sabato 28 aprile 2012

Dal mio giardino

Sorpresa! Oggi Maxi ha potuto finalmente dedicarsi al taglio del prato dopo le pioggie dei giorni scorsi. Oltre al trifoglio e alle numerose pratoline si è imbattuto in queste deliziose stelline








Non conosco il loro nome né la loro provenienza ma il vento ha voluto che il loro seme germogliasse nel mio prato e, a proposito di significato dei fiori, per me questo è un gesto spontaneo di ringraziamento da parte del mio giardino per tutto il bene che gli voglio. Demenza senile ??!!??

Per Claudia


In mancanza di quelli veri, te ne mando un po' in fotografia:























Spero ti possano bastare........

Ditelo con i fiori


Con il loro intrinseco fascino naturale i fiori, da secoli, rappresentano un dono e un decoro ornamentale perfetto per l’immediata e riconosciuta valenza estetica e, in molti casi, anche olfattiva, oltre che medicinale (secolare nell’Oriente). Gli archeologi hanno ritrovato resti di petali in diverse tombe, erano rappresentati anche nei geroglifici egizi, così come ghirlande di fiori nelle abitazioni degli antichi romani e greci, mentre il mazzolino – inteso come forma di composizione floreale – da mantenere in un vaso divenne d’uso tradizionale in Europa nel XIV secolo.
I fiori vengono universalmente scelti con attenzione per festeggiare quelle ricorrenze importanti che fanno parte integrante della vita – dai compleanni alle lauree, fino a San Valentino, al matrimonio e al suo anniversario, per citarne soltanto alcune – in occasione nelle quali non possono assolutamente mancare, includendo l’onorare i momenti luttuosi e le tristi visite all’ultima dimora dei propri cari. Ma, per le sue forme e colori, un tocco floreale vibrante di vita è sempre una testimonianza piacevole, gradita, teneramente poetica di arrecare gioia e buon umore, indipendentemente dalla situazione e dal contesto.


Come una lettera dell’alfabeto, ogni fiore – solitario, raccolto in un piccolo bouquet o in mazzo – esprime il particolare linguaggio ‘segreto’ floreale, un sistema di riferimento simbolico assegnato in passato dagli esseri umani a seconda del significato convenzionale attribuito in considerazione di loro elementi diversi (specie e/o varietà di appartenenza, tonalità o insieme numerico della composizione in cui sono inseriti).
In via preferenziale, sono sempre stati un’insostituibile e toccante soluzione diretta a trasmettere o esaltare – in maniera silenziosa, senza dover ricorrere a parole sussurrate o gridate non altrettanto efficaci – il vero significato di messaggi, sensazioni, pensieri. Così il donatore, inviando un pensiero floreale o consegnandolo direttamente alla persona che gli interessa, le intende manifestare un determinato stato d’animo o sentimento profondamente intimo – di gratitudine, amore, affetto, ecc. – che altrimenti potrebbe rimanere inespresso, sottinteso o frainteso da parte di chi lo riceve.
I fiori sono stati quindi inseriti, a pieno titolo e senza alcun tipo di frontiera, nella cultura sociale di tutte le latitudini e in ogni epoca, in quanto considerati una forma perfetta di comunicazione, in particolare quando le parole erano difficili da trovare e per dichiarare passioni che non si riuscivano o non si potevano rivelare alla luce del sole. In Europa, per esempio, scambiarsi fiori diventò un modo per mandare e ricevere messaggi romantici – senza doversi preoccupare di essere visti e segnalati da qualcuno – durante il Medioevo, epoca in cui vigevano rigorose linee guida dettate dalla Chiesa e alle coppie erano vietate pubbliche manifestazioni d’affetto. Anche una credenza indù riporta che i fiori sono stati creati per essere regalati alle persone che amiamo: in India, per esempio, a un ospite ne viene donata una ghirlanda da indossare al collo.






Evoluzione del linguaggio dei fiori


"fiori di orchidea" Una sorta di linguaggio dei fiori si sviluppò nell’impero turco, nel XVII secolo, su derivazione di una pratica persiana. Nel 1714 venne probabilmente introdotto in Europa da Carlo II, una volta ritornato presso la corte svedese dall’esilio in Turchia. La diffusione all’interno del continente europeo avvenne rapidamente dopo il 1718, quando Lady Mary Wortley Montague – moglie dell'Ambasciatore britannico nominato a Costantinopoli (dal 1710) – rientrò in patria dopo due anni di soggiorno in Turchia, dove aveva scoperto l’esistenza del concetto di ‘linguaggio segreto dei fiori’. Lo descrisse nelle lettere pubblicate nel 1763, poco dopo la sua morte. Nel secolo seguente, dopo alcuni dizionari dedicati all'argomento pubblicati in Francia e in Inghilterra, uscì a Parigi nel 1819 il primo dizionario ufficiale del linguaggio dei fiori, arricchito da litografie tratte da disegni floreali, intitolato 'Le Language des Fleur' – destinato a diventare un testo di riferimento ineludibile in materia – scritto da Louise Cortambert con lo pseudonimo di Charlotte de la Tour.
L’argomento diventò sempre più popolare – soprattutto tra le appartenenti al sesso femminile – durante l’epoca vittoriana, sotto il regno della Regina Vittoria (1837-1901), periodo dai rigidi standard morali come restaurazione degli antichi valori di purezza e di castità, in osservanza delle quali si doveva tenere in pubblico un contegno conformista che non permetteva di manifestare i sentimenti provati. I fiori, selezionati con accuratezza, furono allora socialmente eletti quale espediente per esprimere segretamente, in modo preciso e appropriato, tutti i desideri e pensieri che non si potevano svelare altrimenti. Per rafforzare l’incisività di questo linguaggio dei fiori, si accentuò la qualità della loro presentazione. Nacque così il mazzolino profumato composto da fiori ed erbe raccolti e racchiusi in un centrino di pizzo legato con un nastro di raso da inviarsi a vicenda, tra uomo e donna, come messaggio in codice per corteggiarsi o dichiararsi, condividendo segretamente l’amore sottinteso. In epoca tardo-vittoriana, venne poi nascosto in un’elegante scatolina d’argento. Ma il linguaggio floreale (o florigrafia) prosperò in tutti i campi in cui fosse ritenuto lecito, tanto da raggiungere il suo massimo splendore proprio nell’età vittoriana, quando i fiori adornarono vezzosamente le chiome, i gioielli e l’abbigliamento femminile, l’arredamento e le porcellane nelle dimore, gli articoli di cancelleria, oltre a molto altro. Questo coincise con il picco di popolarità raggiunto dal linguaggio dei fiori in Europa e in America nel periodo dal 1820 fino all’incirca a metà secolo. Soltanto più tardi, nel 1884, a Londra, fu pubblicato un testo autorevole sulla florigrafia, dal titolo 'Language of flowers', firmato da Jean Marsh e illustrato da Kate Greenaway. Destinato a diventare molto diffuso, rimase l’opera ufficiale da consultare per il significato dei fiori vittoriani.
Lo studio della botanica e la scoperta di nuove specie vegetali in tutto il mondo hanno in seguito apportato nuove emozionant inozioni al linguaggio dei fiori, senza rivoluzionare il codice convenzionale espresso dai loro colori: se sono di tonalità accesa e dal profumo inebriante, esprimono sentimenti appassionati...



http://www.giardinaggio.net/Fiori/significato-dei-fiori/Il-linguaggio-dei-fiori.asp
Mi è sembrato un articolo interessante, così l'ho copiato per condividerlo.

C'era una volta...(Quarta parte)

Del ritorno a casa della famiglia, e della mia "prima volta", non conservo alcun ricordo, né personale (avevo solo sei mesi) né di altri.
Per quanto mi  riguarda penso che in quel periodo il mio interesse fosse concentrato su una cosa sola: il seno di mia madre,bianco, morbido e soprattutto sempre disponibile.




Mio padre amava i quadri e in casa ce n'erano parecchi appesi alle pareti, tra gli altri il ritratto a mezzo busto di una dama che metteva in bella mostra un ampio décolleté.


La mamma raccontava che ogni volta che guardavo quel quadro, invariabilmente pronunciavo la parola "pappa".
Altro che sindrome di Stendhal!!
A parte una forma acuta di morbillo  che a due anni stava per portarmi via, è probabile che abbia trascorso la mia primissima infanzia sommersa di coccole e di attenzioni da parte di tutta la famiglia.





I ricordi più lontani risalgono, credo, al '48, quando avevo tre anni e mezzo, quattro, ma si trattava di immagini, suoni, sensazioni non organizzate : la ricerca in giardino di un fantomatico cestino pieno di uova di cioccolato lasciato sotto un cespuglio da un'altrettanto fantomatica lepre (come voleva farmi credere il fidanzato di mia sorella Alma) ; il cuscino di raso con gli anelli per gli sposi che dovevo portare all'altare come damigella il giorno delle nozze ; l'odore della camomilla con cui mia madre mi curava il mal di pancia ..... cose così.
Intanto con il passare del tempo imparavo giorno per giorno a costruire il mio porto sicuro all'interno di quel guscio, di quella casa.
Dalla familiarità delle stanze in cui si svolgeva la nostra vita quotidiana veniva un messaggio di certezza, di stabilità, di appartenenza.



E poi c'erano altri spazi che sembravano fatti apposta per suscitare curiosità, stimolare la fantasia, sviluppare la creatività, soddisfare la necessità di gioco propria dell'infanzia.
Nel seminterrato il vecchio rifugio contro i bombardamenti era tornato ad essere una normale cantina per conservare il vino e  l'accesso al tunnel per le uscite d'emergenza era stato murato, tuttavia dallo sbocco sul giardino si poteva ancora sbirciare dentro quel buco nero e qualche brivido correva lungo la schiena....
La cosa più interessante del seminterrato era però la "camera oscura", naturalmente off limits. Mio padre, che era appassionato di fotografia e non si accontentava di perseguitarci con gli scatti della sua Leika, si era costruito un vero e proprio laboratorio  dove  sviluppare foto, fare ingrandimenti, ritocchi, esperimenti vari. L'accesso era consentito solo in sua presenza : c'erano bacinelle di smalto bianco profilate di blu, boccetti di acidi e reagenti,pellicole, diapositive, tutto disposto ordinatamente sugli scaffali, ma la vera magia iniziava quando mio padre immergeva un foglio bianco nella bacinella. La stanza era completamente al buio ad eccezione di una fioca luce azzurrina che proveniva da una lampada speciale.Papà iniziava a contare sottovoce 101,102,103....e sul foglio di carta apparivano ombre indefinite che piano piano diventavano immagini riconoscibili. Ancora oggi se devo misurare un tempo breve senza orologio o contaminuti, dico anch'io sottovoce 101,102,103..., perchè mio padre mi aveva spiegato che l'inserimento del 100 serviva a calcolare correttamente la lunghezza dei secondi.
Anche quello che veniva impropriamente definito solaio era uno spazio dove fare piacevoli incursioni. La sua superficie era uguale a quella dei piani sottostanti ma i soffitti erano bassi e spioventi. C'era una camera per gli ospiti con i letti gemelli vestiti di crétonne a fiori e uno stanzone di stoccaggio come in tutti i solai che si rispettano : c'era il cassettone per le trapunte con il doveroso effluvio di naftalina, c'era la collezione delle Domeniche del Corriere rilegate in grossi volumi e quella del Corriere dei Piccoli con le avventure del Signor Bonaventura... ricco ormai da far paura..., c'era il "saccodellepezze" dove finivano i vecchi ritagli di stoffa che potevano diventare utili per il guardaroba delle bambole. In autunno quando i cachi erano quasi maturi, venivano messi nei cesti e issati con delle corde fino al solaio dove venivano stesi su assi di legno per completare la maturazione.
Nella bella stagione il giardino diventava il posto favorito per i giochi, ma di questo vi racconterò nella prossima puntata.


(continua)

venerdì 27 aprile 2012

To Rome with love

Da Paola una nuova recensione:



La mia recensione:

To Rome  with love

Per prima cosa una confessione: non ho mai avuto una grande passione per Woody Allen né per Roberto Benigni,  è  grave?????
Perciò dopo essermi colpevolmente addormentata durante Midnight in Paris, sono andata a vedere quest’ultimo lavoro del genio Allen con il proposito di non cedere alla mia prevenzione.
E allora inizio con la nota positiva. Roma è bellissima, color ocra, morbida, una cartolina splendida, uno spot pubblicitario favoloso
E poi il cast stellare :Woody Allen , Roberto Benigni, Judi Davis, Alec Baldwin, Penelope Cruz .,Ellen Page, Jesse Eisenberg.
Molti  pur bravi attori italiani appaiono e scompaiono in un attimo. Ma cosa è successo allo splendido viso di Ornella Muti?
Comunque brave  Alessandra Mastronardi e Penelope Cruz.
L’atmosfera, stranamente,  è quella degli anni 50( ricordiamo Vacanze Romane?) forse anche per la colonna sonora : Nel blu dipinto di blu, Arrivederci Roma (sempre affascinante) e addirittura Ciribiribin che canticchiava mia mamma .
E poi la trama… come al solito per Allen non c’è un’unica trama, ma tanti fili che si intrecciano  per formare un ordito…
Ecco l’italiano, gestore di pompe funebri, che canta solo sotto la doccia con una voce straordinaria: e sarà poi sfruttato nel modo più ridicolo. O la giovane coppia, che arriva in  treno come solo negli anni 50 poteva accadere: a lui capita l’incontro con la escort  Penelope Cruz  e a lei con l’attore sex symbol, secondo Allen, Antonio Albanese(!!!!!????).  Per entrambi un episodio  sessuale che  li spingerà a tornare  più saggi a Pordenone, lasciando  per sempre la corrotta e dissoluta Roma.
E poi Benigni da cui si poteva sperare in qualcosa di più…perché lo spunto è  interessante: oggi possiamo essere trasformati in personaggi per un giorno senza nessuna ragione. La cinica spiegazione è che si diventa famosi perché si è famosi…. E l’amara conclusione  del  ritorno   all’anonimato è ovvia.  Anche Benigni, però, non riesce a coinvolgerci.
Più intrigante il filo condotto da Alec Baldwin, una specie di Grillo parlante che aiuta il trionfo del vero amore . 
Ma è questa l’Italia, vista with love da Woody Allen?? uomini in canottiera  e gigioni e donne in vestaglietta dedite alla cucina , sciatte e gelose ?
Mi dispiace, ma , pur con tutti i nostri difetti e le nostre mancanze, non mi pare proprio.

                                                                   paola

Non ho visto il film, ma oggi voglio fare una piccola aggiunta, Paola, perdonami se mi intrometto nel tuo campo, ma ecco cosa penso:
 NON è grave se non apprezzi Allen, nè Benigni: NON SEI SOLA!!
La Muti mi fa venire da piangere, quando vedo come si è conciata....sarebbe stata una bellissima vecchia e invece è un mostro di plastica. Che peccato!
E se l'Italia descritta è quella che mi dici tu, vorrei dire: BASTA!!! Ma che la finiscano con questi stereotipi!!


                        





giovedì 26 aprile 2012

Anniversario

La festa la faceva il ragazzo che abitava nella villetta dietro la nostra. Allora ci eravamo appena trasferiti in una piccola via a ferro di cavallo che si affacciava  da entrambi i lati sulla strada principale. I ragazzi di quella via bene o male li conoscevo già, perchè prima abitavamo a non più di cento metri di distanza....ma da quando eravamo lì ero entrata a far parte del gruppetto che, dopo i compiti, si riuniva a casa di Sandro a giocare a carte e ascoltare musica. Era inizio giugno, Luciano compiva gli anni e faceva una festa. Di sera.


Per me era un anno disastroso: facevo la quarta ginnasio e, improvvisamente, da prima della classe che ero sempre stata, ero passata fra le più somare. Il nostro professore di lettere aveva la simpatica abitudine di riconsegnarci gli esperimenti corretti partendo dal voto peggiore, per arrivare al più bello. Ormai mi ero abituata che quando entrava in classe col fascio dei fogli di protocollo, mi alzavo per prima: perfino in italiano non avevo la sufficienza. Che strano! O sai scrivere, o no! Che tutti i professori, prima, fossero ignoranti? Che improvvisamente io fossi diventata scema? Mia mamma mi aveva perfino portato da una neurologa, ma il problema non si era risolto. La scuola stava per finire e mi aspettavo il peggio. Che poi è arrivato. Ma proprio il peggio, non il meno peggio, che sarebbe stata una bocciatura. NO! tre materie per ottenere la bocciatura a settembre. Ma questa è un'altra storia....
Allora c'era questa festa e io, come sempre, non avevo nemmeno il coraggio di chiedere il permesso a mio padre: sapevo che avrebbe detto di no. Non per i risultati scolastici, di cui non gli importava un fico secco ( suo incoraggiante commento ad ogni bel voto portato a casa: ricordati che i primi a scuola saranno poi gli ultimi nella vita), ma perchè finchè sia io che mia sorella  restavamo in casa, sotto sorveglianza, probabilmente  pensava di avere meno problemi.
Così il padre di Luciano è venuto a casa nostra a chiederlo lui il permesso. La risposta è stata ancora no, ma quel simpatico signore non ha desistito, ha controbattuto tutti i motivi avanzati da mio papà, concludendo: la festa è in casa mia, io sarò presente, se ti fa piacere vieni anche tu perchè ci sarà un gruppetto di amici adulti e se non dai a tua figlia il permesso di venire, mi offendo perchè non ti fidi di me e quindi ti tolgo il saluto. Mio papà ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco e alla festa ci sono andata. Iniziava alle nove e il mio lasciapassare scadeva alle undici. Però ero contenta: con la mia gonna nera e la camicetta di chiffon azzurra, mi sentivo carina e sono partita per conoscere ragazzi nuovi: i compagni di classe di Luciano.


Ed ecco, tra di loro, uno che invita a ballare solo me, sempre me. Mi piace....come aveva detto di chiamarsi? Giorgio, mi pare....ma certo! Ormai, però, sono le undici, devo tornare a casa., lui mi vuole accompagnare, ma insieme a noi viene anche il papà di Luciano, che aveva fatto una promessa....Non importa: sono contentissima ugualmente.
Ecco: nove anni dopo Giorgio e io ci siamo sposati e oggi sono passati altri trentanove anni. Come vola il tempo!
Anche i miei nonni si sono fidanzati che lei aveva quattordici anni e lui diciotto.


davanti a questa chiesetta di san Giorgio ai pascoli, nonno Arturo ha dato a nonna Anna il suo primo anello, con la promessa.
Si sono sposati sette anni dopo:



                          E poi hanno festeggiato il cinquantesimo, circondati da figlie, generi e nipoti


e poi anche per  il sessantesimo erano ancora vicini.
 Io non so se  arriverò a questo traguardo....ma non metto limiti alla provvidenza!

mercoledì 25 aprile 2012

Le peonie

Sulle peonie ho trovato moltissimo! Sono fiori davvero importanti:

"fiore di peonia rosa" Il fiore della peonia è tra i più venerati in Oriente da migliaia di anni come portatore di fortuna e di un matrimonio felice. Appariscente, lussureggiante, elegante incarna amore e affetto, prosperità, onore, valore, nobiltà d’animo e, in piena fioritura, pace. Dolcemente profumata e di lunga durata, definita 'rosa senza spine' dagli europei, simbolo delle romantiche storie d’amore, spesso impiegata in occasione di matrimoni, la peonia celebra il 12° anniversario di matrimonio. Pianta vibrante e viva, ricca di magnifici fiori e di foglie verdi, è anche un auspicio cinese di buona fortuna, così i dipinti che la rappresentano sono spesso appesi in casa come portafortuna e in ufficio per concludere buoni affari. Le peonie bianche sono il simbolo tradizionale delle giovani ragazze che si sono distinte per bellezza, ma soprattutto per arguzia; quelle rosse sono il simbolo erotico dei genitali femminili, per cui quando scende la rugiada, che rappresenta lo sperma, il fiore si apre.
La peonia corrisponde alla tarda primavera-inizio estate tra le raffigurazioni dei fiori cinesi delle quattro stagioni, insieme al loto, ai crisantemi, ai fiori di pruno e, quindi, diventa metafora della bellezza femminile e della riproduzione.
Secondo il significato tradizionale cinese della complementarietà degli opposti, la peonia è di influenza positiva sulla donna e sull'uomo per quanto riguarda il loro vivere insieme in armonia. Per creare una buona energia Feng Shui, quando si è alla ricerca di una compagna fedele e amorevole, un dipinto raffigurante le peonie cinesi o un vaso di questi fiori dovrebbe essere collocato all'interno del ‘settore matrimonio’, nell’angolo a sud-ovest della propria camera da letto, per attirarvi la partner ideale o per migliorare la situazione sentimentale e condurre o mantenere un matrimonio felice. Alcuni maestri di Feng Shui consigliano però a una coppia di anziani di non tenere in camera da letto l'immagine di una peonia in fioritura per evitare relazioni con donne più giovani. Una coppia di peonie rosa invece vale da catalizzare energetico soprattutto per migliorare l'amore e per il romanticismo.





La peonia, considerata la ‘regina di tutti i fiori’ nella Cina antica, si è diffusa come pianta ornamentale con l'imperatore Yang (605-617) della dinastia Sui (581-618), diventando popolare e protetta nei palazzi imperiali durante la successiva dinastia Tang (618-907). Le varietà migliori erano molto costose, tanto che le peonie diventarono spesso parte della dote. Sotto le seguenti dinastie, gli imperatori allargarono le loro attività e la coltivazione delle peonie si propagò in tutta la Cina. La città di Luoyang (oggi Heze), nella provincia dell’Henan, ne diventò il centro principale durante la dinastia Qing (1644-1911). Ha continuato fino a tutt’oggi in questo primato celebrato ogni anno nel mese di aprile con un festival internazionale della peonia, fiore rimasto nella tradizione cinese e mongola come simbolo floreale insieme con il fiore della prugna. Nel 1903, la dinastia Qing ha dichiarato la peonia come il fiore di Stato; è stata riproposta nella Repubblica Popolare Cinese da un sondaggio nazionale dapprima nel 1994, ma il Congresso nazionale del popolo non lo ha ratificato, ed è stato ripetuto invano nel 2003.
In Europa, la pianta erbacea di peonia fu introdotta dalle legioni romane dapprima in Inghilterra, intorno all'anno 1200. Nel 1789 arrivò nel Vecchio Continente il primo albero di peonia grazie a Sir Joseph Banks, ricco imprenditore e appassionato di botanica che, venutone a conoscenza dai viaggiatori in Oriente, ne commissionò l’acquisto e l’invio al dottor Duncan, tramite la British East India Company. L’esemplare fu piantato nei Royal Botanic Gardens, a Kew, ma risultò poi difficile ottenere altri alberi dalla Cina. Soltanto a partire dal 1860 le peonie arbustive cinesi diventarono disponibili nei vivai europei e rimasero in voga fino alla fine dell’800, quando arrivarono quelle giapponesi dalla fioritura più leggiadra. Introdotta in Francia dai missionari francesi, venne portata in America nel 1820 dai coloni inglesi. Nel 1957, invece, l’Assemblea Generale dello Stato americano dell’Indiana ha approvato una legge per rendere la peonia il fiore della nazione, sostituendo la zinnia, che lo era dal 1931.




Simbolo tradizionale nell’arte floreale orientale, la peonia apparve dapprima nell’arte cinese per rappresentarne la forza vitale su quadri, porcellane, vestiti ricamati, paraventi dipinti e arazzi; in epoca contemporanea è spesso abbinata a raffigurazioni di uccelli e di bambù. Nelle raffigurazioni, il fiore bianco di peonia simboleggia la purezza verginale delle ragazze, mentre quello di colore rosso è più simbolico della femminilità erotica. Dopo l’introduzione in Giappone nel XVIII secolo, le immagini delle peonie sono comparse su arazzi, dipinti, stoviglie di porcellana, ricamate sui kimoni tradizionali in seta. Alla peonia sono anche dedicate molte poesie haiku, anche dai più famosi poeti e pittori, come Buson Yosa (1716-1784), che ne scrisse 28 haiku a tema su 3 mila, e Issa Kobayashi (1763-1828), con almeno 84 poesie su 20 mila haiku.



Mitologia

"fiore di peonia bianco" La nascita della peonia fu al centro di numerose e diverse versioni nella mitologia greca. Paeon (Paean, Paieon, Paeeon, Paion o Paian), allievo di Asclepio (Esculapio per i Romani), il dio greco della medicina, venne trasformato in fiore di peonia da Zeus – dio del cielo e del tuono, governatore del monte Olimpo, mediatore pietoso nelle rivalità tra dèi – per salvarlo dall’ira funesta del maestro, invidioso del suo grande talento. In un’altra variante Paeon, figlio di Asclepio, venne tramutato in peonia da Ade, dopo averla guarita, per salvarlo dalla gelosia del padre, annientato dalle sue capacità. In un’ulteriore versione, Paeon diventò una peonia – fiore già esistente ai piedi del monte Olimpo – dopo averne dato il succo da bere a Leto (Latona per i Romani) per aiutarla a far nascere senza problemi i due gemelli Apollo ed Artemide nonostante il parto difficile. In un altro mito, invece, Paeon, medico degli dèi, ottenne la peonia da Leto, madre di Apollo – dio della medicina, della verità e dell’arte – sul Monte Olimpo.
I Greci credevano che Apollo spesso si travestisse da Paeon e cantasse canzoni di lode (dette Peana) a se stesso. Con il tempo Paeon divenne un epiteto di Apollo per la sua qualità di guarire e, pertanto, propiziato come dio della guarigione.
In un mito diverso, Apollo non gradì che sua sorella, Diana, la dea della luna, nota cacciatrice di rinomata abilità con l'arco e la freccia, si fosse innamorata di Orione, figlio di Nettuno, dio del mare. Un giorno, Apollo sfidò Diana a cercare di colpire Orione che, all’orizzonte, stava camminando su acque profonde con il permesso speciale del padre. Ma quando il suo corpo arrivò a riva, Diana capì di avere ucciso l’amato con un solo tiro e, dove caddero le sue lacrime di dolore, nacquero delle belle peonie, così pose Orione tra le stelle in ricordo del suo amore.
Una leggenda racconta invece che le ninfe maliziose si nascondevano nei petali delle peonie, che così sono diventate il simbolo del senso di vergogna o di timidezza, secondo il linguaggio dei fiori. Fin dall’antichità, la radice della peonia fu invece riconosciuta dalla medicina tradizionale cinese per alleviare i sintomi di alcune malattie (asma, crampi mestruali, convulsioni), seguita da quella giapponese. I Romani, in seguito ai loro miti, curavano con la peonia più di 20 malattie. Spesso era detta ‘erba beata’ per i poteri magici e miracolosi che le erano attribuiti contro demoni, streghe, tempeste, malocchio per proteggere il raccolto, i pastori e le loro greggi. Durante il Medio Evo, in Europa, la peonia era utilizzata al momento del parto per superstizione, per tenere lontano gli spiriti maligni, ma anche a uso medicinale in caso di ittero, calcoli biliari, crisi epilettiche, dolori da dentizione.
I semi di peonia venivano ingeriti interi per evitare brutti sogni o utilizzati come cataplasma per alleviare i dolori allo stomaco; con i petali essiccati si preparava un tè calmante per la tosse.







Tatuaggi


"fiore di peonia giallo" Nella Body Art contemporanea, il motivo della peonia compare in numerosi tatuaggi, ma è sempre stato prediletto per il suo significato di prosperità e di forza. Nel West americano, i pionieri si fecero tatuare enormi peonie rosse a doppio fiore per la loro straordinaria bellezza e in ricordo della loro patria. Con i fiori di peonia si possono creare infiniti disegni tatuati combinando le tonalità sorprendenti dei loro colori – rosso, bianco, rosa, giallo – con le foglie verdi. I tatuaggi di questi grandi petali un po’ arricciati ai margini abbelliscono qualsiasi parte del corpo – specialmente su braccia, spalle, fondoschiena, gambe – oppure, in piccolo, anche sui piedi. Seguendo il significato orientale, spesso compaiono tatuati in associazione con altri elementi come il drago o il leone per attenuarne ferocia e potenza. In Giappone, l'uso popolare delle peonie nel tatuaggio incarna la potenza maschile ed è stato ispirato dalle illustrazioni dell’artista Utagawa Kuniyoshi (1797-1861) nelle 6 stampe della serie ‘I 108 eroi del Suikoden’ (1827), basate su un racconto cinese del XIV secolo, che gli diedero la notorietà. Questi fuorilegge, che andavano contro l’ingiustizia delle autorità corrotte, erano coperti di tatuaggi pittorici inclusi appunto leoni, tigri, draghi, carpe koi (o carpe giapponesi), e peonie, tra gli altri simboli.
In tutto il mondo, i motivi floreali nei tatuaggi non sono, infatti, prettamente femminili, spesso gli uomini li combinano con altre immagini. Secondo un antico gioco di carte giapponesi, l’immagine della peonia tatuata incarna coraggio e audacia, come un giocatore che affronta la partita con lo spirito che potrebbe essere l'ultima o come, in un’altra interpretazione, i guerrieri Samurai affrontavano ogni giorno come se fosse quello conclusivo della loro vita.

Tutto questo trovato su
http://www.giardinaggio.net/Fiori/significato-dei-fiori/Peonia.asp

Le foto delle peonie rosa inserite da me, vengono dal giardino di Mianna.