sabato 11 ottobre 2014

Cristoforo Colombo, navigatore anche dopo la morte

Di polemiche su Cristoforo Colombo ce ne sono parecchie. A cominciare da chi nega che l'America sia stata scoperta proprio da lui, ma che antichi viaggiatori ci fossero arrivati secoli prima. D'accordo: possibilissimo, ma....se non sapevano che cosa avevano trovato, a che cosa serviva? Se poi non lo avevano raccontato a nessuno....

C'è anche chi dice che la data della scoperta dell'America non sia il 1492, ma il 1485. Questo perchè il navigatore turco Piri Reis annotò sulla sua mappa realizzata nei primi decenni del 1500, che le Antille furono scoperte nell'anno islamico 896, che corrisponde al nostro 1485.





L'America, secondo qualcuno era già conosciuta dagli arabi di Spagna, che là si rifornivano di oro.
 Colombo avrebbe fatto un viaggio sponsorizzato dal Papa Innocenzo VIII e da Lorenzo il magnifico.
C'è anche un'iscrizione sulla tomba di Papa Innocenzo VIII, che confermerebbe questa tesi.

Della vita di Colombo si sa molto poco e molto oscuri sono i suoi legami con i potenti che avrebbero potuto finanziare i suoi viaggi. Di certo era un uomo intelligente ed interessante, che si sentiva scelto da Dio per una missione. E di certo la sua scoperta è stata uno degli avvenimenti  più importanti della storia del mondo.







Ci sono inoltre quelli che vorrebbero scipparci i suoi natali: spagnoli, portoghesi e perfino polacchi tentano di rivendicare la propria nazione come patria del navigatore,  ma noi non ci caschiamo: Cristoforo Colombo è italianissimo!
 Colombo, quando viveva all'estero, non parlava volentieri di sè e affermava solamente di essere straniero. Ma questo fatto potrebbe essere dovuto ad una sua ascendenza ebraica, cosa che l'avrebbe messo in pericolo, in tempi di Santa Inquisizione.
Anche noi italiani ce la mettiamo tutta a litigare : invece di affermare definitivamente che Colombo è nato a Genova e cresciuto a Savona, lasciamo che parecchi altri paesi affermino di avergli dato i natali: Cogoleto ( dove è nato un omonimo che quelli del paese ritengono sia il vero Cristoforo Colombo navigatore), Terrarossa Colombo, Chiusanico, Cuccaro Monferrato e anche Bettola nel piacentino.




casa di Colombo a Genova

L'ultima polemica riguardo il grande navigatore è quella riguardante la sua tomba: dove è sepolto Cristoforo?
Ecco un articolo di gianni Granzotto che racconta le peregrinazioni di Colombo dopo la sua morte:

Cristoforo Colombo muore a Valladolid in Spagna il 20 maggio 1506. I suoi funerali vengono celebrati nella Cattedrale di Santa Maria Antigua e sebbene egli avesse espressamente richiesto per testamento di essere sepolto in America, il suo corpo viene inumato nella Cripta del Convento dell’Osservanza, a Valladolid.





La soluzione adottata viene considerata provvisoria, perché, pur volendo rispettare le volontà del defunto, non esisteva ancora nelle Americhe una chiesa degna di accogliere colui che aveva dato alla Spagna il più grande regno del mondo.

Nel 1513 su esplicita richiesta di Maria Isabella, moglie di Diego, figlio primogenito di Colombo, le spoglie dell’ammiraglio vengono trasferite con editto reale a Siviglia. Nel corso di una solenne cerimonia il corpo di Colombo viene deposto presso il Convento di Santa Maria de las Cuevas, posto sulla riva destra del Guadalquivir, di fronte a Siviglia, al quale nel 1526 sarà affiancato quello del figlio Diego.






Finalmente il 2 giugno 1537, su richiesta di Maria di Toledo, un decreto reale autorizza la salma di Colombo ad attraversare l’Atlantico per essere definitivamente inumato nella Cattedrale di Santo Domingo, a destra dell’altare maggiore. Per lungo tempo nessuno si preoccuperà più di questa sepoltura, almeno sino al 1795, quando gli Spagnoli, per effetto del Trattato di Basilea, devono cedere alla Francia il territorio dominicano.




Il 21 dicembre 1795, infatti, nel corso di una cerimonia ufficiale, viene provveduto al trasferimento delle spoglie di Colombo dalla nave francese “La Decouverte”, che le trasportava, al vascello spagnolo “San Lorenzo”, che ha il compito di riportarle in terra iberica e pertanto, contrariamente a quanto spesso affermato, la salma di Colombo non è stata trasferita in tutta fretta per sottrarla all’occupazione francese.

La tappa successiva del viaggio é l’Avana, dove il feretro arriva il 15 gennaio 1796. Quattro giorni più tardi Colombo viene temporaneamente tumulato nella Cattedrale dell’Avana, dove resterà per un secolo intero. Infatti il 26 settembre 1898, con l’indipendenza di Cuba, a seguito della guerra ispano - americana, il corpo deve essere spostato ancora una volta.




Ed é proprio in questo modo che, nel 1899, le presunte spoglie mortali dell’Ammiraglio ritornano a Siviglia, dopo un’assenza di 362 anni. Nella cattedrale viene edificato nel 1902 un apposito monumento dedicato al navigatore ed i resti mortali vengono riuniti in un piccolo cofanetto all’interno del sarcofago. Tutto lascia pensare che le spoglie di Colombo si trovino effettivamente a Siviglia.










Tuttavia, nel 1877, nella Repubblica Dominicana, degli operai, durante dei lavori all’interno della Cattedrale di Santo Domingo, fanno una strana scoperta: una cassa di piombo contenente 13 ossa grandi e 28 più piccole con l’iscrizione «Illustre grand’uomo Don Cristobal Colon». Le autorità della Repubblica Dominicana giungono rapidamente alla conclusione che potrebbe trattarsi di vere e proprie reliquie di Colombo e che forse nel 1795 potevano essere stati esumati altri resti.



Da allora nasce la controversia che imperversa tuttora. Nel 1992, le reliquie di Santo Domingo vengono ufficialmente trasferite in un gigantesco monumento : il «Faro di Colombo», costruito per l'occa­sione;  l'edificio fatto a forma di croce, dal costo di svariati milioni di dollari, aveva lo scopo di commemorare il 500° anniversario della scoperta delle Americhe da parte del marinaio ligure.





In tale contesto e per non lasciare ancora a lungo irrisolto il dilemma, viene appunto deciso di effettuare delle analisi del DNA sui resti conservati a Siviglia, in modo da poterli comparare con quelli del suo secondo figlio Fernando, un ecclesiatico i cui resti mortali non hanno mai lasciato la Cattedrale di Siviglia.

I prelievi ufficiali vengono effettuati agli inizi del giugno 2003 sotto la direzione del professore Josè Antonio Lorente, Direttore del laboratorio d’indentificazione genetica dell’Università di Granada, alla presenza di esperti delle due nazioni implicate nella controversia, di due discendenti di Cristoforo Colombo, Jaime e
Annunciata Colon de Carvajal e persino di un rappresentante dell’FBI americano.

Il drappeggio che copriva la tomba di Colombo nascondeva una porta a forma di scudo, dietro la quale si trovava un cofanetto riportante la seguente iscrizione: “Ecco le ossa di Cristoforo Colombo, primo ammiraglio del Nuovo Mondo”.

I primi esami effettuati non hanno consentito di sciogliere i dubbi : lo scheletro é risultato danneggiato dai numerosi viaggi ; inoltre, mal conservato, sembra essere incompleto e forse alcune ossa sono rimaste a Santo Domingo o … altrove.

Alcuni studiosi e ricercatori hanno persino avanzato l’ipotesi che il corpo di Colombo non abbia mai lasciato il Convento di Valladolid, sulle cui rovine oggi è stato costruito un albergo. 

I Francescani del Convento di Valladolid non avrebbero potuto preferire di conservare il corpo di questo grande e mistico uomo, che si era votato a Dio ed alla Vergine Maria, piuttosto di vederlo partire dal loro ambito ? Insomma non avrebbero potuto dare un altro corpo in occasione del primo viaggio a Siviglia?





Di fatto un piccolo dettaglio, negletto dai ricercatori e dagli studiosi, potrebbe dare nuova forza alla ancora irrisolta controversia. Secondo una biografia di Cristoforo Colombo, pubblicata in Francia nel 1862, sembrerebbe che l’ammiraglio sarebbe stato inumato, su sua esplicita richiesta, con le catene che egli portava in occasione del suo sfortunato ritorno in Spagna nel 1498: di fatto, rimpiazzato come Vice Re delle Indie da Francesco Bobadilla, questi lo aveva fatto arrestare, mettere ai ferri e fatto rientrare in queste condizioni in Spagna, per essere poi liberato, al suo arrivo nella penisola iberica, dai Re Cattolici.

Questo importante dettaglio era stato peraltro segnalato anche da Fernando Colombo in un opera da lui pubblicata a Venezia nel 1571: «Egli aveva preso la decisione di conservare queste catene come delle reliquie, a testimonianza del prezzo che egli aveva ricevuto in cambio dei suoi servigi. Egli le aveva infatti conservate. Io le ho viste qualche tempo dopo nella sua camera, dove le aveva appese ed egli aveva inoltre disposto che le stesse fossero deposte nel suo sepolcro».

Insomma al capitolo non ancora risolto del DNA si aggiunge quello delle catene di ferro! C’è da scommettere che la telenovella cresciuta intorno alle spoglie di Colombo non mancherà di riservare in futuro ancora qualche altro episodio.



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