domenica 24 aprile 2016

Tribuline

In italiano si chiamano edicole o cappellette votive, qui da noi sono le tribuline, espressione ingenua e sincera di devozione popolare, si trovano ormai soprattutto sui sentieri di montagna o sui viottoli tra i campi, ma qualcuna è rimasta anche nelle nostre città. Chi avrebbe il coraggio di eliminarle? Vi ricordate la scena famosa nel film di Peppone e Don Camillo, quando se ne dovrebbe abbattere una per far posto alle case popolari, e nessuno vuole prendersi la responsabilità di farlo? Alla fine si scende ad un compromesso e si costruisce il nuovo edificio intorno alla cappelletta, per evitare di distruggere qualcosa di amato dalla gente.
La parola edicola deriva dal latino e significa "tempietto", e proprio nell'epoca greco-romana se ne  sviluppa l'uso, ma di  edicole votive se ne trovavano anche nell'antico Egitto.
Qui da noi le "santelle" venivano solitamente costruite come ex voto per un pericolo scampato: una carestia, una pestilenza, un uragano particolarmente devastante. Sono decorate con effigi della Madonna o di Gesù, ma a volte riportano disegni lugubri di scheletri e di morte con la falce, per ricordare, appunto, una pestilenza che ha decimato la popolazione.
 Qualche volta sono ancora meta di processioni, se si trovano in posti non trafficati,  per chiedere protezione dai danni del maltempo, e possono diventare luoghi di raduno per recitare il rosario, specialmente nel mese di maggio.
Ho paura che questo sia un tipo di tradizione che va estinguendosi e mi pare che con la perdita di queste tribuline si perda anche un po' dell'anima semplice del nostro popolo.












Quando ero bambina io, non mancava mai sulle cartoline e nei libri di scuola, un'immagine che riportasse a questa tradizione.

















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