giovedì 25 ottobre 2012

Un posto che vorrei vedere

Una volta ho visto in tv un documentario su un giardino favoloso, che mi è rimasto nel cuore:
 a un’ora di viaggio da Roma, nei pressi di Latina, c’è un luogo fantastico e incontaminato,tra le rovine di una città medioevale: un giardino affascinante. Ne sono autrici tre donne: colte, raffinate e grandi giardiniere. Ada Caetani, ha l'idea di far rivivere Ninfa in un giardino; negli anni Venti, libera la zona dai rovi e dall'edera che avevano sommerso la città e pianta le prime rose. La nuora Marguerite, nel 1949, ordina al vivaio inglese Hillier & Sons le prime cinquecento di una serie interminabile di piante: ciliegi da fiore, viburni, clematidi, magnolie, rose. Negli anni di Marguerite il giardino diventa luogo di ritrovo di intellettuali: Giorgio Bassani vi si ispirò per scrivere Il giardino dei Finzi-Contini. Ma Ninfa è opera di Lelia, figlia di Marguerite, pittrice, che colloca gran parte delle piante tuttora presenti. L'impianto è una realizzazione perfetta del giardino romantico: l'interesse per la pluralità delle piante e l'idea di una natura non mortificata ma comunque sorvegliata dal lavoro del giardiniere. È il disordine controllato di cui parla Lauro Marchetti, appassionato curatore del giardino: "Dappertutto c'è un'apparente casualità, magari una felce che cresce su una rovina o un arbusto tanto storto che nessuno avrebbe piantato. Invece dietro ogni pianta c'è uno studio attentissimo". Ma forse il vero fascino di Ninfa sta nella sua ininterrotta bellezza durante tutti i mesi dell'anno, nella concretizzazione della "poesia delle stagioni" attraverso il succedersi di fiori, colori e profumi. La fioritura dei ciliegi ornamentali e delle magnolie all'inizio della primavera; l'infinita varietà di rose e Ceanothus in maggio-giugno; i fiori rosso corallo dell'Erytrina crista-galli, gli innumerevoli rampicanti, il fresco e la limpidezza dell'acqua in estate; gli stupendi colori autunnali degli aceri palmati e dei Liquidambar; i profumi invernali di Lonicera fragrantissima, Chimonanthus praecox, Hamamelis, Mahonia.

Fotografie in internet ne ho trovate pochissime, sono tutte coperte da copyright:


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


 



Prima o poi in questo posto meraviglioso ci andrò!
 
Ninfa si può visitare ogni primo sabato e domenica del mese da aprile a novembre. Per informazioni: Fondazione Caetani, Roma (06/68803231). L'editore Allemandi ha pubblicato Il giardino di Ninfa: la suggestione dei suoi scenari è resa dalle fotografie di Marella Agnelli, l'intrigante storia delle ultime tre generazioni della famiglia Caetani è raccontata da Marella Caracciolo, il valore botanico è documentato con cura da Giuppi Pietromarchi.


 

Marella CaraccioloNata a Montréal nel 1964, si è laureata in Letteratura inglese e italiana all’Università di Oxford. Ha proseguito gli studi con un Master all’University College di Londra, specializzandosi in Letteratura americana. È coautrice, insieme a Joe Friedman, del libro sugli interni storici di «Roma Inside Rome», pubblicato nel 1993 da Phaidon Press in Inghilterra. Da anni collabora con la prestigiosa rivista «The World of Interiors». Ha pubblicato «Houses and Palaces of Majorca», con le fotografie di Francesco Venturi (1996).



Marella Agnelli
Nata a Firenze, dopo aver seguito gli studi superiori e conseguito il diploma in Svizzera, ha frequentato l’Académie des Beaux-Arts e quindi l’Académie Julian di Parigi. Ha iniziato in seguito la sua attività di fotografa a New York quale assistente di Erwin Blumenfeld. Rientrata in Italia, collabora come redattrice e fotografa per la «Condé Nast».L’anno seguente, nel 1953, sposa a Strasburgo Giovanni Agnelli. Nel 1973, su richiesta della famosa fabbrica svizzera di tessuti Abraham Zumsteg, realizza una serie di disegni per stoffe d’arredamento. Ad essa seguono le collezioni in Italia per la ditta Ratti di Como, in Francia per gli stabilimenti Steiner, negli Stati Uniti per la Martex e numerose altre per la Marshall Field’s. Continua tuttora la sua attività di disegnatrice per la ditta Ratti di Como. Nel 1977 ha ottenuto negli Stati Uniti l’Oscar del disegno con il premio «Product Design Award of the Resources Council Inc.»Ha comunque sempre continuato a fotografare, collaborando con «Condé Nast» e altre riviste. L’ultima pubblicazione è «Giardini italiani» dell'editore Weidenfeld e Nicholson. È membro, tra gli altri, dell’International Council del Museum of Modern Art di New York, del Tate International Council di Londra, del Board of Amici dei Giardini Botanici Hanbury e presidente dell’Associazione Amici Torinesi Arte Contemporanea.




Giuppi Pietromarchi
Nasce in una famiglia di vivaisti veneti di tradizione secolare e si forma alla scuola del padre Benedetto Sgaravatti. Nel 1976 partecipa a una missione del Touring Club di Milano nello Yemen del Nord e pubblica i risultati degli studi sulla flora di questo paese. Il suo primo libro «Maroc en fleurs», dedicato ai giardini e ai fiori marocchini, esce nel 1987. Dal 1984 collabora alla rivista «Gardenia».

 
P.S. Non sono sicura che questa sia la signora Giuppi Pietromarchi di cui si parla qui. C'è una contessa e c'è una modaiola, in internet, ma la vivaista non la trovo.


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