domenica 24 maggio 2015

Sulle tracce di una rosa perduta

"... Solo poche delle piante che Lucietta aveva preso in Francia nel 1814 sono ancora vive, ma in primavera nelle zone più soleggiate del bosco fiorisce una rosellina bianca e rosa. I giardinieri non ne conoscono l'origine e la chiamano rosa moceniga . Ma io sono certo che si tratti di una variante di quella rosa multiflora che Lucietta aveva portato da Parigi e che ora continua a crescere e a fiorire spontaneamente nel parco di Alvisopoli"


Con queste parole Andrea di Robilant concludeva il suo libro "Lucia nel tempo di Napoleone" in cui raccontava non solo la storia della sua antenata, ma anche quella di un periodo storico denso di eventi memorabili e di personaggi che nel bene  e nel male ne erano stati protagonisti.
Il libro mi era piaciuto molto perchè nel corso principale della  narrazione l'autore aveva coinvolto la mia curiosità anche su percorsi, come dire, secondari, che meritavano di essere approfonditi.

E sulla base dell'ipotesi espressa dall'autore stesso sulle origini della misteriosa rosa moceniga , Andrea di Robilant ha deciso di scrivere un nuovo libro...

 




Il libro, come si legge nel sottotitolo, è un vero e proprio viaggio tra storia e giardini, tra passato e presente, tra botanici illustri e  collezionisti accaniti.
Devo dire che i passaggi più tecnici di questo diario, quelli cioè dove si parla di classificazioni,origini, valutazioni scientifiche, mi hanno mandato in confusione , cosa che mi succede sempre quando cerco di inquadrare il complesso mondo delle rose. D'altra parte ho apprezzato la componente per così dire "sentimentale" che accompagna la storia passata e presente di questo fiore stupendo e misterioso al tempo stesso.






 Il libro è illustrato da Nina Fuga, a colori in copertina e in bianco e nero all'interno, con grazia ed efficacia. Non contiene fotografie di rose , per cui tutto quello che  viene descritto a parole sull'argomento trova forma nella fantasia del lettore. Io ho immaginato la protagonista, la rosa moceniga, molto simile alle rose cinesi che coltivo nel mio giardino e che vedete nelle foto.

Durante il suo soggiorno parigino, Lucia aveva frequentato assiduamente il giardino della Malmaison e conosceva l'ossessione di Joséphine per le rose e il suo desiderio di possedere quelle che proprio in quegli anni dalla Cina arrivavano in Inghilterra passando per Calcutta. Probabilmente al suo rientro in Italia Lucia ne aveva portato alcuni esemplari , ma quali?
Per trovare una risposta Andrea di Robilant ripercorre puntualmente i movimenti dell'antenata a Parigi e si affida all'esperienza di botanici e appassionati per individuare le affinità tra la sua moceniga e qualche esemplare ufficialmente identificato.

Intanto cominciano ad emergere piccole storie di rose, lontane dagli archivi storici e dai cataloghi patinati, storie di affetti, storie di guerra, che trovano la cornice ideale in un rustico giardino friulano.






 E' il giardino Garlant Fabiani di Artegna, divenuto famoso nel web, non solo per la splendida fioritura che regalano i suoi mille e seicento rosai nel mese di maggio, ma anche per il gesto d'amore da cui il giardino è nato.

Eleonora Garlant e Valentino Fabiani si erano conosciuti nel 1957; lui lavorava come autista e meccanico in una ditta di Gemona, lei, appena diplomata, aveva trovato lavoro in una cantina vinicola di Artegna. Dopo un lungo corteggiamento, si sposarono nel 1963.
In occasione del loro trentesimo anniversario di matrimonio, Valentino regalò a Eleonora trenta rose antiche e da lì nacque l'idea di convertire in qualcosa di tangibile il grande amore che lei nutriva da sempre per le rose.



 Oggi questo giardino curato con amore dai proprietari mette in mostra antiche e profumatissime rose galliche, centifoglie, damascene, rampicanti e cespugli in un'assoluta profusione di colori e profumi.

Uno spazio particolare è dedicato alle "rose ritrovate", varietà che si temeva fossero ormai estinte e ritrovate in giardini abbandonati, tra le rovine di qualche castello o nei cimiteri di campagna; ci sono inoltre tanti ibridi spontanei che in questo giardino hanno trovato l'habitat ideale per riprodursi.

Il valore aggiunto di questo particolare roseto è la quantità di aneddoti che Eleonora conosce, legati alla storia delle sue rose, ai personaggi più o meno famosi a cui sono state dedicate o alle persone che ne hanno avuto cura.

Queste " divagazioni", puntualmente riportate dall'autore , mi hanno fatto apprezzare il libro, così come gli spunti che offre per eventuali approfondimenti da parte di chi ne sia eventualmente interessato.




Di fatto anche la rosa moceniga è una rosa ritrovata,  una di quelle rose "orfane"ospitate nel giardino di Eleonora.

Andrea di Robilant desidera davvero che la sua rosa possq essere registrata all'American Rose Society, ma senza l'individuazione esatta della sua origine, il riconoscimento appare molto improbabile.

Ed eccolo di nuovo in visita in un altro giardino molto speciale che ospita una collezione di rose antiche cinesi, probabilmente la più completa di tutta Italia.

Helga Brichet, la proprietaria, è una signora australiana che vive con il marito in una casa di campagna in cima a una collina circondata da vigne e ulivi non lontano da Perugia.
Il suo amore per le rose è nato nel giardino della nonna, vicino a Cape Town e le vicende della vita l'hanno portata in Italia nella tenuta  dove si occupa della sua collezione di ibridi di R.Gigantea, una rosa che cresce spontanea , come tante altre, nelle colline della Cina Meridionale.
Lei stessa si è recata più volte in quel lontano paese per arricchire la sua collezione.
Questa ultima tappa è davvero importante per Andrea e la sua rosa, ma se volete saperne di più, dovete proprio leggere il libro...



" Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo con il nome di rosa, anche con un altro nome serberebbe pur sempre il suo dolce profumo."  ( Romeo and Juliet)


Nessun commento:

Posta un commento