mercoledì 12 ottobre 2016

La Certosa di Pavia

Domenica pomeriggio. Il tempo così così...ma il sole non si nega del tutto, anche se pallido, riscalda un po' l'aria. Fuori ci sono i colori dell'autunno, poche code in autostrada, niente  turisti stranieri ad assediare i monumenti... e allora, abbasso la pigrizia e usciamo. La meta? La Certosa di Pavia, mai vista prima anche se non è poi così lontana.

Subito mi rendo conto della mia ignoranza abissale quando scopro che la certosa in questione non è a Pavia, ma è tutto un paese ad avere questo nome. Non ho mai avuto occasione di interessarmi particolarmente alle province di pianura della Lombardia e probabilmente mi sono persa tante cose interessanti.
Lasciata la tangenziale di Milano, percorriamo la strada statale, costeggiando un canale, uno dei navigli immagino, utili per l'irrigazione dei campi e un tempo, chissà forse anche ora, per il trasporto delle merci. Piano piano dalle nebbie dei ricordi scolastici riemerge qualche vecchia nozione di geografia...Tra l'altra sponda del canale e la campagna si interpone un sentiero lungo e dritto, ombreggiato da un'altrettanto lunga sequenza di alberi ad alto fusto con le foglie dorate dell'autunno.





Poco prima di arrivare a destinazione si intravvede da lontano il complesso della Certosa che comprende un monastero e un santuario.
La Certosa delle Grazie fu edificata a partire dal 1396 per volere di Gian Galeazzo Visconti , futuro Duca di Milano, che, si dice, aveva promesso alla seconda moglie , nonchè cugina, Caterina, di far costruire in una Villa del Pavese un monastero certosino, se lei fosse morta di parto.

E' probabile che più che dal sentimento cristiano, Gian Galeazzo fosse spinto dal desiderio di affermare la propria egemonia nell'Italia settentrionale e di guadagnarsi la fama di protettore delle arti e della religione.
In effetti la costruzione del complesso richiese più di cento anni, con lunghe pause dovute alle numerose guerre combattute su questo territorio.

Un lungo viale alberato conduce  al vestibolo d'accesso di epoca rinascimentale ricco di affreschi  attraverso il quale si passa nel grande quadrilatero interno.











il portale esterno


Il portale dal lato interno
Su entrambi i lati sono rappresentati due angeli che reggono lo stemma del commitente Gian Galeazzo, con il biscione visconteo e l'aquila reale.
 


Sulla destra del cortile, lungo 110 metri e largo 46, si trova il palazzo ducale fatto costruire nel 1625 da Frate Maria Richino, per ospitare i visitatori illustri.




Sul lato opposto un'ala del fabbricato con delicati effetti di trompe-l'oeil 







e una sequenza di spazi forse un tempo dedicati alle attività agricole , ma che ora hanno un'aria abbandonata.











Di fronte la splendida facciata della certosa











Una volta varcata la soglia della chiesa numerosi cartelli manifestano il divieto di scattare foto, per non offendere  la sacralità del luogo. Gli interni appaiono piuttosto bui e freddi, interrotti da cancellate che appesantiscono l'atmosfera. Fortunatamente guardando in alto si possono contemplare i brillanti colori delle volte a crociera gotica e della cupola.

Ecco le immagini dal web.










Nella parte destra del transetto si trova la tomba del fondatore della Certosa, Gian Galeazzo Visconti, primo Duca di Milano.



Nella parte sinistra invece si trovano le statue giacenti del Duca di Milano, Ludovico il Moro e di sua moglie Beatrice d'Este, commissionate dallo stesso Ludovico alla morte della moglie, avvenuta nel 1497. Le sculture erano destinate ad essere collocate nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, ma a causa della caduta del Moro nel 1499, il monumento funebre rimase incompiuto. Le statue furono acquistate nel 1564 da Oldrato Lampugnani e portate alla Certosa, ma anche se successivamente posate su un sarcofago rosso, non furono mai utilizzate perchè il Moro morì in Francia e lì fu sepolto, mentre Beatrice è sepolta nella chiesa dei Padri Domenicani a S.Maria delle Grazie a Milano.





Fuori dalla Certosa c'è ancora un po' di sole, ma l'aria si è fatta più frizzante. Ancora qualche foto e poi a casa.









Tutto sommato un pomeriggio speso bene, con il rammarico però di non essermi adeguatamente "preparata" per apprezzare fino in fondo la bellezza e il valore di questa pregevole opera d'arte. 

1 commento:

  1. peccato che non abbiate visto anche il monastero, con le casette dei monaci, perchè è molto bello, anche se più spartano.

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