giovedì 3 agosto 2017

Le carte da gioco

L'origine delle carte da gioco è ignota, ma le prime testimonianze del loro uso risalgono a poco dopo l'invenzione della carta in Cina, probabilmente intorno al X secolo.
 
Coperte di ideogrammi, avevano tre semi e si ritiene che queste prime carte fossero in realtà denaro vero e che venissero utilizzate sia come strumento di gioco, sia come posta scommessa. 
 
Per certo il più vecchio mazzo di carte che si può ammirare, risalente al XV secolo, è arabo ed è custodito nel Museo Topkapi di Istanbul. Consiste in lamine intarsiate in oro con 4 semi.
 
 
 
 
Il mazzo dei  Mamelucchi comprendeva 52 carte con 4 semi; ogni seme comprendeva 10 carte e 3 figure; la cosa curiosa è che, per motivi religiosi ,le carte mamelucche mostravano disegni astratti, senza ritratti di persone, ma riportavano il nome di ufficiali dell'esercito.

Forse furono proprio i Mamelucchi egiziani ad introdurre in Europa le carte da gioco già nel XIV secolo attraverso la Spagna, ma tempi e modi sono ancora oggetto di discussione.

Una teoria piuttosto bizzarra associa le carte da gioco al calendario egizio, esportato dagli Ebrei in occasione della famosa fuga : in effetti le analogie non mancano : 52 carte  sono come le 52 settimane nell'anno; il totale dei punti delle carte fa 364 e con la matta si arriva a 365, i giorni dell'anno; il mazzo è diviso in 4 semi, come le stagioni  e in ogni seme ci sono 13 carte come i mesi lunari ancora presenti nel calendario ebraico, e altro ancora...

Altri ritengono che le carte siano nate direttamente in Spagna, per opera di un certo Nicolao Pepin, oppure importate li dai Fiamminghi , che con la Spagna intrattenevano molti rapporti commerciali.

Comunque siano andate le cose, l'Italia è il paese in cui le carte hanno avuto nel tempo il maggior sviluppo, sia come produzione che come qualità artistica.





Alla fine del XIV secolo l'uso delle carte da gioco si diffonde rapidamente in Europa. Risalgono al Quattrocento anche le carte dei Tarocchi, composti dall'unione di un mazzo di carte  tradizionale con una serie di carte speciali dette trionfi.

I mazzi più famosi e più antichi di Tarocchi pervenuti fino a noi furono realizzati per i Visconti di Milano e per gli Este di Ferrara.
L'unico mazzo completo del Quattrocento però è quello dei Tarocchi Sola-Busca, conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano.





Le carte da gioco divennero nel tempo patrimonio della cultura popolare, per questo sempre più numerose furono le ditte specializzate nella produzione di carte da gioco, con una gamma infinita di immagini da abbinare ai  quattro semi tradizionali, con tutte le variabili derivanti dalle diverse culture e tradizioni e dai giochi che nascevano dal loro impiego.




















 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 















 
 
 
 
 
 
C'è inoltre da osservare, e mi sembra davvero interessante, come  il tema del gioco delle carte si sia fatto ricorrente nell'arte, in particolare nella pittura, già a partire dal Cinquecento.
 
Uscito dall'ambito delle attività cortesi, il tavolo da gioco entrava nelle case della borghesia e ancor più nelle locande, nelle osterie, spesso al centro di risse furibonde. 
 
Così lo dipinse il Caravaggio e come lui altri pittori dell'epoca nei rispettivi paesi :
 
 
Van Leyden Lucas - Rinascimento fiammingo - (1494-1533)


 
Caravaggio - I bari -( 1571-1610)
 
 
Nicolas Regnier - Barocco Fiammingo (1591-1667)
 
 
George de la Tour - Barocco Francese (1593-1652)
 
Jan Steen - Olandese (1626-1679)
 
Ma il tema del gioco delle carte non sparì con il tempo dalle tele ; rimase sempre  gradito agli artisti del pennello, che lo rappresentarono secondo le diverse correnti pittoriche, fino ai nostri giorni.
 
Paul Cézanne - post impressionismo (1839-1906)
 
 
Gino Severini - tra Futurismo e Cubismo- (1883-1966)
 
 
Otto Dix - Tra espressionismo e dadaismo -(1891-1969)
 
Balthus -Tra pittura pre-rinascimentale e  De Chirico- (1908 - 2001)
 
Tante tante altre cose ci sarebbero ancora da dire sull'argomento, ma qui mi fermo: gli amici mi aspettano per la Scala Quaranta...
 
 
 
 
 

mercoledì 2 agosto 2017

Victor Gabriel Gilbert


Parigi, 1847 - Parigi, 1933





E' stato un pittore francese. Sin dall'infanzia Victor  mostrò una spiccata capacità artistica, ma purtroppo la sua famiglia non ebbe abbastanza denaro per inviare il giovane Victor all' École des Beaux-Arts, che Gilbert venne messo, perciò, a bottega da Eugene Adam, come pittore artigiano e decoratore. La sua educazione si formò ai corsi serali.
Forse grazie alla sua totale immersione nella vita parigina, i temi fondamentali delle sue tele furono scene di vita quotidiana, dei mercati e delle strade della capitale francese.
Nonostante la mancanza di una formazione ufficiale, Gilbert venne ammesso al Salon del 1873 e dell'anno successivo dove le sue opere vennero accolte favorevolmente dal pubblico e dalla critica a sostegno del movimento impressionista.
Gilbert emerse ufficialmente come pittore nel 1880 e nello stesso anno, in occasione del Salon, ottenne una medaglia e vendette una delle sue tele più famose "Un angolo di mercato del pesce di mattina".


A me piacciono particolarmente i suoi quadri che rappresentano il mercato dei fiori o, comunque, le donne con i fiori













































martedì 1 agosto 2017

Lo scrittoio

Interessante! Letto qui:http://www.antiques-magazine.com/storia-dello-scrittoio e copiato pari pari quasi tutto ( ma ho cambiato le immagini).





Un mobile per leggere e scrivere

Prima che fosse inventata la stampa, i libri erano oggetti pesanti e voluminosi, avevano una copertina di cuoio e pagine in pergamena, e necessitavano di un solido supporto per essere letti. Anche scrivere era un'azione più complessa di come lo è oggi, dato che richiedeva penna e calamaio. Nacque così un mobile per leggere e scrivere: lo scrittoio. 






I primi esemplari erano dei semplici piani di supporto costituiti da un'asse inclinata; nel corso dei secoli questi mobili si evolsero nella forma e nelle funzionalità per adattarsi alle nuove necessità: si arricchirono di ante e cassetti per permettere di custodire anche i libri, i materiali da cancelleria e i documenti importanti.

Oggi uno scrittoio antico si inserisce in casa come un complemento d'arredo piacevole e di grande fascino, ma è molto più di un mobile: è un oggetto storico, che ha attraversato i secoli passando di generazione in generazione; i più antichi sono stati realizzati a mano e sono dei veri e propri capolavori d'arte. Ecco la loro storia.



La tradizione dei monaci amanuensi
Nel Medioevo gli scrittoi erano diffusi principalmente nei monasteri. I monasteri erano i luoghi dove si teneva traccia del sapere dell'umanità: qui si custodivano gli antichi e preziosi libri delle civiltà greca e romana, che venivano copiati pazientemente a mano dai monaci amanuensi, in un rituale quotidiano che comparava il lavoro minuzioso e ripetitivo alla preghiera (da cui ha origine il motto “Ora et labora”).




I monaci raramente sapevano leggere e scrivere, eppure capirono l'importanza di preservare le antiche opere perché il mondo non perdesse le conoscenze raggiunte dall'uomo nelle epoche passate. Così, a lume di candela, si accingevano ogni giorno a trascrivere i libri in più esemplari, e per variare, abbellivano il testo disegnando delle miniature.
Fino al Medioevo, stare seduti era considerato un privilegio, perciò i monaci amanuensi scrivevano stando in piedi. La stanza in cui si scriveva era chiamata “scrittoio”, e solo dopo il Cinquecento il termine diventò il nome del mobile.






 In origine lo scrittoio era un semplice tavolo dal piano inclinato, al di sotto del quale poteva nascondersi un vano in cui riporre carta e calamaio, talvolta suddiviso in piccoli scomparti. Era un mobile di piccole dimensioni e somigliava ad un leggio, che poteva essere spostato agevolmente all'occorrenza.
Nei monasteri, come anche nelle università, gli scrittoi erano i posti dove venivano custoditi i libri preziosi, e perciò inevitabilmente avevano un corpo superiore con mensole e vani rinchiusi dalle ante, talvolta anche dei comparti segreti chiusi a chiave per conservare gli oggetti più importanti.





Da allora lo scrittoio ha avuto una lunga evoluzione, trasformandosi in una varietà di modelli adatti ad ogni esigenza. Fu proprio nel Medioevo che si avviò una ampia produzione di tavoli per la scrittura, nel periodo che si affermò un nuovo modo di lavorare: il lavoro salariato.

Il Rinascimento e il culto per la letteratura
Fino all'Ottocento era raro trovare uno scrittoio nelle case comuni, perché poche persone sapevano leggere e scrivere, e pochissime possedevano dei libri; spesso l'unico libro della casa era la Bibbia, scritta in latino.
I primi scrittoi diffusi nelle abitazioni erano infatti i luoghi dedicati alla lettura delle Scritture Sacre, ma ben presto divennero anche comode superfici per scrivere le lettere e firmare i documenti. Il piano di legno era rivestito di un sottile strato di cuoio per permettere una scrittura più fluente.





Il culto per le arti e la letteratura nel Rinascimento rese lo scrittoio un mobile indispensabile nelle famiglie più abbienti; questo veniva collocato nello studio, nel salone o accanto ad un punto di luce ed era il luogo dedicato allo studio, alla lettura e allo svago.

Anche le donne avevano accesso alla cultura nelle famiglie aristocratiche; esse amavano leggere, scrivere lettere e tenere dei diari su cui segnare i propri pensieri o avvenimenti quotidiani.




Per venire incontro alle loro esigenze, nel Settecento venne ideato il sécretaire, un modello elegante e decorativo di scrittoio che assecondava il gusto femminile. Dalle forme dolci e sinuose, il sécretaire ha un'anta ribaltabile che rivela al suo interno una moltitudine di cassetti e vani per custodire libri e oggetti preziosi; alcuni modelli hanno la duplice funzione di contenitori e presentano vari scomparti nel corpo inferiore.



In quest'epoca i mobili si arricchiscono di intarsi, decori floreali, inserti in bronzo, porcellana e madreperla. Compare il bonheur du jour, un tipo di scrittoio raffinato e di piccole dimensioni, che veniva usato dalle signore aristocratiche per scrivere lettere e diari. Alcuni modelli erano dotati di supporti per le candele, in modo che il piano fosse sempre illuminato.



La nascita dell'ufficio
La storia dello scrittoio è strettamente legata all'evoluzione dell'ufficio come luogo di lavoro.
Il lavoro burocratico è sempre esistito, e per secoli si è basato sul modello dei monaci amanuensi: era un lavoro intellettuale, da svolgere in solitudine e in riflessivo silenzio.

La crescita degli scambi commerciali nel Rinascimento rese necessaria una maggiore attività di organizzazione, e gli incarichi amministrativi si moltiplicarono.
I burocrati degli uffici di stato e degli studi borghesi avevano una stanza propria in cui lavorare e disponevano di una scrivania sontuosa e pregiata, che rappresentava uno status symbol sociale.
L'idea alla base era che la concentrazione forzata favorisse la produttività, e nell'Ottocento si associò a quella dell'intellettuale e dell'artista che necessitano di isolarsi dal mondo.



 
I luoghi di lavoro più comuni invece erano dei grandi stanzoni con file e file di scrivanie, a cui lavoravano svariate persone. Questa disposizione era dettata da motivi economici, ma anche dal fatto che la maggior parte del lavoro richiedeva compiti ripetitivi e gli impiegati potevano aiutarsi a vicenda, inoltre erano meglio controllati dallo staff. Le scrivanie erano dei semplici tavoli di grandi dimensioni, con numerosi cassetti per conservare i documenti.

La macchina da scrivere è stata l'oggetto più importante dell'ufficio per tutto il Novecento, almeno fino all'arrivo dei computer negli anni '80. Furono ideate delle scrivanie più piccole e basse per i dattilografi, ma oltre a queste non vi erano particolari accortezze per la comodità degli impiegati in ufficio.

Solo verso il 1950 i designer iniziarono a volgere l'attenzione ai luoghi di lavoro. I mobili iniziarono ad essere pensati tenendo conto anche alle esigenze fisiche e psicologiche degli impiegati, come il bisogno di cambiare posizione, e divennero più ergonomici; gli uffici venivano arredati rispecchiando lo stile architettonico dell'edificio.

 I banchi di scuola



Verso la fine del XIX secolo l'istruzione pubblica divenne obbligatoria per tutti i bambini, in gran parte degli stati europei. La grande partecipazione scolastica rese necessario dotare le classi di strumenti per imparare a leggere, scrivere e far di conto: nasceva così la scrivania scolastica, che poi si evolse nel banco di scuola che tutti oggi conosciamo.

Erano banchi di legno dal ripiano piatto e leggermente inclinato, con un buco per il calamaio e una fessura per poggiare la penna. I primi modelli erano attaccati ad una panca ed erano larghi abbastanza per far sedere due bambini, venivano sistemati in file parallele nelle classi. I ragazzi imparavano facendo gli esercizi su una lavagnetta, ma con il perfezionamento della didattica vennero muniti di quaderni e libri. I banchi di conseguenza si dotarono di uno spazio per riporre i libri, che poteva essere una mensola al di sotto del tavolo oppure un vano che si apriva sollevando l'asse.

I banchi erano di legno fino agli anni '60, quando venne introdotto l'acciaio cromato, e fu preferito per il basso costo, la praticità e il design innovativo che dava ai mobili. In questo decennio iniziarono ad essere prodotti i banchi per una persona sola. Negli anni '70 la plastica soppiantò definitivamente il legno e nacquero dei modelli più ergonomici.