sabato 4 agosto 2012

Ortensie



E' una pianta con grosse infiorescenze ad ombrello che possono assumere vari colori fra cui rosa, azzurro o blu. Il colore dei fiori in realtà non dipende dalle varietà della pianta, ma è determinato dalla composizione del terreno e dagli additivi con i quali viene appositamente trattata.
Le ortensie sono belle anche recise, da tenere in vaso, e per farle durare più a lungo si possono fare essiccare, anche se con il tempo perdono un po' del loro colore.







L'ortensia è un arbusto che predilige i luoghi ombreggiati ed è originaria della Cina e del Giappone.
Tale nome "volgare" fu dato alla pianta dal naturalista Philibert Commerson che la portò per primo in Europa nel XVIII secolo, dopo aver visitato la Cina in un viaggio compiuto intorno alla terra tra il 1766 e il 1769 insieme con il navigatore Louis Antoine de Bougainville, proprio con lo scopo di scoprire nuove piante.
Egli si innamorò di Hortense Lapeaute, moglie dell'astronomo Jérôme La Lande e da lei ricambiato, volle rendere eterna la loro storia d'amore battezzando la pianta con il nome dell'amata. Infatti il nome Ortensia è molto usato anche come nome femminile.



(http://www.significatodeifiori.com/ortensia.html)
Nel linguaggio dei fiori l'ortensia significa freddezza, voglia di sfuggire, risicato ringraziamento.
Secondo altre interpretazioni, invece, significa amicizia, devozione, comprensione.......Chi avrà ragione?
Sembra comunque che, se una strega vi ha fatto un maleficio, con l'ortensia sia possibile spezzarlo!
L'ortensia è magica per i Pesci e rappresenta la capacità di questo  segno di espandersi e captare gli umori dell'ambiente.


venerdì 3 agosto 2012

Se io fossi....



Di poesie ce n'è di vari tipi: allegre, tristi, innamorate, disperate, ironiche....a seconda dello stato d'animo del poeta. In ogni genere ce n'è di belle e di meno belle...anzi: ce n'è che ci piacciono o meno, a seconda dei vari momenti della nostra vita. Finora abbiamo condiviso poesie d'amore , dal mio quaderno, poesie varie dal cassetto di Donatella e qualcosa dall'antologia di Spoon river. Non abbiamo ancora detto, però, che ci sono delle canzoni che sono belle e " poetiche" esattamente come le liriche. E che esprimono pensieri e sentimenti condivisibili da tutti. Certo, le canzoni andrebbero ascoltate e canticchiate, ma a volte, nel ritmo della musica, si perde un po' di vista il significato delle parole. Allora eccone qui una da leggere, da pensare e poi, se mai, da cantare. Perchè è molto bella:



                                   Se io fossi un angelo


Se io fossi un angelo
chissà cosa farei
alto, biondo, invisibile
che bello che sarei
e che coraggio avrei
sfruttandomi al massimo
è chiaro che volerei
zingaro libero
tutto il mondo girerei

andrei in Afganistan
e più giù in Sudafrica
a parlare con l'America
e se non mi abbattono
anche coi russi parlerei
angelo se io fossi un angelo
con lo sguardo biblico li fisserei
vi do due ore, due ore al massimo
poi sulla testa vi piscerei
sulle vostre belle fabbriche
di missili, di missili
se io fossi un angelo, non starei nelle processioni
nelle scatole dei presepi
starei seduto fumando una marlboro
al dolce fresco delle siepi
sarei un buon angelo, parlerei con Dio
gli ubbidirei amandolo a modo mio
gli parlerei a modo mio e gli direi
" Cosa vuoi tu da me tu"
" I potenti che mascalzoni e tu cosa fai li perdoni"
" ma allora sbagli anche tu"
ma poi non parlerei più
un angelo non sarei più un angelo
se con un calcio mi buttano giù
al massimo sarei un diavolo

e francamente questo non mi va
ma poi l'inferno cos'è
a parte il caldo che fa
non è poi diverso da qui
perché io sento che, son sicuro che
io so che gli angeli sono milioni di milioni
e che non li vedi nei cieli ma tra gli uomini
sono i più poveri e i più soli
quelli presi tra le reti
e se tra gli uomini nascesse un ancora Dio
gli ubbidirei amandolo a modo mio

a modo mio.



E per questa un grazie a Lucio Dalla!

Ancora un compleanno


Oggi è il nostro capo che compie gli anni! Auguri auguri e ancora auguri da tutto il clan!

giovedì 2 agosto 2012

Bretagna - prima puntata


Sembrava che il momento di partire non dovesse mai arrivare....faceva un gran caldo, avevamo mille cose da fare, ma la testa era già partita da un pezzo verso il fresco e non riuscivamo più a concentrarci sul quotidiano.
Invece, poi, l'ora di andare è arrivata e la vacanza...puff! è volata via in un attimo...e siamo di nuovo qui, ancora nel gran caldo e ancora con mille cose da fare.
Ma non ci lamentiamo di certo, perchè il viaggio è stato molto bello e siamo gratificate dall'averlo potuto fare.



La distanza da percorrere era parecchia, quindi abbiamo fatto una sosta a metà strada circa e abbiamo passato una notte in Borgogna a Beaune.


Beaune- lavatoio

Sorvolo sulle code al San Gottardo e a Basilea, perchè di nullo interesse per chi legge, anche se  pesanti a viverle. E non vi racconto nemmeno della grandezza delle stanze con bagno prenotate per dormire....forse la Barbie ci sarebbe stata comoda  ma noi, come ben sapete, abbiamo ben altre dimensioni....Transeat! Siamo sopravvissuti!
La Borgogna è molto bella, ricca di vigneti, castelli e abbazie. Non è la prima volta che la vediamo e ne rimaniamo sempre affascinati.





A Beaune la gente non dice "ho una casa", ma "ho una cantina". Questo per spiegare l'importanza delle vigne e dell'industria del vino per questo popolo. A noi, però, questo importa poco.....quello che abbiamo visto e che vogliamo raccontarvi è l'Hotel Dieu. Guardate che tetti!!!







Hôtel-Dieu è il nome dato in Francia fin dal VII secolo a strutture edilizie assistenziali situate in genere nei pressi delle cattedrali e posti alle dipendenze del vescovo. Inizialmente destinate quale alloggio per i pellegrini e viaggiatori da evangelizzare, a poco a poco assunsero funzioni ospedaliere trasformandosi o in ospizi per anziani e insieme ospedali generali o in ospedali veri e propri, che accoglievano anziani ed ammalati.




Quello di Beaune è stato fondato nel 1443 dal cancelliere Nicolas Rolin, che vi fondò l'ordine delle suore Ospedaliere di Santa Marta. Completato nel 1457, è celebre tanto per la sua architettura tradizionale borgognona che per i suoi vigneti, la cui produzione vinicola è commercializzata con il nome di "vendita dell'ospizio di Beaune".
Ogni anno,da 500 anni, la terza domenica di novembre, si tiene nell'ospizio una vendita  di beneficienza effettuata a lume di candela, per rispettare la tradizione. Il ricavato va a favore della ricerca medica e delle case di cura e di riposo per anziani della regione. Il principale motivo per cui questa vendita ha assunto fama mondiale, è che proprio qui ogni anno, vengono fissati i prezzi dei vini.



Si staglia nel cielo di Beaune l'alto e aguzzo tetto in ardesia dell'antico ospedale, slanciato da una imponente guglia e decorato da piastrelle smaltate multicolori e disegni geometrici;è un gioiello dell’architettura fiamminga ed è ancora oggi in splendide condizioni, avendo mantenuto la sua funzione fino al 1971.




Entrando, lo sguardo abbraccia la bellissima “cour d’honneur”, incorniciata da un portico sorretto da esili pilastri, sormontato da una balconata in legno.


Un giro negli interni porta a scoprire la Grande Sala, detta Camera dei Poveri, lunga 72 metri, con 28 letti a baldacchino su cui veglia una “Pietà” in legno policromo del XV secolo. Seguono le sale Ste-Anne, St-Hugues e St-Nicolas, l’antica cucina, la farmacia, la sala degli arazzi e quella del Polittico, che ospita il celebre “Giudizio Universale” di van der Weyden.       













Uscite dall'ospizio, abbiamo avuto la fortuna di capitare in mezzo ad un bellissimo mercato. Devo fare tanto di cappello ai francesi per quanto riguarda i mercati, perchè sono davvero molto più belli dei nostri:







e alla fine del mercato.....c'era un mercatino di cose vecchie!!!!







Non ci crederete (!), ma...anche lì sono riuscita a comprare qualcosa!



Abbiamo girato per la cittadina, dimenticando l'orologio e quando ci siamo accorti che il tempo passava, ci siamo rimessi in macchina perchè c'era ancora metà del viaggio da fare.
A questo punto, visto che era tardi, abbiamo deciso di non fare tappa all'abbazia di Fontenay, che avevamo già visto più di una volta, ma dove amiamo ritornare....



Questa abbazia, secondo me, è un luogo altamente spirituale. E' situata in mezzo alla campagna, nel silenzio e nella tranquillità. Il paesaggio bucolico rasserena l'animo e predispone a pensieri un po' più elevati di quelli a cui siamo abituati ( parlo per me, naturalmente):



l'austerità e la semplicità delle costruzioni riconciliano  con l'esigenza di pregare senza essere distratti da ori, orpelli e magnificenze che si trovano in molte chiese ammirate forse più per la loro ricchezza, che per il messaggio che dovrebbero trasmettere:



Insomma, mi è dispiaciuto non ritornare a Fontenay, ma la Bretagna ci aspettava impaziente!
E alla fine siamo arrivati  a destinazione. La nostra "gite" non era facile da trovare, sepolta in mezzo al verde della campagna, lontana da ogni piccolo paese, ma alla fine eccoci qui:



in questa orangerie, trasformata in casa degli ospiti, abbiamo passato la nostra settimana, tornandoci tutte le sere per cucinarci un pasto decente e riposare dalle fatiche delle scoperte quotidiane.














Beatrice ha 3 anni!!


Oggi Beatrice, alias principessa Aurora, diventa un po' più grande......riuscirà a crescere senza che io la soffochi prima di baci?

mercoledì 1 agosto 2012

I calendari di agosto

Ed eccoci al solito appuntamento con i calendari.

Quello di Angelo:



e quello di Claudia:



Sempre un bellissimo regalo dai nostri amici!

Cena tra amici


            CENA TRA AMICI 

Recensione

Questa estate 2012, a livello cinematografico, è sorprendente… Dopo  “Biancaneve e il Cacciatore”, eccoci a questo Cena tra amici, di scuola francese, per la regia sofisticata e attenta di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte..


Ancora un film che si muove tutto in una stanza, durante un pasto… e torna alla mente il recente e feroce Carnage  di Polanski. Ma le somiglianze sono minime… i quattro americani sono bravissimi (Jodie Foster tra gli altri)  e i cinque francesi  bravi.

L’atmosfera  è  poi completamente diversa. Qui ci sono cinque amici, due coppie e un single (che poi single  proprio non è). Più una mamma suocera molto  bella che appare e scompare (Francoise Fabien).

Già il film tradisce la sua volontà di ricerca del nuovo con i titoli di testa: solo nomi e nessun cognome. Fatto che giustificherebbe ancora di più il titolo originale Le prènom,  ovvero il Nome di Battesimo.




Pierre (Charles Berling) è un docente universitario, Elisabeth ( Valerie Benguigni) sua moglie un’insegnante, Vincent (Patrick Bruel) fratello di Elisabeth, un affermato uomo d’affari, conservatore, con una spaventosa tendenza alle battute e agli scherzi,  Anne ( Judith el Zein) sua moglie, una ritardataria cronica, che sembra dolce e non lo è, Claude ( Guillaume de Toquèdec) un professore d’orchestra, ritenuto da tutti gli amici omosessuale.



Vincent, ormai quarantenne, aspetta il primo figlio e in attesa dell’arrivo di  Anna         annuncia, dopo qualche reticenza, che sarà maschio e si chiamerà  Adolphe o Adolf… Reazioni diverse e incontenibili… Pierre si batte contro questa scelta con tutto l’ armamentario della gauche francese, luoghi comuni, frasi ad effetto, richiami e giudizi storici.

Vincent si diverte e la tira lunga mentre la discussione incrudelisce e vengono fuori opinioni  e ricordi. L’arrivo di Anna non  placa la discussione, anzi.




Emergono verità mai dette, si affilano i coltelli delle parole, che si lanciano senza soluzione di continuità e la scena si regge su un testo teatrale abilissimo. Qualche amica, accanto a me, comincia a dare segni di insofferenza.… “Non succede niente… uffa …. sono pronta per uscire.” Ma poi con un colpo d’ala, tutto riprende quota,  le spade del dialogo si incrociano e, se manca la violenza fisica di Carnage,  anche qui non si scherza.




I rapporti si lacerano e quando si scopre che il nome scelto è in verità Henry e che Claude non solo non è omosessuale, ma ha una relazione da tempo con la bella suocera di Pierre e mamma di Elisabeth e Vincent,  tutto si sgretola.




E sembra che l’amicizia di tanti anni finisca in un abisso di verità non dette e bugie…..

Ma poi dopo 4 mesi il gruppo si ricompatta, intorno al piccolo Henry…come sempre la nuova vita  porta pace  e sorrisi a tutti, destra e sinistra, benpensanti e progressisti.

Che dire?? Un film interessante, interpreti buoni, situazione intrigante, con un dialogo teatrale serrato e coinvolgente, a volte un po’ stancante.

Ma usare il cervello fa bene.                             paola