La Famiglia Belier
Recensione
Ormai da diversi anni, le commedie francesi hanno una gradevolezza e anche una sottile vena umana che è difficile ritrovare in prodotti dello stesso genere di altri paesi. E così questo recente La famiglia Belier, campione di incassi in Francia, pur trattando di un handicap di notevole peso, riesce ad esprimere allegria, serenità e amore, senza cadere mai nel pietismo o nella comprensione ipocrita.
Siamo in Normandia, la terra dei pascoli e delle fattorie, dei piccoli villaggi: una terra contadina, nel senso più pregevole del termine.
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In una fattoria, produttrice di latte e derivati, vive la famiglia Belier: il padre Rodolphe ( uno stupendo Francois Damien ,omone dalle garndi mani e dal cuore gentile) la mamma Gigi (l’ incantevole esuberante Karin Viard) con i figli Paula (la bionda, acerba eppure matura Louane Emera) e Quentin ( il simpatico pacioso Luca Gelberg)
Questa famiglia unitissima e affettuosa ha una singolarità: il papà, la mamma e il fratellino sono tutti sordomuti…unica ad avere il dono dell’udito e dunque della parola è Paula, che, per questo è un po’ il ministro degli esteri, in quanto è lei che prende i contatti con i compratori, è lei che accompagna i genitori dal medico (scena esilarante) traducendo sintomi imbarazzanti della vita di coppia, è lei che collabora con il papà quando questi si candida all’elezione di sindaco….Ed è lei che sa smussare i termini pittoreschi con cui l’uomo designa il suo predecessore. ’ lei l’indispensabile trait d’union tra la famiglia e il mondo…
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Ma tutto questo piccolo irreale mondo viene messo in crisi quando il professore di canto ( Eric Elmosnino ) scopre in Paula un dono incredibile: una voce di rara estensione e profondità, che potrebbe aprirle la strada del successo. Una voce d’angelo che la sua famiglia non potrà mai sentire, se non con il cuore.
E da qui nasce il conflitto tutto interiore della ragazza che vorrebbe volare via dal nido familiare, ma si sente impegnata dalla lealtà e dall’affetto a rimanere ad aiutare i suoi.
E la suggestiva canzone popolare di Michel Sardou che ritma la sua ansia “Je vole” (non fuggo, ma volo) cantata non solo con la voce , ma anche con le mani rende al meglio tutto il tormento di questa brava figlia e brava ragazza che si sente ancora troppo giovane per decidere da sola il suo futuro.
E bisogna ricordare che Luoane Emera è una ex concorrente di The voice francese.
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Il film ispirato dal libro Les mots qu’on ne me dit pas di Veronique Paulain è un ritratto onesto e immediato del rapporto tra genitori e figli che a sedici anni diventa spesso ingestibile…e la ribellione di Paula di fronte all’egoismo affettuoso della mamma..nulla ha a che fare con il problema della sordità familiare ed è stranamente commovente..
Perché l’amore quando è vero consente di affrontare ogni situazione: anche di sentire la musica o la voce di una persona cara.
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Intensa la scena in cui il regista,( l’ottimo Eric Lartigan che tratta con mano sicura tutto il film), ci immette in una bolla di silenzio, quella in cui Rodolphe e Gigi da sempre vivono, per farci comprendere la realtà dei non udenti.
Un buon film, senza dubbio…che non tratta di un handicap e delle sue problematiche, ma ci accompagna in un viaggio attraverso un mondo pieno di vita anche se non di rumore o e di chiasso.
Anche perché la tenerezza si sente dentro…e così l’amore.
Paola
Grazie!
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