sabato 25 agosto 2012

Libri: Il Giornalino di Gianburrasca

Dopo aver terminato il post  sui pomodori, mi è venuta una gran voglia di andare a ripescare il mio Giornalino di Gian Burrasca, un'edizione del '53 inevitabilmente malconcia dopo tanti anni di onorato servizio.



Presumo che mi sia stato regalato per il mio 9° compleanno , forse non casualmente dal momento che proprio nelle prime pagine Giannino Stoppani  ci offre un suo autoritratto nel giorno in cui raggiunge "l'età di nove anni finiti il 20 settembre 1905".


In realtà Giannino parte con il piede sbagliato perchè nella pagina precedente dichiara di essere nato il 20 settembre 1897 e se la matematica non è un'opinione i suoi anni finiti dovrebbero essere 8.

Resta in comune il fatto che il ragazzino, soprannominato in famiglia Gian Burrasca, riceve in dono per il suo compleanno dalla sua mamma questo giornalino che in realtà è un diario, su cui, nel suo caso, dovrà scrivere "i suoi pensieri e ciò che gli succede."

Attraverso la descrizione dei familiari e dei vari personaggi che ruotano intorno al suo ambiente domestico e soprattutto attraverso le reazioni manifestate dagli stessi di fronte alle "malefatte" di Giannino, emerge un'immagine chiara e divertente della società borghese di inizio secolo, con i suoi pregiudizi, il falso perbenismo, le convenzioni, che il ragazzino mette a nudo con la sua ingenuità e innocenza.
Le prime vittime delle sue bravate sono le sorelle e i loro corteggiatori.


Giannino non sa proprio tenere la bocca chiusa e non capisce perchè dire la verità ad alta voce crei tanto imbarazzo; soprattutto non capisce perchè le azioni che egli mette in atto a fin di bene finiscono sempre per procurargli una dose massiccia di frustate.
Dopo l'ennesima birichinata Giannino scrive nel diario:

" Non c'è altro scampo per me che quello di scappar di casa prima che i miei genitori e le mie sorelle si sveglino. Così impareranno che i ragazzi si devono correggere ma senza adoprare il bastone, perchè, come ci insegna la storia dove racconta le crudeltà degli Austriaci contro i nostri più grandi patrioti quando cospiravano per la libertà, il bastone può straziare la carne, ma non può cancellare l'idea."


Dopo essersi imbucato clandestinamente su un treno di passaggio, Giannino trova rifugio a casa della Zia Bettina, un personaggio divertente che viene descritto come una vecchia ridicola ricca e straricca, così antica che pare uscita dall'Arca di Noè.

 
 
 

Ma anche a casa della zia Bettina Giannino non riesce a tenere a freno la sua esuberanza e la sua fantasia  e combina un sacco di guai.
L'episodio che mi ha sempre divertito di più è quello della crescita prodigiosa della pianta di dittamo, che la zia Bettina cura amorevolmente in un vaso sul davanzale, convinta che contenga lo spirito di un certo Ferdinando, un  amore segreto del passato. Giannino con l'intento di renderla felice, escogita un trucco per far crescere la pianta velocemente, ma come sempre ottiene l'effetto contrario e viene rispedito dai genitori.



A casa fervono i preparativi per l'imminente matrimonio della sorella Luisa con il dr. Collalto e in quest'aria festosa e distesa vengono accantonate tutte le possibili punizioni per Giannino che tuttavia, nonostante i buoni propositi, ritorna a combinarne di tutti colori a casa e a scuola.
Per farla breve tante ne pensa e tante ne fa ( quasi 100 pagine del diario!!) che alla fine il babbo esasperato decide di mandarlo nel collegio Pierpaoli.
Il collegio, che Gian Burrasca chiama stabilimento carcerario, è diretto da una strana coppia , il sig. Stanislao e la moglie, signora Geltrude.

 
La disciplina è ferrea , le punizioni rigorose e la cucina pessima ad eccezione dell'eccellente minestra di magro alla casalinga del venerdi "che pare riunire in sè le fragranze più care dell'umano palato.", ma.....
 Purtroppo Giannino scopre casualmente che la minestra del venerdi non è altro che rigovernatura concentrata dei piatti sporchi della settimana.
 
Nel dipanarsi delle vicende che seguiranno, Giannino imparerà a conoscere anche i valori dell'amicizia, della lealtà e della solidarietà con i suoi compagni.
Il libro non è da raccontare bensì da leggere perchè divertente e sotto molti aspetti attuale e, come speso accade ai cosiddetti "libri per ragazzi", ci si chiede se non sarebbe più opportuno chiamarli "libri per genitori".
Credo che molti della mia generazione lo abbiano letto con piacere; certo è che  le vicende di un ragazzino, che con il suo soprannome di Gian Burrasca è diventato lo stereotipo di tutti i ragazzi un po' "esuberanti", insieme alla pappa col pomodoro, sono note a un vasto pubblico, grazie anche allo sceneggiato diffuso da una TV ancora in bianco e nero negli anni '60, che aveva come protagonista una giovanissima Rita Pavone
 
 
 
e tra i vari interpreti nomi come Ivo Garrani, Valeria Valeri, Elsa Merlini, Arnoldo Foà, Paolo Ferrari, Sergio Tofano, Bice Valori, il meglio della prosa di quegli anni, con la regia di Lina Wertmuller e le musiche di Nino Rota.
 

3 commenti:

  1. Bello il libro e molto ben fatto lo sceneggiato....lo ricordo benissimo e ci riderei ancora adesso!

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  2. Ho lo stesso identico libro , regalatomi per la Prima Comunione ..
    Lo sceneggiato ce l'ho , comprato non molto tempo fa quando uscì in edicola ... Giannino ...unico ! E intramontabile
    un EVERGREEN come pochi altri !

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  3. Complimenti per questo post fresco ed evocativo.
    Carmen

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