Solo io potevo riuscirci e, in effetti, è stato facilissimo per me: un clik troppo affrettato e ho cancellato definitivamente più della metà delle foto fatte durante l'ultimo viaggio.
La "gata fresiusa che fa i micini ciechi" ha colpito ancora e meno male che la mia maestra delle elementari non è qui a vedere perchè si arrabbierebbe una volta di più per la fretta che mi fa fare la maggior parte delle sciocchezze che faccio.... Per fortuna la "perdita" non è rovinosa: le mie foto NON sono opere d'arte, anzi, riguardando quelle che rimangono mi chiedo come mai continuo ad inquadrare, a cliccare, a pensare di riprendere scorci interessanti o cose rimembrabili, e poi, invece, all'atto pratico ci si chiede che cosa mai ho voluto immortalare. Magari proverò ad imparare a far foto col telefono...chissà che non escano meglio!
Per mia fortuna nella combriccola con cui ero in questo viaggio, c'era una ragazza carinissima e gentilissima, che si è prestata a regalarmi i suoi scatti di Fatima. Qualcosa d'altro cercherò nel web.
Il Portogallo è molto bello, belle città e bei panorami, ma sinceramente non mi ha preso il cuore, non mi ha lasciato la voglia di tornare. Perchè? Mah...non saprei. Forse perchè di città bellissime ne ho sotto gli occhi tutti i giorni, qui in Italia e allora quelle straniere, a meno che non siano decisamente particolari, non mi catturano del tutto. O forse perchè la maggior parte di quello che ho visto ( ed era proibito fotografare) è in uno stile barocco pesantissimo, pieno di ori, stucchi, orpelli, tanto che l'occhio non riesce a focalizzare nessun particolare perchè la sovrabbondanza distrae e lascia solo un'impressione di insieme. E sì che non ho gusti minimalisti: chi vede la mia casa capisce subito che soffro di horror vacui. Ma evidentemente il troppo è troppo anche per me! Gli stili che amo maggiormente sono il romanico e il gotico, distanti anni luce dal manuelino e dal rococò. Preferisco la semplicità delle chiese romaniche, magari col pavimento in terra battuta e l'altare disadorno, che avvicinano alla parola evangelica di carità e povertà e il gotico, che svetta verso il cielo, facendoti guardare in alto ed elevandoti lo spirito. Anche Fatima mi ha deluso: una enorme spianata, più grande di piazza San Pietro, con pochissima gente ( era il giorno di Pasqua), due chiesone e un grande portico, che schiacciano la cappella dove si trova la prima casetta costruita per la Madonna e che era semplice, come probabilmente nelle intenzioni dei pastorelli. Nessuna atmosfera spirituale. Mi dispiace, probabilmente sono io, che non so leggere il luogo nel modo giusto.
Lisbona è una bella città, moderna, con molte chiese antiche. L'avevo già vista e quindi i monumenti e le stradine della parte vecchia non mi hanno stupito più di tanto.
Più bella, a mio gusto, Porto, che ricorda molto San Francisco, con tutte le colline che ti obbligano a camminare su e giù con una certa fatica.
Quello che mi dispiace nelle migliori città turistiche, è la superabbondanza di negoziacci pieni di souvenir. Questo purtroppo accade dappertutto, anche a Praga e Venezia, tanto per citare due delle migliori città che ho visitato.Un po' mi pare che sia giusto, ma che ci siano quasi esclusivamente questi negozi, togliendo caratteristica personale alle varie città, mi pare discutibile.
Interessante anche Coimbra dove abbiamo visto la biblioteca dell'università: lascia senza fiato per la sua ricchezza! Curioso il fatto che una colonia di pipistrelli sia lasciata vivere all'interno dei locali, perchè servono a liberarli da tutti gli insetti che sarebbero nocivi per i tomi antichi qui conservati.
Abbiamo visto Sintra, col palazzo reale, Batalha con un monastero stupefacente, Cascais, il paese dove è andato in esilio l'ultimo re d'Italia, Cabo da Roca, il punto più estremo del continente europeo nell'Atlantico, Nazarè con la sua splendida scogliera, Aveiro, su una laguna dove si può fare una gita su delle particolari barche coloratissime, Costa nova dove le case sono particolarissime, tutte a vivaci strisce colorate dietro le dune selvagge sull'oceano e poi Obidos, che è il paesino che mi è piaciuto maggiormente perchè mi è sembrato il più caratteristico, il più vicino all'animo antico del Portogallo. Nemmeno qui mancano i negozi di souvenir, ma mi pare siano ambientati meglio. Sbaglierò? Forse, ma la mia idea, al ritorno a casa è questa che ho raccontato.
Ah, dimenticavo: la cosa più interessante ai miei occhi sono gli azulejos che ricoprono moltissime case e tanti interni di chiese e palazzi. Qui di seguito un po' di foto random
per tutti gli amanti dei libri illustrati per bambini degli anni 40/70 del secolo scorso e di tante altre cose belle. Siamo partite con i libricini, ma poi ci siamo allargate: qui si trovano gli argomenti più disparati,fiori, libri, ricami, film , viaggi e tanto d'altro, ma sempre in chiave soft!.....Chi vuole può seguirci sugli altri nostri blog: soloillustratori, passeggiando tra parchi e castelli, Dindì, storiedellamiafamiglia, specialepinup.
sabato 7 aprile 2018
giovedì 5 aprile 2018
Poesie di Costantino Kavafis
Candele
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese
dorate, calde e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.
Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

Dal cassetto
Volevo appenderla a un muro della stanza.
Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata.
Non la metto in un quadro questa foto.
Dovevo conservarla con più cura.
Queste le labbra, questo il viso…
ah, per un giorno solo, per un’ora
solo tornasse quel passato.
Non la metto in un quadro questa foto.
Mi fa soffrire vederla così guasta.
Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi…
una parola, o il tono della voce…
se mai qualcuno mi chiedesse chi era.

Per quanto sta in te
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo per quanto sta in te:
non sciuparla nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano gioco balordo
degli incontri e degli inviti
fino a farne una stucchevole estranea

Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
..............................................................
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese
dorate, calde e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.
Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

Dal cassetto
Volevo appenderla a un muro della stanza.
Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata.
Non la metto in un quadro questa foto.
Dovevo conservarla con più cura.
Queste le labbra, questo il viso…
ah, per un giorno solo, per un’ora
solo tornasse quel passato.
Non la metto in un quadro questa foto.
Mi fa soffrire vederla così guasta.
Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi…
una parola, o il tono della voce…
se mai qualcuno mi chiedesse chi era.

Per quanto sta in te
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo per quanto sta in te:
non sciuparla nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano gioco balordo
degli incontri e degli inviti
fino a farne una stucchevole estranea

Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
..............................................................
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
martedì 3 aprile 2018
Wardington Manor and The Land Gardeners
Oltre il confine settentrionale della Cornovaglia, nel territorio dell'Oxfordshire, sorge l'incontaminato villaggio di Wardington, perfettamente inserito con le sue antiche case di pietra color del miele nella verde campagna che lo circonda.
Al centro del villaggio sorge Wardington Manor, una dimora costruita a metà del XVI secolo, sulle rovine di un antico convento, più volte ristrutturata nel corso dei secoli , così come i suoi giardini.

Nel secolo scorso fu la residenza di Christopher Pease, II barone di Wardington e di sua moglie Audrey White, una modella molto famosa negli anni ' 50.
Nel 2004 la costruzione fu gravemente danneggiata da un incendio, ma successivamente ben restaurata al punto da essere inserita nel registro dei beni protetti per valore artistico e storico.

Quando Lord Wardington morì, la vedova preferì trasferirsi in paese e mise in vendita la tenuta. Fu così che a partire dal 2008 per Wardington Manor iniziò una nuova storia...
Bridget Elworthy e Henrietta Courtauld si erano conosciute a Londra quando i loro bambini frequentavano lo stesso asilo. Entrambe erano garden designers, ciascuna attraverso percorsi diversi, entrambe erano interessate alla progettazione di giardini, al giardinaggio biodinamico, entrambe coltivavano "sogni".
Bridget viveva nel villaggio di Wardington quando si presentò l'opportunità di rilevare la tenuta ,e con l'amica Henrietta, con la quale aveva creato The Land Gardeners, pensò che quel giardino poteva essere il luogo ideale per realizzarli insieme all'amica.
Il giardino infatti presentava una solida struttura con le antiche siepi di tasso e le bordure ben modellate delle aiuole; e poi c'era un ampio walled garden che si prestava alla sperimentazione.

Quando seppero che per anni Lady Wardington e la suocera avevano fornito tralci di rose antiche e fogliame decorativo ad alcuni tra i fiorai più raffinati di Londra, decisero di seguire la stessa strada.
Wardington Manor è diventa la culla della loro creatività : dai terricci innovativi alla cultura intensiva di fiori da taglio, dalle creazioni per decorare tavole e cerimonie all'oggettistica.


Ora le Land Gardeners disegnano giardini selvaggi, romantici, allegri , restaurano wall gardens e giardini storici in Inghilterra, in Francia, in Italia , in Nuova Zelanda e forniscono i fiorai più eclusivi di Londra con i fiori da taglio provenienti dal giardino di Wardington.

Quando Lord Wardington morì, la vedova preferì trasferirsi in paese e mise in vendita la tenuta. Fu così che a partire dal 2008 per Wardington Manor iniziò una nuova storia...
Bridget Elworthy e Henrietta Courtauld si erano conosciute a Londra quando i loro bambini frequentavano lo stesso asilo. Entrambe erano garden designers, ciascuna attraverso percorsi diversi, entrambe erano interessate alla progettazione di giardini, al giardinaggio biodinamico, entrambe coltivavano "sogni".
Bridget viveva nel villaggio di Wardington quando si presentò l'opportunità di rilevare la tenuta ,e con l'amica Henrietta, con la quale aveva creato The Land Gardeners, pensò che quel giardino poteva essere il luogo ideale per realizzarli insieme all'amica.
Il giardino infatti presentava una solida struttura con le antiche siepi di tasso e le bordure ben modellate delle aiuole; e poi c'era un ampio walled garden che si prestava alla sperimentazione.

Quando seppero che per anni Lady Wardington e la suocera avevano fornito tralci di rose antiche e fogliame decorativo ad alcuni tra i fiorai più raffinati di Londra, decisero di seguire la stessa strada.
Wardington Manor è diventa la culla della loro creatività : dai terricci innovativi alla cultura intensiva di fiori da taglio, dalle creazioni per decorare tavole e cerimonie all'oggettistica.


Ora le Land Gardeners disegnano giardini selvaggi, romantici, allegri , restaurano wall gardens e giardini storici in Inghilterra, in Francia, in Italia , in Nuova Zelanda e forniscono i fiorai più eclusivi di Londra con i fiori da taglio provenienti dal giardino di Wardington.
domenica 1 aprile 2018
Il velo islamico
Per alcuni è un simbolo forte di identità religiosa e culturale; per altri una forma di modestia e protezione, per altri ancora, la quintessenza della sudditanza femminile. Ma il velo che spesso avvolge le donne di fede musulmana non è sempre uguale. Il modo in cui si porta, la sua foggia e le parti che copre cambiano moltissimo di paese in paese. Ecco una guida scientifica, con tanto di glossario, per imparare a distinguerne forma e significato. La differenza che passa dal guardarlo con sincera curiosità etnografica, e fissarlo con sospetto. Quando qualcuno dice "velo", si può intendere...
Hijab. Nei paesi occidentali è diventato un termine generico per indicare la copertura del capo. Nel Corano, l'hijab non è solo un capo di abbigliamento, ma anche un termine che indica qualcosa che separa e garantisce privacy, come una tenda. Dal punto di vista pratico, questa parola indica una sorta di sciarpa di vari stili e colori, che copre la testa e il collo, ma lascia il viso scoperto. È il velo più diffuso tra le donne musulmane che vivono in Europa.
Niqab. È un velo che copre il capo e il volto lasciando una striscia libera per gli occhi. Spesso usato insieme a una sciarpa per il capo e a un'ampia veste per il resto del corpo, è il tipo di abbigliamento più diffuso, in pubblico, tra le donne dell'Arabia Saudita. Sul retro si allunga fino a coprire i capelli, sul davanti arriva a nascondere completamente il petto. In Nord Africa se ne porta una versione "a metà", spesso legata o tenuta a mano, e con un diverso tipo di tessuto dagli occhi in giù.
Burqa. Il più integrale dei veli islamici copre l'intero corpo, dalla testa a piedi, compresi gli occhi, schermati da una struttura di stoffa fatta "a griglia". Si indossa soprattutto in Afghanistan, dove fu imposto dai talebani, ed un'interpretazione assoluta che affonda le radici in motivi di ordine culturale e sociale: nel Corano non si menziona l'obbligo del Burqa. A Kabul, la maggior parte dei burqa è blu, mentre in altre parti dell'Afghanistan e del Pakistan se ne trovano di verdi, marroni o bianchi.
Chador. In Iran, questi semicerchi di tessuto si indossano da secoli: passano sopra alla testa e avvolgono tutto il corpo, ma sono generalmente tenuti chiusi con la mano, come se fossero scialli o mantelli. Si usano fuori casa e sono in genere di colore nero.
Jilbab. Il termine menzionato nel Corano si riferisce al generico atto di coprirsi e non a un indumento specifico. In Indonesia, il jilbab si riferisce a un tipo di abbigliamento castigato che copra dalla testa ai piedi, più spesso a una sciarpa per il capo come quella nella foto. Ma in altri paesi, come in Nord Africa o nella Penisola Araba, il jilbab è una tunica da indossare con il niqab o l'hijab.
Abaya. Diffuso in Arabia Saudita, Penisola Araba e in alcune parti del Nord Africa, questo tipo di abbigliamento prevede abiti larghi, non aderenti e in genere neri, come caftani, che lascino scoperti solo piedi, mani e volto. Si indossa in combinazione con il niqab o l'hijab.
Al-Amira. Questo velo in due pezzi prevede una stretta e aderente cuffia, in cotone o poliestere, nello stesso colore (come nella foto) o di un diverso modello, più uno scialle a forma di tubo attorno alla testa.
Shayla. È una lunga sciarpa rettangolare, popolare nella regione del Golfo. La si indossa attorno al capo fissandola a livello delle spalle, o poco al di sopra.
Khimar. Insieme a hijab e jilbab, è il terzo termine menzionato nel Corano. Si riferisce a qualunque indumento che promuova il pudore, proteggendo la donna dagli sguardi di sconosciuti. In termini pratici è un lungo velo che ricopre capelli, collo e spalle, e arriva fino a poco sopra al girovita. Viene indossato per lo più in Medio Oriente in diversi colori.
Paese che vai, velo che trovi. Non tutte le donne che indossano il velo sono costrette a farlo. Questo è particolarmente vero in Paesi occidentali come il Regno Unito, dove molte donne vestono l'hijab con uno stile moderno. E anche lo stesso capo, come si vede nel grafico, può assumere fogge molto diverse. Inoltre, nonostante le polemiche che ci sono state, la moda islamica vende parecchio, tanto che marchi come H&M e Dolce & Gabbana propongono articoli di moda islamica.
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