mercoledì 7 dicembre 2016

Atlantide


Un' Età dell'ORO in cui l'Uomo viveva in perfetta armonia con il cosmo è sentita e tramandata da tutte le civiltà Antiche e
Atlantide, come Shangrillà, rappresenta il sogno umano della perfezione, della vita serena e pacifica fra esseri che non conoscono dolore e infelicità. Un sogno che l'uomo ha sempre sognato e non è mai riuscito ad attuare nella realtà.




Atlantide è un'isola leggendaria, il cui mito è menzionato per la prima volta da Platone nel  IV secolo  a.C.
Secondo il racconto di Platone, Atlantide sarebbe stata una potenza navale situata "oltre le Colonne d'Ercole", che avrebbe conquistato molte parti dell'Europa occidentale e dell'Africa novemila anni prima del tempo di Solone (approssimativamente nel 9600 a.C.). Dopo avere fallito l'invasione di Atene, Atlantide sarebbe sprofondata "in un singolo giorno e notte di disgrazia" per opera di Poseidone.
Il nome dell'isola deriva da quello di Atlante, leggendario governatore dell'Oceano Atlantico, figlio di Poseidone, che sarebbe stato anche, secondo Platone, il primo re dell'isola.






Essendo una storia funzionale ai dialoghi di Platone, Atlantide è generalmente vista come un mito concepito dal filosofo greco per illustrare le proprie idee politiche. Benché la funzione di Atlantide sembri chiara alla maggior parte degli studiosi, essi disputano su quanto e come il racconto di Platone possa essere ispirato da eventuali tradizioni più antiche. Alcuni argomentano che Platone si basò sulla memoria di eventi passati come l' eruzione vulcanica di Thera o la Guerra di Troia,  mentre altri insistono che egli trasse ispirazione da eventi contemporanei come la distruzione di Elice nel 373 a.C. o la fallita invasione ateniese della Sicilia nel 415-413 a.C.
La possibile esistenza di un'autentica Atlantide venne attivamente discussa durante l'antichità classica, ma fu generalmente rigettata da autori posteriori. Quasi ignorata nel Medioevo, la storia di Atlantide fu riscoperta dagli umanisti nell'era moderna. E ancora oggi qualcuno crede che Atlantide possa essere esistita davvero:

"Alcune constatazioni sembrano dare ragione a coloro che credono nella realtà di Atlantide. Infatti,dei sondaggi effettuati nell'Oceano Atlantico hanno permesso di riportare in superficie dei frammenti di lava la cui struttura prova irrefutabilmente ch'essa si è cristallizzata all'aria. Pare dunque che i vulcani espulsori di questa lava si elevassero su delle terre emerse non ancora inghiottite dalle acque...Noi, per quel che ci riguarda, non vediamo niente di impossibile nel fatto che l'Atlantide abbia potuto avere un posto importante tra le regioni abitate, nè in quello che la civiltà si sia sviluppata fino a raggiungere l'alto grado che Dio sembra abbia fissato come limite del progresso umano...Limite al di là del quale si manifestano i sintomi della decadenza e si accentua la caduta, quando la rovina non è accelerata dal subitaneo scoppio d'un flagello improvviso". (Fulcanelli)



E un'ipotesi che può piacere a noi italiani è quella proposta qui:
È forse il mito più ancestrale e affascinante, di 
sicuro è quello più persistente nell’immaginario degli uomini, quello per decifrare il quale si è indagato di più, dalla Grecia alla Turchia alla Gran Bretagna, perfino al Giappone: quanto sareste sorpresi se qualcuno vi rivelasse che la fantastica Atlantide era, in realtà, la Sardegna? Platone descrive il regno di Atlante nel Timeo e nel Crizia scrivendo di «un’isola grande più della Libya e dell’Asia», potente, civile e sacra a Poseidon, dio del mare, e i cui abitanti erano «costruttori di torri». 
L’isola doveva essere ricca di acqua e foreste, con un clima dolce che permettesse più raccolti all’anno e, soprattutto, tanto ricca di minerali (argyròphleps nesos, «l’isola dalle vene d’argento») da permettersi cerchie di mura concentriche di ogni metallo. Atlantide si trovava oltre le Colonne d’Ercole ed era già antica per gli antichi quando venne inabissata dall’ira degli dei, «9000 anni prima» del tempo in cui scriveva Platone. 


(Barumini si sviluppa intorno ad un bastione di quattro torri più una centrale risalente al XVI-XIV secolo a.C.)


LA TEORIA
Secondo Sergio Frau (già giornalista e creatore di questa ipotesi, oggi confortata da dati di aerofotogrammetria, che preferisce la dizione «isola di Atlante») tutte queste caratteristiche sono riscontrabili in Sardegna e non altrove. In effetti la Sardegna sembrava agli antichi anche più grande della Sicilia, lì si facevano tre raccolti l’anno e il clima era eccezionalmente dolce, lì c’erano foreste immense e acqua in abbondanza, lì c’erano piombo, zinco, argento e la società era metallurgica fino dagli albori; lì vivevano i Thyrsenoi (i Tirreni), cioè i «costruttori di torri», i nuraghi. Gli ultimi dati riguardano proprio la civiltà nuragica: le fotografie aeree rivelano che quasi tutti i nuraghi che si trovano a quote basse sono sommersi dal fango, spesso irriconoscibili a prima vista, compresa la grande reggia nuragica di Barumini, disseppellita da 12 metri di fango e portata alla luce dopo 14 anni di scavi. Mentre i nuraghi a quote più alte, sulle giare, sono intatti e fuori dal fango. Perché? Forse la causa sta nella fine di Atlantide: uno tsunami di proporzioni enormi avrebbe colpito la Sardegna: i «costruttori di torri», che vegliavano un gigantesco forziere di argento, raccolti e civiltà perdono molte delle loro costruzioni (i nuraghi censiti sono 8.000, ma c’è ragione di pensare che siano molti di più). Gli approdi sicuri e i porti annegano sotto il fango, non ci si orizzonta più tra i fondali e la rete di commerci millenaria salta. In quel momento arrivano i Fenici e gli atlantidei finiscono asserviti ai faraoni o come fabbri in tutto il Mediterraneo. Non fu un maremoto qualsiasi, fu un megatsunami, con ondate alte centinaia di metri, eventualità oggi ritenuta possibile da molti studiosi.


(8000 nuraghi quelli censiti in Sardegna e che potrebbero corrispondere all’opera
dei costruttori di torri di Atlantide)

Restano due problemi, il momento della fine e l’indicazione geografica. Novemila anni dalla morte di Socrate, cui dobbiamo sommare 399 anni e 2016 anni fino a noi: il tutto fa circa 11.550 anni. Ma a quel tempo non esisteva nessuna civiltà nel Mediterraneo. E se, come spesso accadeva in passato, non si fosse trattato di novemila anni, ma di novemila mesi? In questo caso si arriverebbe al 1200 a.C., momento cruciale in cui la Sardegna passa dall’età del bronzo a quella del ferro e in cui viene segnalata una poderosa tempesta sismica.

GIBILTERRA O SICILIA
Infine, la collocazione, «oltre le colonne d’Ercole». Forse, prima del III secolo a.C. le Colonne d’Ercole non erano a Gibilterra, ma nel Canale di Sicilia: lì si trova un mare davvero pericoloso da attraversare, ricco di secche e fondali fangosi (la descrizione che ne fa Platone). A Gibilterra, invece, ci sono 700 m di acque limpide e nessun pericolo. Ma chi ha spostato le Colonne d’Ercole? Il responsabile è Eratostene (III secolo a.C.) di Cirene, che porta le Colonne a Gibilterra, probabilmente per rimettere Delfi al centro del mondo conosciuto, dopo che era passato il ciclone di Alessandro Magno, che aveva allargato i confini del mondo verso Oriente. Le Colonne migrano a Occidente per ragioni di simmetria, cade la cortina di ferro del mondo antico. Nasce una nuova geografia.



(A Ceuta di fronte a Gibilterra la statua che ricorda l’eroe greco in una delle sue dodici fatiche: superare i limiti)

Naturalmente molti pensano che Atlantide sia solo una metafora platonica: può darsi, però, come scriveva il filosofo neoplatonico Salustio, «queste storie non avvennero mai, ma sono sempre». Certo, se questa ipotesi è vera, bisogna formattare daccapo il disco rigido ormai vecchio e intasato della nostra cultura classica, in cui tutto è Grecia. Ma un giornalista-archeologo (e un po’ geologo) ci invita a farlo con argomenti chiari e avvincenti. Magari occorrono ancora altre prove, ma anche questa storia nasce da un sogno, solo che resta lì quando ti svegli e a farci i conti sono le nostre radici: è come se un pezzo di noi tornasse finalmente al posto che aveva, verso le terre del tramonto da cui siamo realmente venuti.

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