana, che intendeva chiuderla in una torre per difenderla, a causa della sua grande bellezza, dal mondo esterno e dai pretendenti. Durante i lavori di costruzione della torre, Barbara nota che sono state previste solo due finestre, così ordina agli operai di costruirne una terza, per simboleggiare la Trinità divina, e prima di esservi rinchiusa, si battezza da sola in una piscina adiacente.
 
Quando il padre scopre la nuova fede della figlia, tenta di ucciderla. In un primo tempo Barbara riesce miracolosamente a sfuggirgli, ma viene subito ripresa e trascinata davanti a un magistrato e poiché si rifiuta di abiurare, viene sottoposta a terribili torture. I suoi carnefici cercano di ustionarla, ma le fiamme su di lei si spengono, così infieriscono sul suo corpo tagliandole i seni , colpendola al capo  e costringendola a sfilare nuda per le strade.
 
Infine il padre la trascina in cima a una montagna e la decapita con la sua stessa spada. Mentre scende a valle però, Dioscoro viene colpito e ucciso da un fulmine o da un fuoco mandato dal cielo per punirlo.
 
Per questo Santa Barbara è la protettrice degli artificieri, dei Vigili del Fuoco, dei minatori, dei marinai, degli artiglieri, degli architetti, degli ingegneri ambientali, dei muratori, dei campanari e degli ombrellai.
 
 
 

 
Nonostante le scarse notizie biografiche, il culto di Santa Barbara si diffuse rapidamente sia in Oriente che in Occidente, sulla spinta anche delle numerose leggende, ricche di dettagli tanto fantasiosi quanto irreali, costruite sulla sua vita e sulla sua tragica morte.
Anche i racconti dei numerosi miracoli avvenuti per sua intercessione, contribuirono ad aumentarne la popolarità.

L'imperatore Giustino nel VI secolo avrebbe trasferito le reliquie della martire dall'Egitto a Costantinopoli; qualche secolo più tardi i veneziani le trasferirono nella loro città, collocandole, dopo qualche sistemazione temporanea , nella chiesa di S.Giovanni Evangelista a Torcello e successivamente nella chiesa di San Martino di Burano.


Santa Barbara viene invocata per scongiurare i pericoli del fulmine e della morte improvvisa, il che l'ha fatta entrare nel numero dei santi ausiliatori, un gruppo di quattordici santi alla cui intercessione la tradizione popolare attribuisce particolare efficacia. 
 
 

 
Santa Barbara, a destra della Madonna Sistina, di Raffaello Sanzio
 
 
 
 Nel XV e XVI secolo si assiste ad una grande fioritura di rappresentazioni di Santa Barbara in opere artistiche di autori italiani, fiamminghi e tedeschi.
Spesso viene rappresentata con oggetti che accompagnano la sua leggenda, come la torre con tre finestre, o, in quanto martire, viene associata alla palma, alla corona o al diadema, o alla spada con cui fu uccisa.





Altri oggetti a lei associati, specialmente dopo il XV secolo, sono il calice e l'ostia, a rappresentare l'accompagnamento cristiano alla morte.




Santa Barbara in un'icona russa del XVIII secolo

Santa Barbara viene generalmente rappresentata riccamente vestita, come in questo dipinto di Francisco Goya, ma fino a prima del Concilio di Trento, esistevano opere in cui appariva seminuda.








Il grano di Santa Barbara è una delle tradizioni natalizie più popolari del sud della Francia, in particolare in Provenza, e si svolge ogni anno il 4 dicembre, nel giorno a lei dedicato.







La tradizione è quella di seminare semi di grano che vengono disposti in tre piattini, detti seitoun, coperti di cotone umido e lasciati germogliare. Il grano di Santa Barbara ben germogliato è simbolo di prosperità per l'anno che segue: la credenza popolare dice , in lingua provenzale, " Quand lou blad vèn bèn, tout vèn bèn. !"  - Quando il grano cresce bene, tutto va bene.





I piattini , che simboleggiano la Santissima Trinità, fanno parte della decorazione della tavola della Vigilia di Natale. Il 25 dicembre, la padrona di casa  adorna i grani con nastri gialli e rossi e a partire dal 26 dicembre vengono posti vicino al presepe fino all'Epifania.





 

sabato 2 dicembre 2017

Il nostro stemma - la storia


Un po' di storia della mia città. La leggo qui:

https://medium.com/@ComunediBergamo/il-nuovo-stemma-comunale-per-bergamo-città-regia-920a0a17b3e0

In data 11 ottobre 1817, esattamente due secoli fa, l’Imperatore d’Austria, Francesco I°, emanava un Decreto con il quale concedeva, alla nostra Città di potersi dotare di un nuovo Stemma.

La storia di questo nuovo stemma, è molto lunga e vale (forse) la pena di conoscerla. Dal 7 aprile 1815, con una propria Patente, l’ Imperatore austriaco aveva elevato Bergamo al ‘sommo onore’ di Città Regia: questo nuovo e importante riconoscimento istituzionale della Città non poteva però ancora esprimersi con uno Stemma che ne rappresentasse simbolicamente l’importanza.







Questa situazione, era vissuta dal Consiglio comunale e dalla classe dirigente di allora come una ‘sottovalutazione’ , una ‘menomazione’ dell’importanza della Città e della sua storia.

Si pensi che la prima richiesta ufficiale, da parte del Consiglio, di poter disporre di una ‘propria arma’ (stemma) risale al 1812 ed era una richiesta precisa: il Consiglio chiedeva di poter disporre del proprio ‘Stemma antico’, cioè di quello in uso prima del 1796, di fatto lo stemma usato nel corso del dominio veneziano.

La risposta fu negativa; altre richieste vennero inoltrate, ma sempre le risposte furono negative.

Tutto parve arenarsi, ma con il cambio del regime politico, dal Regno d’Italia al Regno Lombardo-Veneto austriaco, nel 1814, e la successiva dichiarazione che fa di Bergamo una Città Regia, il Consiglio riprese a sperare e a inoltrare nuove richiesta per ottenere un nuovo stemma.

La condizione di Città Regia significava molto per l’orgoglio cittadino: innanzitutto la possibilità di poter inviare un proprio deputato alla ‘Congregazione Centrale’, cioè al Parlamento, ed essere riconosciuta come una città importante, anche dal punto di vista economico. Insomma essere riconosciuta come città di ‘prima grandezza’.

Continuava però ad essere diffusa la sensazione che la mancanza di un apposito ‘stemma’ impoverisse questa nuova condizione per cui il Consiglio riprende ad inoltrare richieste.

Ecco dunque che, finalmente, l’11 ottobre di due secoli fa, l’Imperatore concede il nuovo Stemma: non era proprio quello che il Consiglio, per anni aveva richiesto, ma era comunque uno stemma carico di valori simbolici.





Sullo scudo ‘partito di oro e di rosso’ (colori storicamente tradizionali della nostra Città) vi è la corona ducale (in memoria del periodo longobardo nel corso del quale Bergamo fu un importante ducato); sopra la corona troneggia ‘l’aquila bicipite’ (simbolo dell’Impero).

Questa decisione fu accolta con entusiasmo in città. Lo Stemma rappresentò la Città sino alla fine Regno Lombardo Veneto: quando Bergamo entrò dapprima a far parte del Regno Sardo Piemontese e poi del Regno d’Italia, anche lo stemma cambiò, in particolare l’aquila bicipite prese ‘il volo’.



Questo stemma però è riapparso, aquila compresa, dopo la fine del regime fascista ed il ritorno della democrazia repubblicana quando la nuova Amministrazione, nel maggio del 1945, fece richiesta di poter utilizzare un nuovo stemma in sostituzione di quello usato nel periodo fascista.

La richiesta precisava che la città voleva utilizzare il ‘ vecchio ’ simbolo, intendendo con questa dizione che il simbolo avrebbe dovuto essere quello precedente il 1922, cioè precedente il regime fascista, senza altre particolari indicazioni: la richiesta, però, venne interpretata in un altro modo dal Ministero tanto che il Decreto relativo al nuovo Stemma, comunicato al Comune nel luglio del 1946, riproponeva proprio lo stemma del 1817!

Incredulità e sconcerto, ma l’Amministrazione ne prese atto ed il simbolo con l’aquila bicipite venne usato per oltre un anno, sino a poco prima delle elezioni politiche del 1948 quando lo stemma cambiò nuovamente e l’aquila prese definitivamente il volo.



Lo stemma di Bergamo è contraddistinto dai colori giallo e rosso, dalla raggiera e dalla corona cittadina; la blasonatura ufficiale è la seguente:
« Partito d'oro e di rosso, lo scudo accollato a un cerchio azzurro con la bordura raggiante d'oro, sormontato da una corona di Città. »
(D.P.C.M. del 28 novembre 1959)



Il gonfalone moderno, concesso con D.P.R. del 20 gennaio 1960, è un drappo di color rosso.