mercoledì 8 giugno 2016

... le rose che non colsi...

Forse i versi di Gozzano nel titolo di questo post potranno sembrare un po' strani messi così, ma sono stati i primi a venirci in mente dopo che...
Ma partiamo da capo: il lungo ponte festivo, o quasi, che il calendario proponeva all'inizio di giugno, unito ad altri eventi contingenti, ci aveva fatto pensare che sarebbe stato bello approfittare per lasciarci alle spalle per qualche giorno i consueti carichi quotidiani,  respirare aria nuova e vedere qualcosa di particolare.
Dindi aveva già in mente un posto speciale, il giardino del convento francescano di Kostanjevica, in Slovenia, dove di trova la seconda più importante collezione di rose di Borbone originali in Europa (la prima si trova a La Roseraie de l'Hay,vicino a Parigi); si tratta di una collezione molto preziosa perchè queste rose del XIX secolo sono in via di estinzione.





Le rose di Borbone rappresentano un importante passo nel percorso evolutivo dalle rose antiche alle rose moderne, nate da un accoppiamento casuale tra  due antiche varietà, la China Old Blush 




e la damascena europea Quatre Saisons.




 Gli ibridatori ne hanno creato molte varietà ma nel corso del tempo queste rose sono state sostituite dalle rose moderne, più apprezzate in quanto rifiorenti.

Le rose di Borbone hanno il fascino di certe signore attempate, ma anche i loro capricci. Fioriscono solo una volta all'anno, in maniera rigogliosa per tutto il mese di maggio e fino all'inizio di giugno, e tra i loro colori non hanno né il rosso, né il giallo, né l'arancio. Sono fatte così, prendere o lasciare, in compenso emanano intense fragranze, dolci, fruttate con note di vaniglia, di noce moscata, particolarmente intense nelle mattine di sole.






Le rose di Borbone, comunemente note come bourbon, prendono il loro nome dal luogo di provenienza, l'Ile de Bourbon, nell'Oceano Indiano, oggi chiamata Réunion. L'accostamento al nome della famiglia reale francese è indiretto anche se, proprio nel convento di Kostanjevica, sono sepolti alcuni membri di questa nobile famiglia.




E' facile immaginare dopo queste premesse, con quanto impazienza fosse attesa la visita a questo specialissimo giardino.
Dindi aveva da tempo raccolto informazioni sugli orari e le modalità delle visite direttamente dal custode del convento, e dopo aver girato a lungo intorno a Nova Goriza con il timore di arrivare fuori tempo massimo, eccoci approdare al convento.


Doccia fredda, anzi, gelata, perchè con molta calma il custode ci informa che le rose sono sfiorite ormai da una settimana e il giardino è chiuso al pubblico; ci permette di dare un'occhiatina furtiva da una finestra, ma quello che riusciamo a intravvedere è solo un piccolo giardino spelacchiato senza l'ombra di un fiore.
Ecco perchè nei nostri ricordi , le bourbon resteranno "le rose che non colsi" o più precisamente "le rose che non vidi"....
Come premio di consolazione e con la modica cifra di 1€ a testa,  visitiamo la cripta con i sarcofaghi di alcuni membri della famiglia dei Borboni.








Una volta tornati all'esterno ci rimettiamo immediatamente dalla delusione  ammirando il panorama circostante, verde e rilassante.






Il confine tra Italia e Slovenia è impalpabile, una questione tecnica davvero trascurabile, tanto che rientriamo in Friuli e concludiamo la giornata con una breve visita a Palmanova.
Nel frattempo il cielo si è fatto scuro scuro e minaccia pioggia.


 Palmanova è una città unica nel suo genere perchè la sua pianta ha la forma perfetta di una stella a nove punte e l'unica maniera per apprezzarne la bellezza è guardare le fotografie scattate da un aereo.




E' circondata da muri e fossati per circa 7 chilometri e sei strade convergono nella piazza centrale, una vera e propria piazza d'armi








Vorremmo fermarci un po' di più per apprezzare i dettagli e cogliere tutte le peculiarità di questo luogo progettato con cura. Sembra che Leonardo da Vinci sia passato di qui per dare qualche prezioso consiglio all'epoca della sua costruzione nel 1593, ma come si può vedere dalle foto scattate, pensiamo sia più prudente ritornare in albergo, sperando che domani il tempo sia più clemente.




Venerdì mattina le condizioni atmosferiche sembrano essere migliorate. Ci sono ancora tanti nuvoloni nel cielo, ma fortunatamente sono bianchi e lasciano spazio al sole.
Torniamo al di là del confine per visitare le grotte di Postumia e da lì raggiungere poi la costa.










Arriviamo alla grotte prima dell'orario di punta, così possiamo visitarle senza far code. All'interno lo spettacolo è di una bellezza indescrivibile. Nessuna opera  realizzata dall'uomo, per quanto grandiosa, può essere paragonata al paziente lavoro fatto dalla natura nel buio del suo grembo.




Il tempo sembra perdere consistenza e toglie significato a tutti gli strumenti con i quali ci affanniamo a misurarlo.

Dopo gli 8/10° di temperatura all'interno delle grotte, il sole ci sembra decisamente gradevole, dopo tutto è quasi estate...








Approfittiamo del bel tempo per arrivare alla costa e goderci un po' di mare.
Eccoci a Pirano, una cittadina molto pittoresca, a ridosso della montagna, con i resti di una cinta muraria antica, stradine strette che scendono verso il mare, i tetti rossi,  un campanile che ricorda Venezia e una stupenda vista panoramica sul mare.
























 Poco più in là c'è Portorose , una località che già dalla fine del XIX secolo è conosciuta come il più bel centro balneare e termale del litorale adriatico orientale.
Da notare il Palace Hotel, costruito all'epoca della monarchia austro ungarica, ancora oggi pieno di fascino.


 Nonostante la "stagione" non sia ancora iniziata, Portose è pronta per accogliere i turisti, tra palme e, ovviamente , rose.

Da casa ci fanno sapere che sta diluviando, perciò come non si può essere contenti per questa magnifica giornata di sole ?







 Per la giornata di sabato Giorgio e Dindi, che conoscono bene questo paese, vogliono mostrarmi Bled.
Si parte di buonumore, con i soliti nuvoloni bianchi che si rincorrono per il cielo. La strada segue il corso del fiume Isonzo, che è di un incredibile verde smeraldo, capace di riflettere come uno specchio alberi, cielo e nuvole.










Purtroppo un imprevedibile problema all'auto, ci costringe a cambiare il nostro programma e prudentemente riteniamo più opportuno prendere la strada di casa.
Decisi però a finire in bellezza la nostra breve vacanza, prima di lasciare il Friuli facciamo tappa a San Daniele, conosciuto in tutto il mondo per il suo favoloso prosciutto.




Dopo un gradevolissimo "assaggio" in un locale caratteristico, con qualche scroscio qua e là, riprendiamo l' autostrada e torniamo ai nostri impegni quotidiani con il cuore più leggero. Effetto garantito!!






1 commento:

  1. insomma a parte le rose non viste, il resto è stata una bella gita!!!

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